Assomoda e Federmoda a Micam: bisogna fare rete

21 Febbraio 2023

Nel corso delle giornate del Micam, svoltosi a Milano, dal 19 al 22 febbraio, i presidenti di Assomoda, Maurizio Governa, e FederModa, Giulio Felloni, si sono incontrati con i rispettivi direttori, Luca Merlini e Massimi Torti, per fare il punto sulla situazione della filiera della moda italiana, in particolare sulla distribuzione sul retail. La condivisione di vedute ha messo sul tavolo l’opportunità di organizzare a Milano, il prossimo autunno 2023, un convegno incentrato sull’importanza del “fare rete”, che riguarda tutti i partecipanti della filiera della moda italiana: produttori, distributori, showroom, agenti, retail. Sarà l’occasione per presentare una fotografia dello stato attuale del comparto,  ma anche, e soprattutto, di proporre idee innovative, realizzabili per il corretto posizionamento dei vari player nei futuri scenari.

A sinistra Giulio Felloni, presidente di  FederModa, e Maurizio Governa, presidente di Assomoda

 “Il settore moda, pur nelle difficoltà e complessità maturate negli ultimi anni, risulta sempre una componente essenziale per la crescita del Paese e dell’occupazione. Per questo motivo, ma anche per far fronte all’incremento dell’inflazione e al contestuale forte rischio di cali dei consumi, la nostra federazione, in sintonia con Assomoda, intende “fare rete” con tutti player del settore, per rispondere alle esigenze di riduzione dei costi energetici, cuneo fiscale e revisione delle aliquote Iva sui prodotti di moda. Il problema del costo degli affitti, con un tasso d’inflazione che ha toccato ad ottobre quota 11,9%, comporterà nuovi sacrifici, per un negozio di moda già alle prese con costi di gestione assolutamente insostenibili”. Queste le parole del presidente nazionale di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Giulio Felloni. “Con i saldi abbiamo contribuito a tenere basso il livello dell’inflazione, che dai dati Instat nel settore moda, con riferimento al 2022, sfiorava +11,6%. Che senza di essi sarebbe indubbiamente incrementata. Le collezioni vendute a dicembre il negoziante le aveva acquistate circa 8 mesi prima, quando ancora non c’erano stati gli aumenti dei prezzi. In questo modo è stato possibile mantenere molto basso il livello di pricing, rispetto alla media dei prezzi che invece aumentavano. Paradossalmente chi ci ha perso è il povero negoziante, perché i suoi costi fissi (energia, affitti, ecc.) sono tutti aumentati, e in questo modo perde di marginalità.” conclude il presidente.

 

Ti è piaciuto questo articolo?

Condividilo su

NEWSLETTER
Unisciti alle altre 40.000 persone Ricevi la nostra newsletter settimanale dove parliamo di sport, prodotto,
aziende e tutte le novità del mondo del Trade Sport
Iscriviti ora