Montecore, beyond time. Innovazione come stile di vita. Un concetto quello del brand marchigiano, che ha rivoluzionato l’outwear: design timeless, manifattura sartoriale, vestibilità perfetta e tessuti hi-tech esclusivi
Stile e funzionalità. Ma anche qualità, passione sartoriale, durabilità e personalità. Il tutto guidato da una costante ricerca nel campo dei tessuti. Questo è Montecore, che circa 20 anni fa, nasce e sconvolge l’outwear, rendendo sartoriale la giacca sportiva. Fondato dal visionario Fabio Peroni, anima del brand, ha continuamente cercato nuove opportunità nell’ibridazione di tessuti e tecniche, soddisfacendo le esigenze di una clientela moderna e dinamica.

Il marchio ha un focus sulla ricerca e sullo sviluppo di tessuti esclusivi, di grande qualità, in un’ottica d’innovazione e valorizzazione di un sapiente know-how artigianale. Ogni passo produttivo è infatti studiato per garantire che i capi risultino concreti, realizzati in tessuti esclusivi, dalle caratteristiche così confortevoli da creare dipendenza a chi li indossa. E di una qualità tale da essere tramandati alle generazioni future, rispettando così la tradizione del far bene. Il founder ci ha raccontato le prospettive di Montecore, tra aneddoti, heritage e progetti futuri.
Come nasce Montecore? Quali sono i valori che racchiude?
Montecore nasce come marchio nel 2005. Ma il progetto nasce nel 1996, molto prima della fondazione del marchio, da un mio percorso personale. Parte dall’idea di creare uno sportswear sartoriale, un concetto che non esisteva sul mercato. Il mio background appartiene alla sartoria e, partendo proprio da questo concetto, ho declinato il dna artigianale alla giacca sportiva. Il nome del brand coincide con quello del mio primo Bull Terrier, Montecore appunto, che è presente anche sul logo. Il Bull Terrier è potente, reattivo, motivato e rapido, con una corporatura ben piazzata sul terreno: tutte caratteristiche che rispecchiano la filosofia del marchio, che realizza prodotti concreti, durevoli nel tempo, stabili al flusso continuo delle tendenze. Abbiamo accolto l’innovazione restando allo stesso tempo fedeli alla nostra visione. Posso indossare oggi una giacca Montecore di trent’anni e risultare sempre attuale. I nostri capi sono riconoscibili, con le loro linee pulite. La prima giacca tradizionale Combat, di nylon imbottita, fu una novità assoluta. Un successo senza eguali, che al Pitti dell’epoca creava la fila fuori dallo stand. Abbiamo scelto di realizzare capi di abbigliamento da uomo, di consistenza, solidi e validi nel tempo. Abbiamo saputo rinnovarci continuamente, senza mai cambiare i capisaldi da cui siamo partiti, attualizzando una tradizione costruita nel tempo.

Come si è evoluto il brand negli anni?
Non ci sono stati drastici cambiamenti, ma semplici evoluzioni che ruotano tutte attorno alla medesima idea. Sono cambiate le esigenze del consumatore, che ora richiede capi più morbidi e confortevoli. Così come per le automobili di oggi, rispetto a trent’anni fa, hanno la medesima funzione ma si sono evolute nei processi. La nostra Country Jacket, che risale al 1998, oggi rispetto al passato è più confortevole, realizzata in lana cashmere, impiumata, cucita con tante piccole accortezze, finiture migliori, che sono cambiate così come le esigenze del cliente. Le caratteristiche sono state nobilitate. La struttura rimane sempre quella, sono queste che cambiano e si innovano, restando però fedeli a quell’idea da cui è nata Montecore.
Chi è il cliente Montecore?
Il cliente Montecore è un uomo, ma anche una donna, che ama indossare un capospalla di sperimentazione e di alta gamma. Ama le cose belle e predilige un capo confortevole, dalla qualità sartoriale, che gli permette di sentirsi a proprio agio, in modo elegante, in ogni occasione.

Quanto contano oggi le vendite della collezione uomo rispetto a quelle della donna? Previsioni future?
La richiesta dell’uomo è molto vasta, vale circa l’80%. Stiamo lavorando molto sulle collezioni maschili, con la volontà di consolidare l’azienda, rispettando consegne, qualità e servizio, tutte priorità per noi. Per scelta con la donna usciamo, su un numero limitato di store ma di grande appeal. La collezione donna uscirà completamente rinnovata il prossimo anno (a gennaio 2025). Ci vogliono i tempi giusti per concepire e produrre capi di alta qualità.

