Di Sara Cinchetti
Una linea purista. Così può essere definita la novità in casa FGF Industry, capitanata da Enzo Fusco. Si tratta di B.TACTICAL che, pensata per il menswear, si ispira all’heritage militare, da sempre grande passione del presidente dell’azienda.
Ed è attraverso le parole di Fusco che abbiamo conosciuto il progetto “uniform aggressivo”.
Da dove nasce l’esigenza di creare una nuova linea maschile?
Volevamo realizzare una collezione che fosse uniform ma urbana e moderna. Il punto di partenza nello sviluppo di questo progetto è stato il mio archivio militare, che conta circa 40.000 capi: li ho rivisitati e interpretati rendendoli tecnici e attuali nei volumi. Inoltre volevamo rivolgerci a una clientela attenta ed esigente. In ultimo è un’idea “compatta”: conta infatti solamente 24 capi, con i quali però creiamo anche total look.
Qual è il target di riferimento di B.TACTICAL?
Ci rivolgiamo a chi ama uno sportswear con gusto militare ma raffinato. La nostra è una linea militare aggressiva, il cliente che ci sceglie è attento alla ricerca e desidera un prodotto che sia nuovo, esclusivo.
Perché si ispira all’heritage militare e alle divise dell’esercito americano?
Perché affascina. Tutto il mondo dello sportswear ha origine da qui. A me piace l’heritage perché è cultura e B.TACTICAL può definirsi una linea purista in tal senso.
Il nome del brand ha un preciso significato?
Si è pensato a Tactical perché i materiali che utilizziamo con questa linea sono tecnici: alternano cotone stretch a nylon crinkle e, ancora, a nylon smerigliato.
Quali sono gli obiettivi che vi siete posti con questo marchio?
Pensiamo di creare per il futuro collezioni che abbiano sempre un numero limitato di capi, cercando di mantenere per l’80% proposte di ispirazione militare.
In quali mercati siete presenti?
Siamo usciti fin da subito coprendo l’80% dell’Europa e il 100% dell’Italia. Qualora il mercato risponderà bene, come per altro sta facendo, valuteremo altre aree.
In riferimento all’attuale scenario post-Covid, come FGF Industry ha affrontato il periodo?
Anche in piena pandemia abbiamo consegnato oltre l’80% del sell out. Abbiamo annullato un 20% del fatturato venduto ma abbiamo continuato a produrre, recapitando i prodotti comunque a settembre. Nel periodo fall-winter abbiamo spostato i pagamenti di 120 giorni a tutti i clienti e, a chi non aveva venduto i giubbotti, abbiamo garantito la possibilità di cambiare le proposte con altri capi. Una strategia che ci ha ripagato.
In termini di fatturato come avete chiuso il 2020? Come sono andati i primi sei mesi del 2021?
L’anno scorso abbiamo perso due milioni d’euro di fatturato che comunque, rispetto a tante altre realtà, è un valore abbastanza contenuto. Già con la primavera-estate del 2021 una buona parte è stata recuperata e, con la fall-winter ’22, cresceremo ulteriormente.
Il Pitti di giugno sarà la prima manifestazione in presenza dopo oltre un anno. Quali aspettative nutrite come azienda nei riguardi dell’evento nonostante non parteciperete fisicamente?
Abbiamo sempre creduto in Pitti e continueremo a farlo. Per noi però, considerato che in questo momento le collezioni sono già fuori e al 15 di luglio avremo definito un 60-70% del nostro fatturato oltre al particolarissimo momento in cui si sta vivendo, abbiamo pensato che questa edizione fosse forse poco funzionale. Abbiamo però optato per Pitti Connect con Blaur e Ten c, Una realtà molto interessante che sicuramente in questa nuova era tecnologica sarà sempre più di grande supporto.
In quest’ultimo anno e mezzo com’è cambiato il comparto moda?
Abbiamo riscoperto praticità e comodità. Tuttavia c’è desiderio di tornare al bello e a un quotidiano che ci permetta di indossare anche altro oltre ai pantaloni comfy.