Il viaggio sostenibile di Kampos. Il brand di luxury beachwear, fondato in Sardegna nel 2019, continua a distinguersi nel panorama della moda per le sua collezione esclusive, che uniscono eleganza, colore e un impegno concreto per la sostenibilità.
Kampos conta già circa 20 punti vendita monomarca in località esclusive del Mediterraneo, come Porto Cervo, Cala di Volpe, Forte dei Marmi, e internazionali come Ibiza, Formentera, Cannes, Seoul e Busan. Ogni dettaglio della collezione è ecologico e realizzato artigianalmente in Italia, contribuendo alla salvaguardia dei mari. La startup, che ha chiuso il 2023 con un fatturato di 2,4 milioni di euro, con il 65% delle vendite realizzate in Italia, prevede di raddoppiare il fatturato nel 2024.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessandro Vergano, fondatore e ceo della realtà sarda, che ci ha tenuto a sottolineare come la sostenibilità sia al cuore del brand: i costumi da uomo sono prodotti utilizzando Newlife, un sistema di filati di poliestere riciclato proveniente al 100% da bottiglie post-consumo, trasformate in filato attraverso un processo meccanico. I costumi da donna e gli accessori, invece, sono realizzati con nylon rigenerato ECONYL, ottenuto da rifiuti sintetici come reti da pesca e plastica industriale.

Kampos non è solo moda, ma un vero e proprio progetto di responsabilità, che mira a salvaguardare i mari per le generazioni future. La filosofia aziendale, espressa da Vergano, si riflette nel loro impegno a ridurre l’impatto ambientale e dichiara che essere responsabili non può essere un lusso, sottolineando l’importanza di rendere accessibili i prodotti eco-friendly. E questa è la dimostrazione di come la moda possa essere un alleato della natura.
- Raccontaci la storia di Kampos. Cosa ti ha spinto a fondare questo brand?
È partito tutto da una insoddisfazione personale, mentre stavo pianificando la mia vacanza in Grecia, a Mykonos. Mi ricordo che ero su un volo Zurigo-New York e ho cominciato a pensare a quale costume poter acquistare, senza trovare alcuna risposta: tutti quelli che avevo acquistato in passato mi piacevano ma alcuni erano troppo classici, facevano fatica ad asciugarsi, erano un po’ scomodi e troppo lunghi. Da qui è nata l’idea di lanciare un brand di abbigliamento mare.

- Qual è l’ispirazione principale dietro le collezioni firmate dal brand e il suo impegno per la sostenibilità?
Tutto nasce dalla mia grandissima passione per il mare, io sono metà ligure, da parte di papà genovese, e metà siciliano, da parte di mamma palermitana. Dunque, sono nato e cresciuto con il mare come aspetto fondamentale della mia vita: mio nonno era pescatore, mi portava spesso con lui. Mi ricordo, appunto, di momenti bellissimi della mia infanzia trascorsi sempre al mare, sia d’estate sia d’inverno, che hanno davvero influenzato la mia voglia e passione per creare qualcosa ispirato alla natura e, soprattutto, progettato per difenderla.
- Come le esperienze professionali passate hanno influenzato la visione e i valori del marchio?
La mia esperienza manageriale passata ha influenzato tantissimo la progettazione di Kampos. Io ho lavorato, per circa 18 anni, in aziende di largo consumo – dai detersivi ai profumi, fino alla cosmetica e ai gioielli – e la grande passione per il marketing, la conoscenza del consumatore e il vero e proprio brand building, sono state delle linee guida fondamentali per la realizzazione di Kampos.

- Puoi spiegare il processo innovativo dietro la trasformazione delle bottiglie di plastica e delle reti da pesca in tessuti di alta qualità?
Il processo viene realizzato interamente in Italia e, per quanto riguarda i costumi da uomo, le bottiglie vengono raccolte, divise per colore, vengono lavate, private dall’etichetta e della colla e poi, attraverso un processo meccanico, si trasformano in piccoli chips di plastica. Da lì in poltiglia, dalla quale si ricava poi il filato necessario per creare il nostro tessuto di altissima qualità, un tessuto estremamente resistente al sale e al cloro e, soprattutto, che si asciuga molto velocemente. Per la donna invece il processo è chimico che si realizza attraverso il riciclo di nylon proveniente prevalentemente da reti da pesca o altro nylon, come per esempio tappeti o altri scarti, e attraverso il quale si realizza un nylon rigenerato. Questo mischiato in piccole quantità con l’elastane, crea una lycra, molto resistente, che non sbiadisce al sole, al cloro e al sale del mare.

