Come convivono calzoleria classica, sneaker culture e nuove tecnologie? Ce lo racconta Susanna Zampieri, 3D Footwear Designer.

Il tuo percorso non è iniziato con il footwear design, come ti sei avvicinata all’industria calzaturiera?
Esattamente, il mio percorso è iniziato come Orafa e Designer di gioielli e per tutti e 5 gli anni del liceo artistico che ho fatto, ho desiderato diventarlo.
Facevo ore extra nel laboratorio della scuola, ero proprio nell’indirizzo oreficeria a Padova, amavo tantissimo realizzare gioielli fatti a mano, la cura del dettaglio e le texture incredibili che si potevano creare con metalli e smalti, e ho sempre cercato materiali nuovi e innovativi da introdurre nelle creazioni che facevo.
Ho sempre avuto molta disciplina e costanza nel raggiungere i miei obbiettivi, ma ho sempre avuto molta urgenza anche nel raggiungerli, così subito dopo il liceo lavorando in una gioielleria mi sono resa conto di come desideravo di più di ciò che stavo vivendo, e disegnando e progettando nel tempo libero scoprì che la stessa cura del particolare c’era nelle calzature.
Ho sempre amato l’arte, disegnare, creare e progettare, e mi sono resa conto di come la potevo trovare anche nella moda, quella delle sneakers ma anche eleganti, così mi sono iscritta al Politecnico calzaturiero di Vigonza (Venezia), scuola che insegna il Design e la Modelleria delle Calzature di lusso e Sportive e che l’anno scorso ha compiuto 100 anni di storia da quando ha iniziato a formare gli artigiani, grandissimi talenti e tutti i professionisti del settore della Riviera del Brenta, sparsi ormai ovunque nel mondo.
Da qui in soli 3 mesi ero già a fare corsi extra e immersa nel primo stage come aiuto Modellista Cad 2D all’interno di un’azienda calzaturiera, specializzata nelle calzature da ballo, ho sempre cercato di cogliere tutte le opportunità, dai corsi a workshop… da quel periodo sono passati 8 anni ormai.

Da qualche anno hai lasciato l’Italia per dedicarti allo sviluppo 3D come freelance. Di cosa ti occupi al momento e com’è cambiato il tuo ruolo rispetto al lavoro in azienda?
Due anni e mezzo fa ho fatto una scelta coraggiosa: lasciare il mio lavoro fisso per dedicarmi completamente alla carriera di freelancer. Ora vivo a Gran Canaria, ma torno spesso in Italia per partecipare a fiere, sfilate ed eventi. L’esperienza in aziende di primo piano mi ha molto insegnato, ma sentivo che potevo dare di più, che potevo fare la differenza in modo più significativo.
Per questo, ho deciso di aumentare la mia presenza sui social, non solo pubblicando i miei design di scarpe in 3D, ma anche organizzando live che si sono trasformate in podcast. Nei miei incontri, parlo di sostenibilità, innovazione, mondo 3D, stampa 3D e fashion, coinvolgendo professionisti di questo ambito per arricchire il dialogo e condividere nuove idee. Da un anno sono anche insegnante e Brand Ambassador di ICad3D+, un software specifico per la modellazione di calzature in 3D, attraverso cui promuovo una formazione autentica, nutrendo e creando nuove generazioni di designer, una posizione lavorativa sempre più richiesta in questo settore.
Mi impegno per diffondere la conoscenza in questo settore e per promuovere un nuovo mindset orientato alla riduzione degli sprechi, dei materiali e dei costi. La combinazione di tecnologia e artigianato, di innovazione e attenzione al dettaglio, permette alla prototipia virtuale di valorizzare il lavoro manuale.
Ora, con principi e valori ben saldi, sto lavorando al lancio del mio brand di calzature sostenibili, per offrire un prodotto che sia veramente rispettoso dell’ambiente, sfida non da poco.
Spesso lavori come il tuo sono maggiormente associati al mondo delle sneakers, pensi però che le nuove tecnologie possano portare vantaggi anche nell’ambito della calzoleria classica? Hai mai trovato resistenze quando hai proposto nuovi approcci al processo di design del prodotto?
Sì, è vero, il mio lavoro nel campo del design 3D è spesso associato al mondo delle sneakers, probabilmente perché è un settore che si presta facilmente all’innovazione e alla sperimentazione. Tuttavia, credo fermamente che le nuove tecnologie, come la prototipia 3D, offrano benefici enormi anche per la calzoleria classica. Queste tecnologie permettono una maggiore precisione nella realizzazione dei modelli e un’opportunità di sperimentare con forme e materiali senza i costi elevati dei prototipi fisici.
Nel proporre questi nuovi approcci, naturalmente, mi sono scontrata con alcune resistenze, soprattutto in un campo tradizionalista come quello della calzatura classica. Molti artigiani vedono la tecnologia come un distacco dall’artigianalità pura. Tuttavia, attraverso dimostrazioni pratiche del valore aggiunto che la tecnologia può portare, sono riuscita a trasformare molte di queste resistenze in interesse e curiosità. Il mio obiettivo è sempre quello di integrare tecnologia e artigianato in modo che si potenzino a vicenda, migliorando la qualità e l’innovazione senza perdere l’essenza dell’artigianato tradizionale.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro? C’è qualche brand con cui ti piacerebbe lavorare o un progetto in particolare che vorresti sviluppare?
I miei obiettivi per il futuro sono sempre rivolti all’innovazione e alla sostenibilità nel design delle calzature. Sono particolarmente interessata a sviluppare ulteriormente il mio brand di calzature sostenibili, che combina l’innovazione tecnologica con materiali eco-compatibili e processi produttivi che riducono l’impatto ambientale.
Sto studiando da molto ormai l’uso della stampa 3D per le scarpe, una tecnologia che permette si di ottimizzare le fasi con la prototipia rapida ma anche di produrre calzature su misura riducendo gli sprechi. La stampa 3D non solo offre nuove possibilità per il design di calzature ma potrebbe rivoluzionare il settore intero.
Sono entusiasta di collaborare sia con startup innovative che con grandi aziende che dimostrano il coraggio e il mindset giusto per sperimentare nuovi materiali innovativi e gestione del lavoro. Queste collaborazioni permettono di sfruttare il meglio di entrambi i mondi: l’agilità e la freschezza delle nuove imprese e la scala e le risorse delle grandi realtà. Insieme, possiamo spingere il settore verso un futuro più sostenibile e tecnologicamente avanzato, facendo della moda un esempio di come l’innovazione possa andare di pari passo con il rispetto per l’ambiente.
Non nego di ambire a collaborazioni significative, ma preferisco non esprimermi in merito attualmente. Sono convinta che le giuste opportunità si presenteranno nel momento opportuno. Credo fermamente nelle energie positive e sono sicura che, continuando a seguire la mia strada, si apriranno nuove porte e si presenteranno nuove occasioni. Le opportunità emergono naturalmente quando si è sulla strada giusta, e sono pronta ad accoglierle quando le vedrò.
Inoltre, sono fermamente intenzionata a far crescere sempre più il lato formativo di questo settore, offrendo corsi che non solo trasmettano conoscenze tecniche avanzate, ma anche ispirino una nuova generazione di designer a pensare in modo innovativo e sostenibile. Con i miei corsi, mi propongo di nutrire le competenze e la visione necessarie per spingere avanti l’intero settore.
di Marco Rizzi
Questa è la versione integrale dell’intervista pubblicata a pagina 78 di HUB Style Issue #47 • 4-2024, clicca Qui per poter sfogliare l’intera copia digitale e consultare l’archivio di HUB Style Mag.