Fin oggi ha riciclato 70 milioni di bottiglie di plastica e 60 tonnellate di reti da pesca. Ecoalf produce filati di qualità a partire da bottiglie di plastica, scarti industriali e rifiuti del fondo del mare, per normalizzare l’arte del riciclo anche nel mondo fashion. Lo fa dal 2009, quando (quasi) nessuno ne parlava ancora. Merito del suo fondatore Javier Goyeneche, un “visionario” che già aveva compreso lo spreco e l’inquinamento che l’industria del settore stava causando.

Oltre a un brand di moda, cos’è Ecoalf? Cosa si impegna a fare?
Il nostro scopo principale è dimostrare che si può realizzare un brand premium, cool, contemporaneo ma, al tempo stesso, totalmente sostenibile. Quando abbiamo aperto nel 2009 c’erano molte limitazioni sui tessuti e, anzi, noi stessi ne abbiamo sviluppati di nuovi. Tuttora stiamo continuando a fare ricerca che ci porti a usare materiali, membrane e filanti più sostenibili. Adesso ne stiamo sperimentando diversi, per esempio nell’estate 2021 lanceremo un nuovo filamento derivante dalle macro-plastiche raccolte dal mare. Non dimentichiamo che il 75% dell’inquinamento marino è rappresentato da tessuti e noi stessi ci impegniamo a pulire mare e oceani.
I giovani sono molto propensi alla sostenibilità e più inclini a sostenerla rispetto alle vecchie generazioni?
Ricordo quando abbiamo fatto degli incontri in università, con giovani attivisti che compravano maglie da Zara e brand simili. Questo non è un comportamento sostenibile, si deve decidere da che parte stare! Bisogna acquistare meno e meglio, vestiti di maggiore qualità e più responsabili. In termini di possibilità di spesa penso che spenderanno un po’ di più rispetto agli adulti, ma non molto di più.
In futuro il gap tra prodotti di mercato e prodotti sostenibili potrà essere sempre più ridotto e magari bilanciato?
Secondo me il punto d’arrivo è avere prezzi simili tra capi sostenibili e non, anche se per il momento è impossibile, perché i tessuti sostenibili sono più costosi e difficili da lavorare. Ma credo che alla fine seguiranno lo stesso processo degli smartphone: inizialmente molto costosi ma, se tutti cominceranno a utilizzarli, si faranno man mano più economici.
Qual è il prossimo obiettivo per il futuro nel fashion? Cosa bisogna fare concretamente?
Penso che il fashion sia in un momento cruciale, perché ora stiamo definendo come sarà il mondo nei prossimi anni. Tutti dobbiamo davvero cambiare e muoverci insieme in una determinata direzione. Non si tratta solo del materiale utilizzato, ma anche e soprattutto del modello di business che c’è alle spalle, perché è ciò che crea danni alle risorse. Iniziative come nuovi trend, promozioni, scontistiche e Black Friday creano milioni di indumenti che saranno sprecati: è questo che dobbiamo cambiare. Anche se è un piccolo marchio, con Ecoalf mostriamo che è possibile.
Quando tutto ciò sarà davvero realizzabile?
La vera svolta avverrà quando anche i big players inizieranno a prendere in considerazione seriamente l’argomento. Ma non facendo solo capsule collection, perché non è sufficiente. Penso che sia una responsabilità delle società, che devono (e noi stessi dobbiamo) essere in grado di consegnare questi prodotti in un modo diverso. E dall’altro capo i consumatori, che sono la nostra forza, devono iniziare a comprare in modo più responsabile. Credo anche che, se vogliamo davvero fare un grande cambiamento e in fretta, dobbiamo legiferare in tal senso, a suo favore.
Cosa pensi del rapporto tra logistica e sostenibilità?
Solitamente noi utilizziamo la nave per i nostri trasporti. Tuttavia le vendite tramite e-commerce richiedono necessariamente l’uso dell’aereo, perché bisogna trasportare i prodotti da un capo all’altro del mondo e recapitarli al cliente in 24 ore.
A proposito di e-commerce, diversi sono i risvolti della medaglia…
Sì. Un altro problema è legato alla possibilità di reso, con tutto ciò che ne consegue. Per esempio noi non facciamo mai il Black Friday, ma quest’anno in Spagna si è registrato il 59% di ritorni. In pratica su 10 prodotti consegnati sei sono tornati indietro, il che significa nuovo packaging, più buste, ulteriore plastica utilizzata, ecc. Un ulteriore dato: in compagnie come Zalando i resi rappresentano il 50% del traffico, una percentuale molto alta (noi invece ci fermiamo al 18%).
Quali sono i vostri principali mercati? E come sono divise le vendite?
Al momento le nostre migliori piazze sono Germania, Svizzera e Nord Europa. In Francia il mercato sta iniziando a muoversi, mentre in Italia non è facile e procede più lentamente. Le vendite sono per il 60% Wholesale, 20% retail e 20% ecommerce.
In quanti negozi siete presenti? E quanti monomarca possedete?
In Spagna siamo presenti in circa 250 multibrand, mentre in Italia una 40ina. Abbiamo un nostro store a Madrid, Barcellona, Berlino, Tokyo e quest’estate apriremo a Parigi. In Italia stavamo aprendo prima del Covid, in una posizione strategica a Milano, ma la pandemia ha bloccato tutto.
di Cristiano Zanni