Chi nel 2023 non ha nel proprio guardaroba un paio di friulane (o le vorrebbe)? Un vero e proprio oggetto del desiderio delle appassionate di moda. Un oggetto del desiderio che Allagiulia ha reso realtà, il brand di papusse nato nel 2010 che ha nobilitato la “classica babouche friulana”, attraverso l’uso di tessuti e passamanerie.
Sposando la maestranza artigianale con il gusto e le necessità contemporanee, rendendole subito riconoscibili a colpo d’occhio grazie alla sua iconica frangia, oltre che nella struttura. Riuscendo a rendere delle semplici “friù” un emblema di lusso confortevole e glamour italiano.
Non solo un brand, quindi, ma un tocco di eleganza e autenticità. Di Allagiulia ne abbiamo parlato con Giulia Campeol, veneziana di nascita e romana d’adozione, ceo e designer della label.

Com’è nata l’idea di creare Allagiulia?
Allagiulia nasce per l’esigenza di trovare, in modo indipendente, il mio posto nel mondo. Dopo la laurea in moda affiancavo mio marito negli acquisti per i negozi di famiglia, e calzavo ai piedi semplici friulane che da sempre acquistavo nelle bancarelle del mercato di Rialto, nella meravigliosa Venezia. Notando, però, che incuriosivano gli occhi dei più attenti ho deciso di rivisitarle facendole diventare più contemporanee e Allagiulia.
Sono passati 13 anni da quando hai deciso di dar vita alla tua label. Cos’è cambiato da allora? E quali sono state le tue più grandi soddisfazioni?
Dal 2010 è cambiato davvero molto: sono aumentati i modelli, i fatturati e gli impegni. Ora ho un headquarter nel centro di Roma, uno shop online, una boutique monomarca, diversi retailer e collaborazioni importanti. Sono molto contenta del percorso che sto facendo.
Si può dire che il tuo sia ormai un marchio affermato nel mondo delle friulane. Quando hai capito di avercela fatta?
Forse con l’apertura della boutique monomarca in via Borgognona a Roma, di cui ho voluto seguire in prima persona l’avviamento stando presente in boutique nei primi mesi. La gente veniva apposta da noi perché finalmente Allagiulia aveva aperto. Ci raggiungevano clienti di varia provenienza che si trovavano a Roma per lavoro, vacanza o, semplicemente, ci vivevano. Ed entravano in negozio sia per acquistare per se stesse che su commissione. Spesso hanno addirittura mandato i mariti in videochiamata. Da questa esperienza, ho potuto constatare che in tutti questi anni ho davvero seminato qualcosa di unico.
Cosa diresti alla te di 13 anni fa?
Di essere caparbia, di crederci sempre e di non abbattersi davanti alle difficoltà ma di cercare una soluzione per aggirare gli ostacoli. E di mettere cuore e onestà senza che l’aspetto meramente commerciale prenda il sopravvento.
Come descriveresti il tuo brand a chi ancora non lo conosce?
Allagiulia è la friulana del XXI secolo, che combina la classicità della forma e dell’artigianalità all’estro, all’innovazione e alla qualità. È una vera e propria collezione che segue le cadenze temporali ed estetiche del fashion system.
Cosa ti contraddistingue dai tuoi competitor?
Ogni paio di FRIU’ sono uniche e particolari, riconoscibilmente Allagiulia. Anche le semplici, lisce, hanno la personalizzazione monogram sul tallone, perché davanti le iniziali sarebbe stata troppo scontata. Fin dalla prima collezione ho voluto mettere “del mio”: ricordo che erano di cotone sangallo con l’interno vichy o di bandane vintage. Ho poi creduto fermamente nello sviluppare la semplice friulana non solo nella forma (iconica è la frangia) ma anche nella struttura, riuscendo a trovare, con l’aiuto di artigiani d’eccellenza, quel quid in più perfezionandone la costruzione e rendendo perciò la friù Allagiulia più comoda e durevole. Sempre di più riscontro un pubblico trasversale che si fidelizza al brand per la foggia e il comfort, elementi diversi e unici rispetto le altre proposte sul mercato.
Ciò che rende iconiche le tue papusse sono le frange, perché questa scelta?
La frangia è stato il mio lampo di genio. Con Allagiulia ho da sempre voluto aggiungere valore allo stile di ogni donna con eleganza, bellezza e soprattutto personalità. E la frangia é l’elemento contemporaneo che rispecchia pienamente queste prerogative.
Raccontaci della nuova collezione. Ci sono delle novità? Qual è il pezzo forte?
Ho pensato a una friù che potesse indossare Coco Chanel, e l’ho realizzata a sua immagine e somiglianza, trapuntandola in matelassè. Mi sono follemente innamorata del primo campione e l’ho declinata subito in cinque colori.
A oggi, la tua proposta è diversificata: oltre alla selezione di scarpet possiamo trovare anche calze e foulard. Parlaci di questa decisione.
Con le calze ho voluto rendere più facile alle mie clienti l’utilizzo delle friù anche in inverno, suggerendone il modo di indossarle quando le temperature sono più rigide. Ho avuto la fortuna di aver trovato un calzificio italiano d’eccellenza che conosceva le mie scarpet e si era innamorato del progetto. Abbiamo così creato una prima capsule che poi negli anni è diventata collezione. I foulard vengono invece da una mia necessità: giro sempre con pashmine in borsa ma mi mancava quella in travel size nei colori essenziali delle mie friulane. Tutto ciò che propongo viene prima da un desiderio o necessità di Giulia. Ecco perché Allagiulia.
Hai in mente delle collaborazioni?
Sì, sto lavorando a vari progetti ma non dico nulla. Chi mi conosce sa che sono parecchio scaramantica.
Dov’è distribuito Allagiulia?
Allagiulia é distribuita principalmente in Italia: in boutique e resort di alto livello. Da qualche mese, però, il mio brand sta facendo il giro del mondo poiché le friù sono a bordo dell’esclusiva nave da crociera Explora I e sono l’unica proposta di calzatura della boutique direzionale The Journey.
Progetti futuri?
Assolutamente una vacanza! Scherzi a parte, nel futuro punto all’apertura di nuovi flagshipstore e pop-up, visto l’ottimo riscontro di quello di Roma.
di Sara Fumagallo









