In evidenza un’immagine dell’evento di Unity presso I Bagni Misteriosi di Milano. Foto: Domenico Nick Mascioletti (IG. @nickmascioletti)
Etica, design, sostenibilità. Sono queste le fondamenta su cui si basa Unity, il brand di abbigliamento, nato in Italia nel 2011, prodotto e distribuito da LIFT S.r.l.. Che partendo dal capospalla esplora, grazie alla ricerca dei materiali, segmenti nuovi che vanno a intersecarsi con la maglieria d’avanguardia, con un occhio sempre attento alla responsabilità.
Unity si distingue per un design essenziale, dove la forma incontra la funzionalità. I capi sono trasversali e urbani, un equilibrio perfetto tra minimalismo e innovazione, sintesi di stile e sostenibilità. La fase di studio e di ricerca è fondamentale per il brand. I capi si distinguono per la selezione maniacale dei tessuti e per la vestibilità perfetta.
Sono ricerca, estetica e sostenibilità a guidare e definire gli standard di produzione di Unity. Che per i suoi capi utilizza, interamente, o in parte, il tessuto a maglia ingegnerizzato Tricotech, che è anche marchio registrato. Fatto da filati riciclati e di origine responsabile, è realizzato in una fibra di poliestere riciclato mechanical stretch di nuova generazione, è tessuto, attraverso il metodo di miscelazione a filatura composita, mediante uno speciale impianto di filatura, che aggiunge ai filati un’altissima resistenza.
Il brand ha presentato nella giornata dell’8 novembre le sue collezioni, con un evento presso I Bagni Misteriosi di Milano. E proprio lì, abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda a Leo Padulo, direttore commerciale di Unity.

L’azienda è figlia d’arte?
Sì assolutamente. A fondarla è stato Pasquale del Piano, assieme ai suoi due figli, Alessandro e Giovanni. Del piano aveva un retail, un importante spazio di 500 mq a Napoli di nome Lift, primo negozio con ascensore. Questo è un brand che ha qualcosa da dire, che propone un prodotto un po’ unico. Condizione necessaria per entrare bene nel mercato.

Quanto è importante per voi la sostenibilità?
Per noi è un vero e proprio modo di pensare. Tutto il progetto è impregnato di sostenibilità. Oggi siamo green al 60%, che vuol dire esserlo nei materiali, che comunque è un poliestere riciclato, e negli interni. Contiamo di arrivare al 90% entro quest’anno. In che modo? La parte che ci manca è quella accessoristica, dove si fa più fatica per ovvie questioni. Ma ci stiamo lavorando. Siamo responsabili anche a livello spirituale, nel senso che è facile parlare di sostenibilità creando un prodotto di nicchia, con un prezzo fuori dal mercato, che rischia di diventare un capo radical chic e per pochi intimi. Nonostante la nostra distribuzione sia molto selezionata, il nostro capospalla va in vendita al prezzo retail di 300/350 euro, per cui rispetto ad altri capispalla è sicuramente più alla portata di tutti. Un punto su cui facciamo particolare attenzione. La nostra è proprio una strategia di sostenibilità. Posso affermare quindi che fa parte della nostra filosofia, siamo partiti così. E questo è una conditio sine qua non dell’essere un’azienda giovane.

Quali sono i vostri prossimi step? E i plus sul mercato?
Il nostro è un prodotto a metà tra il capospalla, da cui partiamo, e la maglieria. La ricerca sta andando avanti molto bene. Ingegnerizzare questo tessuto Tricotech vuol dire provare una serie di accoppiamenti con tanti materiali diversi. Potresti anche trattarlo, dando un aspetto tecnico ma diverso, ma infine puoi anche riportare lo stesso concept sulla parte maglieria. Noi per esempio avremo un campionario di maglieria importante per la prossima stagione, che non è una maglieria tradizionale lambswool o merino, ma tecnica. Stiamo portando avanti questa ricerca e il modo di lavorare questo innovativo materiale anche su altri segmenti. Unity è un brand che riesce a essere un po’ ibrido, quindi tra il capospalla tradizionale e la maglieria. Il concept del nostro brand è quello di avere dei capi molto funzionali, che seguono anche il cambiamento climatico che stiamo vivendo. A seconda di come viene realizzato tu puoi alleggerire o appesantire i capi stessi, pur restando sempre tecnico.

