Intelligenza artificiale vs intelligenza umana: chi vincerà?

ChatGPT cambia le regole sulla privacy. L’azienda di San Francisco permetterà agli utenti di decidere cosa memorizzare nello storico delle chat di ChatGPT. Il chatbot di OpenAI, si aggiorna con importanti novità riguardanti le chat e la tutela della privacy degli utenti, confermando che da questi giorni è possibile disattivare la cronologia della chat ed esportare quella già salvata per scopi di archiviazione locale. Queste importanti novità arrivano in concomitanza alla notizia che in  Russia è stata lanciata l’AI GigaChat, proposta da Sberbank per sfidare proprio la precorritrice ChatGPT.

ChatGPT: migliora per proteggere la privacy dei suoi utenti

nuovi controlli, implementati dai tecnici di OpenAI per tutti gli utenti di ChatGPT, possono essere trovati comodamente all’interno delle impostazioni dello stesso chatbot. Con tutta probabilità i controlli e le successive modifiche appena applicate sarebbero la conseguenza del blocco italiano di ChatGPT. Era stata proprio la perdita delle cronologie delle chat di alcuni utenti di ChatGPT, avvenuta a causa di un bug nel codice dell’intelligenza artificiale, la ragione principale per cui il nostro garante della Privacy ha deciso di impedire l’uso del chatbot. Un passo verso la privacy degli utenti ma anche un passo verso il garante italiano della Privacy. Ecco dunque le novità introdotte da OpenAI nel processo di risoluzione della questione. Per prima cosa le conversazioni che inizieranno con la cronologia delle chat disabilitata, non verranno utilizzate dallo staff per addestrare il modello di linguaggio, tantomeno appariranno nella barra laterale sinistra. OpenAI conserverà le conversazioni internamente per 30 giorni e le esaminerà solo quando necessario per monitorare eventuali abusi, prima di eliminarle definitivamente. Gli utenti potranno, inoltre, esportare i propri dati salvati su ChatGPT, per archiviarli localmente sul proprio computer.

“Quando la cronologia della chat è disabilitata”  si legge sul comunicato dell’azienda di San Francisco, “Conserveremo le nuove conversazioni per 30 giorni e le esamineremo solo quando necessario per monitorare eventuali abusi, prima di eliminarle definitivamente”. Una novità questa che interesserà i professionisti e le imprese che necessitano di un maggiore controllo sui propri dati. Infine, L’organizzazione di Sam Altman  ha annunciato di essere al lavoro su un nuovo abbonamento ChatGPT Business da lanciare nei prossimi mesi: l’elenco di funzionalità speciali non è ancora stato svelato ma lascia intendere che saranno importanti.

ChatGPT: in Italia è ancora inaccessibile

Tuttavia le nuove funzioni di ChatGPT non hanno avuto effetto sulla disponibilità dell’IA generativa nel nostro Paese. La chat intelligente resta inaccessibile, al momento, a chi prova a collegarsi, anche dopo il comunicato di OpenAI. Restano infatti sul tavolo diversi nodi da sciogliere, per far si che il garante sblocchi il servizio: lo scorso 11 aprile, l’Authority ha posto le sue condizioni, tra cui “un’informativa trasparente, in cui siano illustrate modalità e logica alla base del trattamento dei dati necessari al funzionamento di ChatGPT”. Tale informativa deve essere mostrata “sempre prima del completamento della registrazione e dovrà essere chiesto agli utenti di dichiarare di essere maggiorenni”.

Ma cos’è la generative AI?

Se da una parte il discorso su NFT, realtà virtuale e metaverso sembra aver perso hype, dall’altra si al centro dell’attenzione è passata la  Generative AI, una forma di intelligenza artificiale che genera contenuti inediti partendo da un input più o meno specifico dato dall’user, declinabile in ogni settore. Esattamente come ChatGPT, capace di generare testi, anche dettagliati e complessi,  partendo da alcune indicazioni. Oppure da DALL-E, che fa la stessa cosa ma attraverso le immagini. Entrambi strumenti in grado di  generare cambiamenti significativi sia per quel che concerne la cultura e ma anche la creatività. Ne sa qualcosa il mondo della moda che, che nonostante rimangano in dubbio  i diritti intellettuali connessi, ha fin da subito testato le chance trasformative di questi nuovi strumenti. Il valore aggiunto dell’intelligenza artificiale consiste nella sua estrema facilità d’uso che permette a chiunque, senza particolari conoscenze in ambito tecnologico, di poterne usufruire. Anche se qulche abilità biosgn averla per utilizzare al meglio questi nuovi mezzi.

La generative AI e la moda

La generative AI potrebbe rivelarsi molto utile nel campo della moda. Per creare descrizioni dei prodotti sugli e-commerce, o realizzando, nel fast fashion, dei modelli basati sui dati forniti dai clienti, oppure potrebbe moodboard  per  fashion designer. Ma diciamo la verita: al momento, L’AI si basa su un processo di creazione che analizza le immagini e i testi passati per crearne di nuovi, senza però arrivare mai a un livello di professionalità che si avvicina all’intelligenza umana.

Quando l’AI diventa virale sui social

Diversi i tentativi della moda di avvicinarsi e servirsi dell’intelligenza artificiale. Magazine prestigiosi hanno utilizzato la generative AI per creare le proprie cover, ma anche diversi brand importanti hanno creato campagne pubblicitarie in questa maniera. Destando parecchie critiche per l’utilizzo della tecnologia volta ad aggirare il lavoro dei professionisti del settore. La foto di Papa Francesco in Moncler bianco, andata virale sui social con l’hashtag #monclero, è solo uno degli esempi ironici di alcuni utenti che, sfruttando giocosamente l’AI, hanno portato inconsapevolmente ai brand un’ondata di interesse enorme. È sempre più difficile per l’utente medio, tra informazioni, immagini e video, distinguere la realtà dalla fantasia. Come nel video pubblicato da Jacquemus sul suo profilo Instagram, in cui le iconiche Chiquito Bag diventano mastodontiche e girano per Parigi su delle ruote. Un rendering digitale, che ha però riscosso un successo incredibile tra i follower del brand.

Il video di Jacquemus sin cui le iconiche Chiquito Bag girano per Parigi

Chi vincerà?

Anche se spesso è difficile distinguere tra contenuti reali e contenuti generati, l’intelligenza artificiale al momento non prendereà il posto della creatività umana. Ma l’intelligenza artificiale, creata dall’uomo, potrà superare l’intelligenza umana? La Generative AI non è in grado di rimpiazzare in alcun modo la creatività umana e i professionisti del settore: può essere uno strumento utile per ampliare e facilitare i processi creativi ma non può sostituirsi agli stessi.

di Valeria Oneto

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