Quello presentato in occasione della MFW da PT Torino è un manifesto concreto di libertà e indipendenza che prende il nome di “PT Progressive Talents – Chapter II”.
Un percorso creativo e concetto ispiratore dal quale prende vita l’intera collezione SS 23 che ha come mission principale quella di mantenere saldo il legame che c’è tra il marchio italiano e la sua community.
Sono otto i talenti che si raccontano con il marchio che, attraverso una rivisitazione e contaminazione, supera le barriere di genere dando vita a una visione fluida e contemporanea dello stile.
Ne abbiamo parlato con Edoardo Fassino, ceo di Cover 50.

Come avete chiuso il 2021?
Il 2021 lo abbiamo chiuso bene, anche se non abbiamo ancora raggiunto i livelli pre-Covid.
Recentemente avete ampliato la vostra gamma prodotto. A distanza di qualche mese, in percentuale, quanto conta il pantalone rispetto al resto della proposta?
A oggi, rispetto al pantalone che è il nostro core business, siamo circa al 10% sul totale. L’allargamento dell’offerta è ancora piuttosto minimo però, a livello merceologico, questa percentuale è distribuita in modo piuttosto uniforme. Ciò che cambia, giustamente, è la richiesta del cliente, il quale, per esempio, d’estate vuole più camiceria e d’inverno più maglieria. L’idea di aggiungere categorie prodotto serve anche a non far “snaturare” il marchio dai clienti perché, nel momento in cui viene offerta una brand extension, questa permette di dare un’identità precisa alla label e, quindi, a chi la indossa. La nostra volontà è quella di incrementare ancora di più la proposta, mantenendo sempre il giusto focus sul pantalone che caratterizza fin dal principio il dna di PT Torino.
State puntando a un target più giovane?
Assolutamente sì, anche se non saprei dire a quale fascia d’età vogliamo parlare in quanto, in questo periodo, è difficile da definire. Sicuramente puntiamo ai giovani ma anche a “ringiovanire” la nostra clientela più matura.
Quanti punti vendita contate in Italia e all’estero?
In Italia siamo già consolidati con circa 350 punti vendita. All’estero ne abbiamo più o meno un migliaio.
Qual è il mercato che performa meglio?
L’Italia rispetto all’estero conta il 35%. I Paesi stranieri stanno crescendo leggermente di più ma non a discapito del territorio italiano. Gli Stati Uniti sono l’unico mercato che è ritornato ai livelli pre-Covid ma, di contro, c’è da dire che è quello che era crollato più di tutti.
In percentuale, quanto conta la donna rispetto all’uomo?
All’incirca la donna conta il 20% sul totale. Il nostro obiettivo è quello di farla crescere, non a discapito dell’uomo bensì in aggiunta, e anche in questo caso abbiamo iniziato un processo di espansione dell’offerta merceologica.
Conseguentemente alla pandemia da Covid-19, molti hanno riscoperto la comodità nel vestire. È ancora così importante?
No. Adesso, con questo pseudo ritorno alla normalità, tutti hanno ritrovato la necessità di vestirsi in maniera consona e corretta all’ambiente che si sta vivendo, che sia di lavoro o altro. A proposito di ciò, abbiamo notato che i nostri clienti durante la pandemia, prediligevano un certo tipo di abbigliamento che adesso non richiedono più.
di Cristiano Zanni