Saucony Originals: “L’Italia è il mercato con le migliori performance”

29 Giugno 2022
In evidenza Anne Cavassa, presidentessa Saucony e Andrea Rogg, vice presidente & global gm parte Originals

Durante la Paris Fashion Week, Saucony ha presentato la nuova calzatura in collaborazione con Tombogo, nome d’arte di Tommy Bogo, designer californiano, all’interno della House of Originals al 138 di Rue du Temple.

La partnership prende il nome di “The Tombogo x Saucony Butterfly” e ha dato vita a una scarpa dal design unico che unisce il know-how e le prestazioni del marchio di sneakers, alla creatività astratta dello stilista americano

È proprio in occasione di questo evento parigino che abbiamo avuto l’opportunità di intervistare la presidentessa di Saucony Performance e Originals, Anne Cavassa, e il vice presidente & global gm della parte Originals, Andrea Rogg.

Su quali valori si fonda Saucony?

A.C: Per prima cosa direi le persone, fondamentali per qualsiasi tipo di azienda. Il nostro è un brand che nasce per il running e, come tale, il compito è quello di ispirare tutti a vivere la propria vita al meglio praticando questo sport. Inoltre, vogliamo creare una community inclusiva di corridori che nella diversità ed equità trova il proprio core. E, infine, sostenibilità. Noi crediamo che come marchio dobbiamo continuare a evolverci in tal senso per far sempre di più e meglio, mettendoci alla prova. Quindi, riassumendo, direi che i valori su cui si fonda la nostra label sono le persone, la sostenibilità e l’inclusività.

A.R: Sono tre i pilastri fondamentali su cui si basa Saucony. Heritage, ovvero l’autenticità del marchio. Noi con i nostri 125 anni di esperienza possiamo dire di essere il brand più autentico, appunto, di sport e lifestyle. Innovation, cioè l’innovazione tecnica e tecnologica nell’uso dei materiali, dei colori e anche nel design. Per esempio, la scarpa realizzata in collaborazione con Tombogo è la massima rappresentanza della ricerca continua di stile. E infine culture, quindi riuscire a essere sempre in collegamento con le nostre comunità.

Esattamente 100 anni dopo la sua nascita, nel 1998, il marchio crea la linea lifestyle di sneakers “Saucony Originals”. Quanto conta, in percentuale, rispetto a quella Performance?

A.C: Saucony Originals, sul totale del business, conta all’incirca il 20% e il mercato più significativo è sicuramente l’Italia. Mentre, la parte Performance il rimanente 80%. Questo perché noi nasciamo come brand di running e successivamente lifestyle, quindi siamo più consolidati con la parte sportiva.

A.R: Siamo intorno al 20% per Originals e all’80% per Performance.

Per Saucony Originals, quanto conta l’Italia rispetto all’estero? Quali mercati registrano le migliori performance?

A.C: Saucony Performance vende in 120 Paesi, mentre la parte Originals ne conta un po’ meno, circa 100, registrando comunque ottimi risultati. La sua è una distribuzione diversa. In Italia abbiamo una relazione longeva e siamo presenti in circa 15.000 negozi apparel, mentre negli altri mercati distribuiamo in store di sneakers.

A.R: L’Italia è il mercato più importante, oggi pesa poco meno del 50%. I Paesi su cui stiamo ponendo maggiore focus sono sicuramente lo Stivale, da proteggere, la nostra casa, ovvero gli Stati Uniti, in cui abbiamo opportunità di crescita molto importanti e poi Giappone, Uk e Francia.

Come ha influito Covid-19 sulle vostre vendite?

A.C: Ci sono stati due trend principali durante la pandemia che hanno, in qualche modo, aiutato Saucony. Uno è health & wellness e tutto quello che rientra nello stare in forma correndo, tendenza che è letteralmente esplosa durante questi anni. L’altro è l’heritage. La gente si è avvicinata a marchi autentici, con una storia dietro, e questo è il caso di Saucony Originals. Siamo cresciuti molto negli ultimi due anni e, dal punto di vista del prodotto, penso che abbiamo una gamma davvero vasta e bella. La pandemia ci è stata sicuramente d’aiuto.

A.R: La pandemia non ha influito sulle nostre vendite. L’unico effetto negativo che abbiamo registrato è sulla supply chain mentre, per quanto riguarda il cliente finale, nonostante la chiusura forzata dei negozi durante la pandemia, il nostro prodotto si è rivenduto facilmente conseguentemente alla riapertura del mercato. Quest’anno abbiamo un portafoglio d’ordini sul 2021 in crescita del 30% a livello globale. Non penso che riusciremo a consegnare tutto ciò che il consumatore richiede per via, appunto, della chiusura delle fabbriche in Vietnam e Cina e del problema di congestionamento portuale. Il ’22, quindi, sarà un periodo in cui avremo una domanda importante dei nostri clienti che però faremo fatica a trasformare in fatturato proprio per questa distruzione della catena di produzione e approvvigionamento. Sembra comunque che la crisi dovuta alla pandemia sia, quasi, passata perché per assurdo abbiamo subito ritardi per la consegna della primavera-estate ma abbiamo già in magazzino l’autunno-inverno. Un ottimo segnale che conferma il ritorno alla normalità del ciclo della supply chain.

