LaMilanesa. Una storia di borse crochet, di donne e di seconde possibilità

LaMilanesa. Una storia di borse, di donne e di seconde possibilità. Un brand innovativo, nato all’insegna della creatività, della charity e della sostenibilità. Che porta con sé una vicenda di sostegno e riscatto sociale. Una storia che colpisce e dimostra quanto dietro a LaMilanesa ci sia una donna di carattere, volenterosa, che ha fatto della sua attività uno strumento d’aiuto per molte altre donne, con alle spalle casi di violenza e maltrattamenti. Cinzia Macchi, founder della label, guidata dalle emozioni e non dalle tendenze, ironizza su l’essere “sciura milanese”.

Il connubio alchemico de LaMilanesa

E partendo da principi etici e responsabili, ha dato vita a un progetto singolare, diverso per forme, essenza e materiali, che si fondono in un connubio alchemico capace di creare borse non convenzionali, glamour e pratiche. Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con chi ha ideato tutto questo: Cinzia Macchi.

Un ritratto della founder Cinzia Macchi

Come nasce il progetto LaMilanesa?

Un giorno sono andata da un antiquario ed ho visto per terra una coperta usata per trasportare degli oggetti. E ho chiesto se potevo averla. Ho creato un prototipo che ho presentato al White, una shopper con i manici in bambù che è subito piaciuta ai buyer internazionali. Visto il successo ho iniziato a produrle in quantità, ma mi mancavano le coperte perché oggi è difficile trovare manodopera cosi specializzata. Facendo una ricerca online ho trovato in vendita su ebay, e altri siti simili, coperte in crochet, scoprendo in seguito che venivano realizzate nelle case di cura per anziani, perché il lavoro all’uncinetto aiuta a prevenire i danni dell’Alzheimer. È stato quello per me il segnale a proseguire il mio percorso fatto di moda, sostenibilità e aiuto al prossimo.

Il brand unisce moda e impegno per il sociale, come ci è riuscita?

Sono le donne lo scopo per cui ho voluto dar vita a LaMilanesa. Il sogno più grande è ancora in costruzione: mi piacerebbe realizzare una “Casa Famiglia” per donne maltrattate e abbandonate, un luogo dove poter vivere con i propri bambini, cercando di dar loro un lavoro. E potendo volare con fantasia vorrei che gli anziani soli diventassero i nonni per questi bambini. Lo so è un volo pindarico ma io ho tanta immaginazione. Io in primis sono stata una donna che ha subito violenza, e che, per paura, non ha mai denunciato. Per timore del giudizio della gente, ma anche perché il mio carnefice mi faceva sentire dannatamente colpevole. Anche se oggi so che non era assolutamente così. In seguito a questa esperienza ho toccato il fondo e ho perso tutto, anche me stessa. Ma poi si può solo risorgere, e così è stato per me. Mi ritengo una donna fortunata che deve tanto a questa vita, e che ha deciso di aiutare chi questa opportunità di riscatto non l’ha avuta.

Come sceglie le associazioni con cui collaborare?

Non esiste una vera e propria scelta, come se si dovesse sfogliare un libro o un catalogo per “acquistare” qualcosa. Esiste invece un filo diretto con il cuore che regala emozioni. Normalmente sono affascinata da quelle associazioni o progetti che io definisco defilati, più sconosciuti, che non hanno la forza o la potenza mediatica di ricevere costantemente aiuti, ma al contempo estremamente concreti e attivi.

Con quale strategia vincente ha trasformato in poco tempo la sua start up in un’azienda dalla vocazione internazionale?

È una domanda questa che mi coglie impreparata! In primis perché ho ancora tanto da fare e da imparare. Se devo però trovare una risposta direi che l’umiltà e la lealtà sono i due elementi fondamentali da cui è partito tutto.

Qual è la borsa best seller?

Al mondo del Crochet è legato il mio inizio. Quando ancora nessuno parlava di uncinetto e hand-made. Così come poi lo sono state le Frange in rafia fino ad arrivare alla parte più giocosa, con le Toys Bag, vero best-seller internazionale.

Ci parli della prossima collezione di borse SS 24?

“Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.”
Parto prendendo in prestito questa frase di Steve Jobs per presentarvi la collezione Force,  AI 23-24, un nome molto significativo non solo per me. Ritengo infatti che se non si ha la forza e il coraggio di andare oltre i  cambiamenti, le delusioni e i limiti allora non possiamo pensare di crescere.  Il nostro sogno è grande dobbiamo ancora costruire tanto.
C’è un particolare a cui tengo molto: ogni singolo modello di borsa porta il nome di una donna iraniana, proprio perché parliamo di forza, di oltrepassare le barriere, superando l’ipocrisismo. I materiali sono sempre più ricercati, innovativi e recuperati in luoghi, o attrezzi, più improbabili. Sono loro il filo conduttore di questa collezione, che spazia da una ricerca artistica inusuale ad un crochet in fase di mutamento. Ma osano anche con azzardi intriganti che rendono la collezione de LaMilanesa decisamente fuori dagli schemi, adatta a tutte quelle donne che amano stupire e stupirsi.

Com’è distribuito il brand? Quanto è importante l’e-commerce? 

La Milanesa ha una distribuzione che si avvale di agenti Italiani e distributori esteri. L’e-commerce è una componente importante per la mia azienda, in quanto ci permette di arrivare in contatto con clienti in tutto il mondo, anzi lo definirei “una finestra sul mondo”

Oltre all’Italia a quali Paesi state puntando?

L’Italia resta sempre il nostro mercato migliore, con tutte le difficoltà del caso. Il mondo è grande e vorrei esportare LaMilanesa in più paesi possibili, per poter far conoscere i nostri valori, l’artigianalità e il made in Italy.

Che rapporto ha con i social?

Diciamo che siamo ancora in fase di complice conoscenza! Ma ogni giorno apprendo qualcosa, nel bene e nel male. E soprattutto ogni giorno cerco di realizzare qualcosa di nuovo.

Come si immagina LaMilanesa tra 5 anni? E tra 10?

Progetti futuri tanti. Bisogna averne sempre, senza smettere mai di sognare. Per scaramanzia dico solo sogniamo e impariamo.

di Valeria Oneto

 

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