di Sara Fumagallo e Sara Cinchetti
Tre novità per Save The Duck che, tra i suoi obiettivi futuri racconta di voler diventare “la Red Bull della sostenibilità”. A parlare è Nicolas Bargi, founder e ceo dell’azienda made in Italy 100% animal-free che, oltre a presenziare a Pitti 101 celebra quest’anno i primi 10 anni del “papero che fischia”.
Cosa ci può dire di quest’edizione di Pitti?
Sicuramente la fiera rimane un caposaldo fortissimo e personalmente la considero la Rolls-Royce delle manifestazioni perchè è il classico dei classici. È un appuntamento importante con cui ci si relaziona con la forza vendita, con i clienti e sicuramente serve anche per crearsi opportunità con nuovi contatti. Noi oggi siamo una società venduta in 48 paesi e quindi possiamo definirci molto consolidati, tuttavia siamo in crescita a livello di clienti soprattutto in certi paesi. Questo Pitti è sicuramente sotto le aspettative per via della pandemia ma comunque possiamo definirci soddisfatti al momento, abbiamo avuto un discreto giro di clienti importanti che sono riusciti a esserci.
Ci racconti dei nuovi progetti e della collezione.
Quest’anno compiamo 10 anni e abbiamo scelto, per l’occasione un partner d’eccellenza. Si tratta di WildAid, l’associazione animalista conosciuta a livello mondiale con cui abbiamo selezionato 10 animali, ognuno dei quali è rappresentativo per ogni 12 mesi. Cinque di loro sono marittimi e sono stati scelti per l’estate mentre i cinque terrestri riguardano la stagione invernale. Una partnership pensata per raccontare il tema sostenibile dal nostro punto di vista e cioè quello dell’animal free. Per quanto riguarda i co-branding invece abbiamo lavorato insieme al british brand Mackintosh progettando l’ecodesign. Si tratta di un modo per creare capi in maniera molto pulita e semplice così da sfruttare il meno possibile gli scarti e i consumi di produzione. Per quanto riguarda la fascia alta della collezione invece, la Pro-Tech, la sinergia che abbiamo stretto è con Edward Crutchley, con il quale vogliamo raccontare la gender diversity, uno dei pillar delle BCorp e, per questo, i capi sono agender.
E per quanto riguarda gli obiettivi futuri, cosa ci può dire?
Il mio grande sogno è quello di far diventare il nostro logo rappresentativo del tema della sustainability, come se fossimo “la Red Bull della sostenibilità”. Con il nostro marketing infatti noi raccontiamo in che modo ci impegniamo a essere responsabili.