La Milano Fashion Week volge al termine: ecco numeri e trend. Tra grandi eventi e show memorabili, è finita la settimana della moda di meneghina AI 2023/2024. 174 gli appuntamenti in totale: 61 sfilate, di cui 56 fisiche e 5 digitali, 73 presentazioni, 7 presentazioni su appuntamento e 33 eventi. Senza contare gli eventi fuori calendario. con un incremento del 20% di presenze rispetto all’ultima Fashion Week pre-covid. Circa 800 gli showroom coinvolti, per oltre 3000 brand.
Realizzata con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di ICE-Agenzia e del Comune di Milano, la Milano Fashion Week Women’s Collection 2023 appare più pacata della scorsa edizione, ma ugualmente emozionante. Diverse le novità, oltre ai consueti grandi nomi in calendario come Prada, Bottega Veneta, Giorgio Armani o Max Mara. Grande assente di questa edizione è Versace, che ha deciso di volare a Los Angeles per presentare la sua collezione FW 23/24, fuori dal calendario di Milano.
Milano Fashion Week FW 23/24
“Anche questa stagione abbiamo presentato con un ricco programma di attività che confermano il ruolo leader di Milano nel panorama della moda globale. L’attenzione verso i giovani, la sostenibilità e le tematiche di diversity, equity, inclusion rimangono fondamenti imprescindibili che ci permettono di costruire un palinsesto di attività di grande valore culturale,” commenta Carlo Capasa, presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana. “Il 2023 si presenta come un anno caratterizzato da una serie di complessità che la nostra industria con un lavoro di sistema potrà trasformare in opportunità di crescita e cambiamento. Credo che la Fashion Week di Milano è in grado di amplificare al meglio l’energia positiva dei nostri grandi brand.”
Tra look minimal anni ’90 e suggestioni Seventies, quello che ci lascia è soprattutto questa tendenza a mostrare ciò che di solito si nasconde, a scavare nell’inconscio per portare a galla desideri e fantasie che albergano nelle profondità dell’anima. Il tutto con la contezza della maturità di una donna adulta che sa come dosare fascino e mistero senza mai scadere nella volgarità. Non a caso ad ispirare diversi stilisti sono state le dive del cinema della prima metà del Novecento, da Monica Vitti ad Ava Gadner. Una moda fatta di capi che escono direttamente dal cassetto della lingerie, tra abiti sottoveste, reggiseni “a proiettile” o gioiello, body, bustini e slip a vista. E poi la pelle, i pizzi e le sete, portati a contrasto con maglie di mohair e tailleur dal rigoroso taglio maschile. Per non parlare poi degli accessori: cuissard, stivali alla gladiatora preziose décolleté dal tacco a stiletto o sagomato, pump stringate e borse gioiello.
Le novità di questa stagione
Forte l’interesse per i “big brand” con i loro nuovi direttori creativi, nella maggior parte dei casi giovanissimi. Da Etro di Marco De Vincenzo a Gucci, ora condotto dall’ufficio stile in attesa della sfilata-debutto di Sabato De Sarno e Ferragamo di Maximilian Davis, che ha modernizzato l’estetica del brand italiano. Non solo loro, ma anche Missoni di Filippo Grazioli e Bally di Rhuigi Villasenor, ma anche Andrea Incontri da Benetton. Ma anche sulla terza sfilata di Matthieu Blazy per Bottega Veneta, le cui aspettative sono molto alte dopo aver riscosso il plauso della critica con le prime due. Tutti condividono l’intenzione di rispettare l’heritage dei marchi, senza rinunciare al desiderio di renderli al passo con i tempi e appetibili per la Gen Z. grande ritorno nel programma ufficiale di Iceberg, ribattezzato Iceberg Since 1974, che torna dopo essere stato assente per alcune stagioni

I grandi debutti
Oltre ai grandi nomi, nel calendario milanese non sono mancati, tuttavia, i talenti emergenti che si stanno facendo strada non solo nel mercato, ma anche e soprattutto nell’immaginario moda contemporaneo. Questa fashion week ha segnato il debutto in calendario dello stilista giapponese Tomo Koizumi, supported by Dolce & Gabbana. E dei brand Avavav e Alabama Muse, presenti in calendario con una sfilata digitale. Confermano la loro presenza sulle passerelle milanesi anche i tre brand indipendenti beneficiari del Camera Moda Fashion Trust Grant 2022: Cormio, Vitelli e l’attesissimo Act N°1 (in aria di rivoluzione per la dipartita Galib Gassanoff. Raxxy, brand cinese con sede a Milano, ha debuttato con un evento sfilata. Mentre Vitale Barberis Canonico in occasione del suo 360° anniversario ha presentato la collezione creata in collaborazione con VitoVi nell’ambito del progetto Heritage & New Talents.

