La nuova estetica western di Louis Vuitton. Come in un film Pharrell Williams racconta, riferimenti western, tra le fantasie di indipendenza dei cowboy, i nativi americani e il workwear. Il cantante e designer, dal background fatto di una mescolanza tra moda, musica, culture, ancora una volta, ha azzerarato il numero di post sul suo account Instagram prima della sua seconda sfilata uomo autunno inverno 2024-25. Williams, che la maison del lusso ha ufficialmente definito “icona culturale universale” intende fare la sua rivoluzione – se non quella del marchio – e non ne fa mistero. “Quando sono arrivato a Louis Vuitton, ho capito che dovevo dare una scossa alla Maison, decostruirne gli stereotipi e proiettarla nel futuro”, ha spiegato di recente.

Questa singolarità si riflette anche nella scelta della sede della sfilata, che si è svolta nel Jardin d’Acclimatation, na struttura effimera costruita accanto alla Fondation Vuitton di Parigi con un set “western”, è un esempio di “coinvolgimento di massa”. Un’innegabile sete di spazi aperti, giustificata più dal tema della collezione che dalle condizioni anguste del Pont-Neuf. Lo spazio era necessario per ricreare un paesaggio del Grande Ovest americano e per rivedere le origini del workwear. Una miniera d’oro di riferimenti iconici agli yankee e ai nativi americani che dovrebbero interessare la comunità LVERS.

L’artista reinterpreta alcuni capi base dell’abbigliamento workwear, inclusi gli stivali da lavoro, frutto della collaborazione con Timberland anticipata da Williams durante il fine settimana. Un escamotage per alimentare il buzz attorno allo show, che segue le passerelle kolossal di Parigi sul Pont Neuf e Hong Kong. A completo del look da cowboy entra in gioco il tartan, Buffalo Check in denim e in pelle lavorata, che grazie alla maestria di Louis Vuitton viene proposta ricca di ricami, frange e impunture in capi come biker jacket, overshirt, blouson e giacconi di shearling.

Le collab con artisti delle nazioni Lakota e Dakota, due tribù Sioux, per gli accessori, la scenografia e la colonna sonora della sfilata dimostrano un ulteriore intento del direttore creativo di portare elementi culturali nel lavoro di Louis Vuitton, che con Williams si sta trasformando in un cultural brand.