Inside the Store: Maurizio Persico – Binario 09, Napoli

29 Ottobre 2021

Esperienza, knowledge e un mix di capi iconici e novità. Negli ultimi anni, anche grazie ai social, la realtà campana è diventata un punto di riferimento per gli appassionati

 Ciao Maurizio, ti chiedo di presentarti e parlarci brevemente di Binario 09.

Sono Maurizio Persico, fondatore di Binario 09. Questo progetto ha origine da una mia grande passione, non tanto per il mondo della moda quanto per lo stile. Binario 09 nasce quindi come un contenitore per ciò che apprezzo e ho vissuto, ciò a cui mi sono appassionato a partire dagli Anni ’80 e ’90. Una sorta di armadio personale in cui ho potuto, grazie a ricerca e innovazione, abbinare i prodotti più iconici dei brand che hanno fatto la storia a elementi moderni.

Cosa ti ha spinto a puntare sull’heritage e sul menswear?

Non sono un grande fan della parola “heritage”, trovo che ormai sia piuttosto inflazionata. Preferisco parlare di prodotti iconici. Come spesso accade, l’idea di Binario 09 è nata perché ho notato una mancanza nella mia città. Avevo la sensazione che non ci fosse nessuno che offrisse una selezione che rispondeva alle mie esigenze e ai miei gusti, oltre al fatto che i trend e le mode avevano appiattito non soltanto l’offerta ma anche il modo in cui le persone si vestivano: una mancanza di stile, di eleganza e di individualità . Con Binario 09 ho voluto creare una proposta diversa, dando a tutti la possibilità di uscire e trovare, vedere e acquistare prodotti diversi per contrastare questa omologazione.

Qual è il metodo con cui hai “costruito” la brand list del tuo negozio nel corso degli anni?

Seguo uno schema relativamente semplice che si basa, prima di tutto, sulla mia esperienza personale. Ho sempre preferito investire, come ho già anticipato, su prodotti “simbolo” piuttosto che su grande varietà. Poter proporre i capi storici e di riferimento di ogni brand per me è sempre stata una grande soddisfazione. Partendo da questa base ho iniziato ad aggiungere progressivamente delle novità, adattandomi anche alle richieste della mia clientela e puntando su stili e vestibilità e prezzi che potessero essere adatti al mio pubblico mixando icone riconoscibili ad articoli più tecnici e innovativi.

In ambito heritage fiere ed eventi hanno sempre giocato un ruolo fondamentale, tanto per la presentazione delle nuove collezioni quanto per la ricerca e il lavoro d’archivio. Pensi che post-Covid gli eventi in presenza torneranno ad avere un ruolo centrale?

Se possibile tutta questa situazione ha avuto un lato positivo, ovvero ha portato a una sorta di reset, di pulizia. Negli anni scorsi per molti brand, che spesso guardavano allo streetwear per look e selezione di capi, è diventato indispensabile partecipare a fiere ed eventi in cui poi spesso finivano per risultare fuori luogo. Per questi la modalità dello “showroom digitale” e la vendita online sono una soluzione ideale, mentre gli eventi in presenza e le fiere torneranno per tutti quei marchi per cui è importante presentare e raccontare i propri capi dal vivo, che hanno bisogno di un contatto con il cliente e gli addetti ai lavori.

Contrariamente a quanto è successo nell’ultimo decennio con lo streetwear, l’heritage è sempre sembrato “impermeabile” all’hype e ai trend. Mai come in questi anni però sembra essere cresciuto l’interesse non solo da parte del pubblico ma anche da parte dei grandi negozi, che hanno inserito tra le loro proposte anche denim e marchi menswear. Quali sono, secondo te, le ragioni di questa “contaminazione”? E quali potrebbero invece essere le conseguenze?

Sono sinceramente convinto che sia tutta apparenza. Il reale core formato da appassionati e intenditori è lo stesso di prima, l’aumento di esposizione e volumi è legato a un pubblico che non è destinato a restare o a innamorarsi di questo tipo di prodotto. Nell’ultimo anno anche nel nostro ambito sono arrivati gli influencer e, almeno in apparenza, pare che parte dell’attenzione sui social media si sia spostata da streetwear e luxury al menswear, al denim o al militare. Credo però che per apprezzare alcune cose serva tempo, esperienza e una sorta di vocazione, non è qualcosa che si può fare “per sentito dire”. Anche a livello creativo penso che in un momento di crisi come questo sia facile tornare su strade già battute o seguire la direzione in cui va l’attenzione del pubblico, ma non durerà.

Spesso si dice che la velocità dei social abbia tolto il gusto per la ricerca, un elemento fondamentale per appassionarsi al mondo heritage. Quale pensi potrebbe essere la chiave per rendere interessante quest’ambito anche per i più giovani?

È molto difficile. Credo prima di tutto che debba esserci dell’interesse, non è un ambito in cui ci si possa far influenzare. Ritengo che per il menswear sia difficile massificarsi com’è successo in altri casi, proprio per quella sorta di “vocazione” di cui parlavo prima, l’investimento di tempo e ricerca fa quasi da filtro e allontana chi insegue soltanto i trend. Forse il vintage è l’unico ambito che potrebbe riscuotere maggiore successo, com’è già successo negli ultimi anni.

Per concludere ti chiedo tre scelte rapide: un brand che ritieni sia sottovalutato, uno da tenere d’occhio per il futuro e uno che speri un giorno di poter avere in negozio.

Difficile parlare di realtà sottovalutate o da tenere d’occhio, poiché l’interesse per i marchi è legato alla loro esposizione e chi deve conosce già le novità in arrivo. Ugualmente è impossibile etichettare come sottovalutati brand di altissima qualità a cui manca soltanto il grande pubblico. Più che un singolo nome sarebbe importante tenere d’occhio interi generi o filoni, la velocità con cui cambiano i trend da la possibilità a molti di comparire sul mercato tutti insieme com’è successo recentemente con l’outdoor. Ancora più difficile identificare un marchio che spero di avere un giorno in negozio dato che per mia grande fortuna tutti i nomi a cui ho sempre mirato sono già presenti nella brand list di Binario 09. Ho sempre preferito iniziare dalle realtà difficili per poi finire con quelle facili, piuttosto che il contrario. Se dovessi proprio citare un nome impossibile direi Visvim, ma vorrei i capi di Visvim dei primi Anni ’00, quelli che mi hanno fatto innamorare del brand nipponico, totalmente diversi dalla proposta odierna.

Website: binario09.com
IG: @binario09store
Leggi la copia digitale di HUB 06-21 – Issue 28 qui

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