Milano oltre la Fashion Week
«La Milano Fashion Week, è un appuntamento internazionale e fondamentale per la nostra città, che ha da sempre un legame strettissimo con la moda: un settore vasto, oltre che una potenza economica e artigianale riconosciuta in tutto il mondo e simbolo del saper fare italiano, che abbraccia tanti operatori del settore». Così ha spiegato Alessia Cappello, assessora al Lavoro e Sviluppo Economico del Comune di Milano, con deleghe a Moda e Design. «In una città che è una delle capitali mondiali della moda e che punta a essere sempre di più una città accogliente, consapevole e sostenibile, la direzione da prendere, sia per i cittadini che per le imprese, è quella che porta verso un’economia circolare». E così è, in effetti, perché la settimana della moda non è solo un evento per i cultori di moda. Novità di questa edizione della Milano Fashion Week è la nuova location del Fashion Hub, trasferitosi a Palazzo Giureconsulti. Aperto anche al pubblico ha registrato circa 15 mila gli ingressi. Proprio qui è stato svelato il vincitore del The Best Shops Award, iniziativa nata dalla collaborazione di CNMI e Camera Buyer Italia. Aperto anche al pubblico ha registrato circa 15 mila gli ingressi.
Gli indimenticabili della MFW
Tra le proposte più esilaranti senza dubbio ci sono le scarpe liquefatte di Moschino. Ma singolari anche quelle che sembrano calzettoni in passerella da Bottega Veneta. Rimarrà negli annali anche la performance di Sunnei. Le sfilate di moda diventano sempre di più strumento di riflessione e provocazione, la prova della fiducia sulla sua passerella ne è una dimostrazione. Le modelle, ma anche i direttori creativi, non sono tornate indietro ma si sono lanciate a occhi chiusi sulla folla.

Mostre e cultura alla MFW
Oltre alla moda, non sono mancati momenti dedicati all’arte. Ecco le mostre della Milano Fashion Week Donna 2023: Recycling Beauty, alla Fondazione Prada, e Andy Warhol. La pubblicità della Forma, alla Fabbrica del Vapore sino al 26 marzo. Si aggiungono la mostra fotografica Guy Bourdin: storyteller di Armani in via Bergognone 4, visibile dal 24 febbraio. Dolce&Gabbana, CIAO KIM!, aperta al pubblico solo il 26. Mentre Louis Vuitton ha presentato la mostra White Canvas: LV Trainer in Residence, curata da Sky Gellatly, all’ex Garage Traversi di Milano, prima collezione “artistica” delle sneakers, mostra aperta al pubblico fino al 16 marzo. Ma l’evento più chiacchierato è sicuramente quello a chiusura della settimana. Parliamo della premier del docufilm di John Maggio, MILANO: The Inside Story Of Italian Fashion, all’Odeon Space Theatre. Il film documentario, prodotto da Alan Friedman, diretto dal vincitore del premio Emmy John Maggio. Insieme al produttore esecutivo del film Giuseppe Pedersoli, si è occupato anche della sceneggiatura, narra il successo della moda italiana e le complesse storie dietro alcune delle famiglie più note del settore.
La Milano Fashion Week vale 70 milioni di euro. È quanto comunicato dall’ufficio studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza basandosi sulle stime dell’afflusso di visitatori esteri per i giorni della recente settimana della moda (21-27 febbraio). La ricaduta più forte dell’indotto è per Milano ed area metropolitana (52,6 milioni), seguono le province di Como (7,4 milioni), Monza Brianza (5,5 milioni), Varese (4 milioni) e Lodi (0,5 milioni).
di Valeria Oneto