L’evoluzione dell’artigianato di lusso. Parla Antonio Quirici di Cuoio di Toscana

14 Giugno 2024

Cuoio di Toscana rinnova il suo supporto ai talenti emergenti in occasione della 106esima edizione di Pitti Uomo, collaborando con Marine Serre: brand dell’omonima stilista francese, guest designer delle kermesse.

Sotto l’ombrello del CDT Prize, il Consorzio ha accompagnato il debutto della designer alla fiera fiorentina, supportandola per il suo evento. La collaborazione è stata svelata il 12 giugno durante il fashion show.

Ne abbiamo parlato con Antonio Quirici, presidente di Cuoio di Toscana.

Antonio Quirici

Parlaci della collezione che state presentando qui a Pitti.

La special guest è Marine Serre con cui abbiamo prodotto degli accessori in pelle, tutti realizzati con il fiore del cuoio. Poi siamo presenti in fiera con le scarpe con suola toscana in cuoio, la suola verde, iconica. Che rappresenta a pieno la sostenibilità. Questa collezione, inoltre, sfilerà questa sera a Pitti.

Qual è stato l’andamento del 2023?

L’ultima parte del 2023 è stata un po’ difficile e primi mesi del 2024 lo sono stati altrettanto. Adesso sembra ci sia un segnale di ripartenza, un po’ più positivo. Perché diciamo che il primo semestre, soprattutto per la pelle e il cuoio, ha riscontrato dei grossi problemi per vari fattori: le guerre, l’incertezza generale del momento e così via. Insomma, le problematiche derivavano da una serie di cause. Ci sono anche difficoltà per i grossi gruppi internazionali che hanno diminuito moltissimo gli ordini sulla parte pelletteria e cuoio anche del 30-40%, per cui chiaramente le aziende impostate per produrre certe quantità per i brand si trovano in difficoltà grandissime.

Come state reagendo?

Cerco di limitare il più possibile i danni. Ovviamente la produzione non è ai massimi: ora è diminuita nel 20%.

Cuoio di Toscana Club x Lovers

Voi avete una presenza molto massiccia anche a livello di mercato.

Cuoio di Toscana rappresenta il 95% della produzione italiana e il 90% di quella europea. Esportiamo in tutti i paesi del mondo, dove viene fatta una scarpa di medio-alta qualità. Sia i distretti e calzaturieri europei, quelli italiani in primis e poi europei, per i brand importanti (francesi e italiani) e poi soprattutto anche i brand asiatici, tipo Cina, Giappone, Corea.

Ma c’è una tracciabilità su queste pelli che vengono fornite? Com’è che funziona?

In Europa producono cuoio soltanto due o tre piccole concerie in Spagna. Poi fanno un altro tipo di cuoio, diverso dalla nostra tecnica di cuoio conciato in vasca, per cui a tutti gli effetti rappresentiamo un’eccellenza: siamo infatti stati premiati da Forbes come un’eccellenza italiana.

Durante il Covid le concerie si sono fermate. C’erano dei problemi reali per dover trovare il modo di eliminare la pelle che di fatto non veniva conciata.

Bisogna far capire al consumatore che noi utilizziamo uno scarto dell’industria alimentare. Il 90% dei bovini viene allevato per poi diventare carne. Chiaramente poi c’è la pelle dell’animale che noi ricicliamo, conciamo in maniera naturale e successivamente vendiamo a importanti brand di scarpe di lusso. Nel momento in cui le concerie erano ferme mi sono trovato in difficoltà anche a dover smaltire questi pellami con costi elevati.

di Cristiano Zanni

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