Come maglieria è posizionato alto, come capospalla invece è molto conveniente. Ma quindi è quello di Unity è un capospalla o una maglieria?
Siamo ibridi. Sicuramente si parte da un capospalla ma a seconda di come viene accoppiato il tessuto si possono ottenere le diverse grammature dei capi, che possono diventare anche maglie. Di conseguenza è vero che per certi versi bisogna far attenzione al punto prezzo. Per questa fall-winter abbiamo realizzato un capo sempre in Tricotech, che è andato bene, caratterizzato da “un punto di chiusura” molto più chiuso che assomiglia alle felpe in neoprene degli Anni ’80, che risulta essere tecnico, traspirabile e leggero. Un capo che si presenta a metà tra una felpa e un capospalla. Con un costo diverso. Che abbiamo venduto benissimo. Sul nostro prodotto, così hi-tech, anche solo le chiusure e aperture della trama ti cambiano le tecnicità. Anche il nostro estivo è andato molto bene. Oltre Tricotech, un tessuto a maglia ingegnerizzato, marchio registrato, fatto da filati riciclati e di origine responsabile, viene realizzato in una fibra di poliestere riciclato mechanical stretch di nuova generazione e tessuto attraverso il metodo di miscelazione a filatura composita, mediante uno speciale impianto di filatura, che aggiunge ai filati un’altissima resistenza, abbiamo presentato nel nostro estivo, tutta una serie di prodotti tecnici, camicie, t-shirt, pantaloni, che i nostri clienti hanno molto apprezzato. Abbiamo avuto infatti un ingente aumento delle vendite, che è raddoppiato rispetto alla SS 23. Nonostante sappiamo tutti che la stagione estiva, in generale, è stata veramente complicata.

Ci parli della rete vendita.
Al momento abbiamo 400 punti vendita in Italia e 200 all’estero. Il focus è sviluppare il mercato straniero e nello stesso tempo selezionare sempre più la rete italiana. Noi crediamo nel wholesale selezionato e quindi nella clientela premium e questa è la nostra strategia: ricercare la miglior clientela nel territorio italiano e sviluppare l’estero. Apriremo in Francia e Germania già dalla fall-winter e abbiamo un buon contatto col Canada che dovrebbe concretizzarsi. Abbiamo quindi molto lavoro da fare. Altro aspetto positivo è che il tipo di prodotto che facciamo, minimal e urban con caratteristiche tecniche, è perfetto per il mondo asiatico. Abbiamo aperto in Corea con un buonissimo risultato. Adesso miriamo anche al Giappone.
Tra nord, sud e centro come siete distribuiti?
Sono orgoglioso di dire che siamo abbastanza omogenei, senza quelle famose macchie di leopardo che spesso caratterizzano la distribuzione delle aziende e le danneggiano un po’.
Come avete performato in termini di fatturato per il 2022 e 2023?
Come fatturato abbiamo chiuso il 2022 intorno ai 2,8 milioni. Venivamo da una crescita verticale del 60% molto importante sul 2021 e chiuderemo il 2023 oltre i 3 milioni. Abbiamo consolidato, quindi, una crescita verticale e inoltre siamo cresciuti di un ulteriore 20% nel 2023. Ipotizziamo un 2024 positivo, perché la SS 24 ha raccolto un raddoppio rispetto all’anno scorso.

Parteciperete alle fiere di settore?
Come fiere saremo presenti solo a Pitti e magari anche a Dusseldorf.
Target di riferimento?
Principalmente uomo, 25-40 anni. La donna, che conta circa il 20%, la stiamo ancora identificando ma è sicuramente in linea con l’uomo.
di Cristiano Zanni e Valeria Oneto