- Quali sono le principali sfide che affrontate nella produzione sostenibile e come le superate?
La sfida più grande, oggi, è mantenere limitati i costi di produzione. Così da poter vendere i nostri prodotti sul mercato a prezzi accessibili, in modo che molte persone possano acquistare prodotti Kampos, che riciclano le plastiche raccolte. Questa è una bella sfida, visto che non vogliamo compromessi sulla qualità. Per questo produciamo tutto in Italia, ma mantenere degli standard di qualità elevatissimi ha un costo e la nostra sfida rimane quella di riuscire a contenere il più possibile questi costi, così da democratizzare, per quanto possibile, il nostro brand.
- Kampos ha chiuso il 2023 con un fatturato di 2,4 milioni di euro. Quali sono stati i fattori chiave di questo successo? Aspettative di crescita per il 2024?
Il più grande fattore di successo è sicuramente il fatto che il prodotto piace, la qualità giustifica un prezzo premium e questo ci viene riconosciuto costantemente dai nostri clienti, nei nostri punti vendita e online. Il retail per noi è il canale più importante di tutti, seguito dall’online e poi dal wholesale, proprio perché nel negozio siamo in grado di raccontare la nostra storia ai clienti che apprezzano e che vogliono un prodotto di qualità, ma con una storia, che abbia un purpose ben definito, proprio come Kampos.
- Kampos ha punti vendita in tutto il mondo. Come scegliete le località per i vostri negozi?
Abbiamo una ventina di punti vendita in giro per il mondo, prevalentemente focalizzati nel Mediterraneo, in Italia, Spagna e Francia. Poi ne abbiamo diversi in Corea del Sud e un paio anche alle Maldive. Le località vengono scelte in funzione del turismo, dove c’è un traffico di persone con un target elevato, ovvero clienti con un potenziale di spesa alto. Sicuramente continueremo a guardare altre località nel Mediterraneo, eventualmente anche nei Caraibi, Stati Uniti e Medio Oriente per i prossimi anni.
- Come vedi l’evoluzione del settore del beachwear di lusso nei prossimi anni? Che obiettivi ha Kampos in termini di sviluppo di prodotti e mercati
La categoria del beachwear è una categoria che è cresciuta tantissimo negli ultimi anni e la mia previsione è che continuerà a crescere, perché le persone apprezzano e investono in un costume da bagno così come nell’abbigliamento mare per godersi il tempo libero. Oltretutto, mentre in passato il beachwear veniva acquistato solo nella stagione estiva, oggi vediamo che non è più così, nel senso che anche durante i mesi invernali le persone viaggiano in paesi caldi, magari fuori dall’Europa e pertanto la domanda di beachwear rimane attiva tutto l’anno.
- Il brand ha recentemente collaborato con il 7Pines Resort Sardinia, l’Ibiza Hike Station per delle capsule collection, ma anche con il Tartarughino di Porto Rotondo. Puoi raccontarci di più su queste collaborazioni e cosa le rende speciali?
Sì, per l’estate 2024 abbiamo collaborato con il 7Pines Resort sia quello di Baia Sardinia che quello di Ibiza. Abbiamo collaborato con il Tartarughino a Porto Rotondo e abbiamo collaborato con l’Hike Station, sempre a Ibiza per questa stagione. Sono collaborazioni nate in maniera spontanea grazie a una vicinanza di valori tra Kampos e i nostri partner. Nello specifico, 7Pines Resort, hotel di lusso che hanno molto a cuore la sostenibilità, ci ha trovati in sintonia sin dai primi passi della promozione. Oltretutto abbiamo deciso di puntare su un elemento comune, il cavalluccio marino, simbolo del Kids Club del 7Pines, oltre che, ovviamente, il simbolo di Kampos.

Abbiamo collaborato anche con l’Ibiza Hike Station, tour operator ecosostenibile che organizza escursioni guidate nelle zone più sconosciute dell’isola, assieme al quale abbiamo lanciato un’esclusiva capsule collection chiamata “Hike to Swim”, pensata per accompagnare gli escursionisti in qualsiasi momento della loro esperienza offrendogli un abbigliamento tecnico dalle performance elevate per l’attività fisica sia fuori che dentro l’acqua.

Il Tartarughino, è un locale storico che ha oltre 60 anni di Porto Rotondo, un punto di riferimento per la vita in Costa Smeralda. Un locale che rappresenta molto per le persone che vengono in vacanza in questa zona della Sardegna, conosciuto in tutto il mondo. Siamo molto legati alla proprietà del Tartarughino, sia il ristorante sia il Beach Club, e questo ci ha consentito di sviluppare la partnership, che sta funzionando a gonfie vele.
di Valeria Oneto