Purtroppo è oggettivo. Il conflitto attualmente in atto è un flagello che sta influenzando pesantemente ogni aspetto del quotidiano. E questo sta avvenendo anche con il fashion e le sue prese di posizioni in merito alla chiusura dei propri spazi sul territorio russo. La guerra e le sue conseguenze quindi non si fermano ma anzi, proseguono a seminare incertezze e scenari impegnativi.
I big player però prendono posizione e decidono di abbassare la saracinesca in Russia e si schierano al fianco del popolo ucraino.
LVMH per esempio ha chiuso le sue 124 boutique dichiarando però che continuerà a pagare gli stipendi ai suoi 3.500 dipendenti all’interno del Paese. Azione questa assecondata anche dal Gruppo Kering di proprietà di François Pinault. E dello stesso parere sono anche Richemont, Hermès , Chanel e Prada che si definiscono “preoccupati per la situazione”.
Ma la presa di posizione del fashion non riguarda solamente le chiusure ma anche le esportazioni. Come per Asos e Nike che hanno sospeso l’export verso la Russia e dato un fermo alle vendite online. Oltre ai player del fast-fashion come H&M e il Gruppo Inditex che hanno sospeso tutte le attività sul territorio russo dei suoi 502 negozi oltre all’e-commerce.