Come ha performato il 2021 rispetto al 2019, anno pre pandemico, e al 2020? Siete soddisfatti?

A.C: Siamo sicuramente soddisfatti. Saucony ha registrato un grande incremento nel 2021, siamo tra i brand di running più cresciuti nell’ultimo periodo.

A.R: Siamo cresciuti in double digit dal 2019 al 2020 e dal 2020 al 2021, quindi non abbiamo sentito effetti negativi legati al Covid. Per quanto riguarda gli Stati Uniti è un po’ diverso perché abbiamo resettato la distribuzione tagliando molti clienti. Inoltre, a nostro avviso, il posizionamento del marchio era piuttosto basso perciò abbiamo eliminato i prodotti sotto i 110 euro in Europa e 100 dollari in America. Anche in Italia siamo cresciuti in doppia cifra, quasi del 23% nel 2019-2021. 

Com’è andata la prima parte del 2022?

A.C: Nel 2020 i lockdown e le varie restrizioni ci hanno messo a dura prova ed è stato sostanzialmente un anno piatto. Nel 2021 ci siamo rialzati subito, con una crescita impressionante. Il 2022 è iniziato bene e prevediamo di continuare questa crescita durante tutto l’anno. Ovvio, non è semplice. Il problema della supply chain, in particolare il Vietnam, crea disagi anche a noi. Ma siamo consapevoli della nostra forza e di quella dei nostri prodotti e supereremo anche questa situazione.

A.R: In termini di portafoglio d’ordini siamo in crescita del 30%, mentre per quanto riguarda il fatturato siamo flat rispetto al ’21 anche perché abbiamo registrato due/tre mesi di ritardi di consegna. A proposito di ciò, alcuni clienti hanno preferito non ritirare la SS per dare priorità alla FW. Quindi, noi speriamo di crescere in doppia cifra per la seconda parte dell’anno così da ammortizzare il primo semestre. 

Come vi state muovendo in termini green?

A.C: La sostenibilità è uno dei valori su cui si fonda Saucony. In tal senso, noi pensiamo in termini green sia dal punto di vista del prodotto, creandone uno durevole, che del modello di business, attraverso la cosiddetta “social responsibility”.

A.R: Stiamo seguendo una Road Map di sostenibilità che prevede, entro il 2030, l’utilizzo di materiali non vergini, soprattutto per quanto riguarda la plastica. Una parte delle nostre collezioni lo sono già e da diverse stagioni stiamo usando dei componenti biodegradabili e green al posto delle pelli. Due anni fa siamo partiti con l’uso di materiali completamente naturali, utilizzando cotone, iuta, e gomme bio. Abbiamo appena lanciato per la spring un materiale chiamato Pinatex, pelle di ananas, che al tatto sembra quasi un suede. Per dare continuità a questo concetto, per l’inverno abbiamo utilizzato un componente vegetale ricavato dagli scarti della coltivazione dei funghi, Mushroom. E ancora, per la SS23 lanceremo la linea prodotto Undied che utilizzerà colori e materiali naturali.

Avete in programma altre collaborazioni?

A.C: Oltre a quella con Tombogo, ne abbiamo molte in programma per la prossima SS23, sia con designer che con alcuni specifici retailer.

A.R: L’anno prossimo la direzione sarà quella di mantenere partnership con retailer influenti a livello mondiale ma anche con i designer. Come quella avvenuta con Tombogo, presentata ieri sera all’evento, che abbiamo in mente di portare avanti anche per le prossime stagioni.

Obiettivi futuri?

A.C: In Italia siamo molto consolidati, abbiamo un bel business. Quando pensiamo alla nostra crescita, lunga 124 anni, spesso immaginiamo quello che lasceremo in eredità. Il concetto di incremento per noi è dunque strettamente legato a ottimi prodotti e ai rapporti che sviluppiamo con le nostre community, che sia trail, running o lifestyle. Come possiamo interagire ed entrare in sintonia con loro in maniera tale da farli immergere ancora di più nel nostro mondo? Più che vendere, noi vogliamo fidelizzare il nostro consumer. Spesso diciamo “quando la gente conosce Saucony, se ne innamora”, quindi, a nostro avviso, è fondamentale per la nostra crescita instaurare delle relazioni lunghe tutta la vita con i nostri consumatori. Dobbiamo essere in grado di raccontare la nostra storia ed heritage, far passare i nostri valori e instaurare rapporti duraturi.

A.R: Il nostro scopo principale, per il futuro, è quello di rimanere sempre autentici e vicini a ciò che è la nostra distribuzione core, che è piuttosto selezionata con 2.000 punti vendita nel mondo e controllata. Pensiamo di poter continuare a doppia cifra almeno per i prossimi quattro/cinque anni perché vediamo delle potenzialità in mercati come gli USA, l’Europa e l’Asia.

di Sara Fumagallo

Ti è piaciuto questo articolo?

Condividilo su

NEWSLETTER
Unisciti alle altre 40.000 persone Ricevi la nostra newsletter settimanale dove parliamo di sport, prodotto,
aziende e tutte le novità del mondo del Trade Sport
Iscriviti ora