A parlare è l’avv. Elena Corrà, general counsel di Tecnica Group: i Moon Boot di Giancarlo Zanatta sono un’opera di design industriale tutelati dal Tribunale di Milano e, come tali, protetti dalle norme del diritto d’autore. Una quarta sentenza successiva a quella del 2016 e alle due del 2019 che presto avrà eco internazionale.

Cosa rappresenta per l’Azienda l’ufficialità del Tribunale di Milano?
Tecnica Group dedica da sempre attenzione alla tutela della proprietà intellettuale di Moon Boot. Una decina di anni fa abbiamo ottenuto anche il marchio tridimensionale (come quello della bottiglietta della Coca Cola, per intenderci) in EU e negli USA, oltre che in Italia. Ora il Tribunale di Milano ha confermato (per la quarta volta dopo una prima sentenza del 2016 e altre due del Tribunale di Venezia nel 2019) che il Moon Boot è anche un’opera d’arte, tutelabile anche con le norme sul diritto d’autore. Diciamo una protezione più ampia che si estende non solo alla forma in senso stretto ma anche a forme che si rifanno al Moon Boot. Per Tecnica è un riconoscimento importante e ha avuto anche un forte impatto sui media, che hanno dato grande risalto alla notizia. Il post su Linkedin che abbiamo pubblicato ha avuto oltre 200.000 visualizzazioni, se può essere un metro di giudizio, con migliaia di commenti tutti positivi. Il Moon Boot scatena emozioni e ci fa tornare un po’ tutti bambini.
Chiara Ferragni ha perso la causa contro Moon Boot e quindi è costretta a ritirare dalla vendita i suoi modelli e risarcire Tecnica. A quanto ammonta il totale che l’influencer è stata costretta a pagare?
In realtà si tratta di alcune società legate a iniziative imprenditoriali della Ferragni, ma preferiamo parlare del successo ottenuto dal nostro Moon Boot.
Quali sono i danni che il Gruppo ha subito a causa di queste copie?
È certamente patrimoniale, ma non solo, in quanto con le copie del Moon Boot si sfrutta la notorietà e il prestigio del prodotto originale, dando luogo anche a danni di natura morale.
Tre anni fa era già stato siglato un patto in cui si evidenziava come la Ferragni si impegnasse a non copiare più. Tuttavia l’accordo è stato disatteso…
Anche questo è scritto in sentenza.
Una causa che vuole essere da monito per coloro che hanno o avranno intenzione di emulare il Gruppo Tecnica? State quindi procedendo con altre azioni legali nei riguardi di ulteriori realtà?Con molte grandi case di moda e di alta moda non è stato necessario intentare una causa. Abbiamo raggiunto delle transazioni amichevoli, questo perché c’è la stessa sensibilità alla tutela della proprietà industriale. Abbiamo attualmente altre cause ma paradossalmente siamo costretti ad adire il Tribunale con realtà, diciamo, più recenti, che non hanno una forte sensibilità e attenzione alla proprietà intellettuale.
La sentenza avrà presto anche un eco internazionale. Cosa rappresentano queste normative?
Ce lo auguriamo davvero, visto che la normativa d’autore richiede in primis il requisito della creatività, elemento principe del modo di fare impresa di Tecnica. Queste regole sono la tutela per l’attenzione al design e all’innovazione industriale delle nostre aziende, caratteristiche di importanza strategica nella creazione di valore e indispensabile per competere anche a livello internazionale.

Cosa spinge le realtà affini a emulare Moon Boot?
I Moon Boot sono un’icona, indossati da generazioni, sono riconoscibilissimi tra mille doposci diversi: sono inconfondibili. Credo sia proprio questo che spinga a emularli.
Ci sono considerazioni che vorreste aggiungere a riguardo?
Decisioni come quella di Milano sono il riconoscimento della capacità di creare, propria dell’imprenditoria italiana ed esprimono da parte della corte Milanese una sensibilità che è fondamentale e premiante per le aziende che investono nelle proprie idee, in design e in innovazione.
di Sara Cinchetti