In che modo i vostri prodotti rispondono alle esigenze di un mercato sempre più consapevole e sono precursori di tendenze?
Aggiornarsi costantemente senza stravolgere il nostro essere. È questo uno dei principi che caratterizza la filosofia Montecore. Il mercato muta ogni giorno e anche noi siamo in continua evoluzione, per quello che riguarda il pregio, la ricerca dei tessuti, la struttura dei modelli. L’alta qualità del nostro capospalla gli permette di essere tramandato di generazione in generazione.
Quanto conta per voi la ricerca e come la coniugate nell’ottica dell’outwear?
Personalmente faccio ricerca di tessuti da sempre. È una mia peculiarità. C’è una sorta di mania e passione. Tutto parte da qui: investo anche uno o due anni per mettere a punto un tessuto. Fatto quello il risultato ottenuto rimane per sempre. Solo quando il materiale ci convince sviluppiamo poi la collezione di capi. Quella di Montecore non è una corsa all’ultima moda. I nostri archivi sono storici, hanno più di 20 anni, e sono pieni di heritage. Ho dedicato due anni a mettere a posto il materiale AēroTwill, ora i clienti non ne possono più fare a meno. La materia fa la differenza e oltre la qualità del tessuto, c’è anche il capo fatto bene, la façon impeccabile, come le rifiniture. Non risparmiamo su niente, ed è per questo che il cliente si appassiona a noi, al nostro prodotto e lo scopre nel tempo attraverso i dettagli, che spesso sono così ben fatti da essere nascosti. La nostra struttura ci permette di fare in modo naturale quello che ci piace: la ricerca ai fini della creazione di un prodotto di qualità, che duri nel tempo.

Su quali innovativi progetti state lavorando?
I progetti sono tanti e in continua evoluzione. C’è il Trixon, un tessuto ispirato alla lana naturale, infatti ha una struttura molto simile ad essa, pur essenso 100% poliestere, che da un effetto lanoso ma tecnologico. Dalla mano super leggera, questo è un progetto speciale che lanceremo a gennaio: cos’ha di speciale? Se lo indossi non ne puoi più fare a meno. E io, che l’ho testato personalmente un anno intero, lo posso assicurare. È un incanto: un tessuto leggero, membranato, antipioggia, antivento, antimacchia e visivamente elegante.
La vostra filiera com’è organizzata, sia per ricerca e sviluppo che produzione?
Per quel che concerne la produzione la nostra mission è fare le cose dove le realizzano meglio. Ci avvaliamo dei migliori partner produttivi di alto livello. La progettazione invece è tutta interna, italiana anzi marchigiana.
In termine di distribuzione in quali mercati siete presenti? E a quali vorreste approcciarvi?
Siamo presenti in tutto il mondo.
Qual è il rapporto di vendita tra Italia ed estero?
Montecore conta su un 30% Italia rispetto a un 70% estero.
Come è cresciuto il brand nel 2023 in termini di fatturato? Previsioni per il 2024?
Stiamo crescendo in maniera costante, raggiungendo buoni risultati. Abbiamo ottime prospettive per il futuro e contiamo di migliorare ulteriormente anche sulla distribuzione sempre più qualificata.

Dove sarà Montecore tra 10 anni?
Montecore tra 10 anni si sarà ulteriormente consolidata. Sarà naturalmente evoluta ma senza stravolgimenti. Il mio sogno è avere un gruppo interno giovane, fresco e soprattutto con cui condividere gli stessi ideali. Io delego molto, ogni area viene auto gestita e risponde alle esigenze del marchio. Come anima dell’azienda mi occupo dei tessuti e delle collezioni. Oggi il successo è seguire bene il cliente finale, essere vicini ai retail, avere un buon servizio di riassortimento. Montecore ha chiuso volutamente il canale online. Non volevamo fare concorrenza ai nostri clienti. Siamo molto vicini ai negozi, sia italiani che esteri, con cui abbiamo un dialogo e un confronto costante. Per noi è fondamentale il rapporto con le persone.
di Cristiano Zanni