Volendo analizzare l’attuale scenario dal punto di vista delle imprese, abbiamo intervistato Dr. Gianfranco Di Natale, direttore generale di Sistema Moda Italia.
– A un anno di distanza dallo scoppio della pandemia determinata da Covid-19, quali sono i dati riguardanti il comparto moda?
Penso che dovrebbe essere sufficiente un solo dato: 25 miliardi in meno di fatturato per quello che è il secondo settore manifatturiero del Paese.
– Cosa è stato fatto, cosa si sarebbe dovuto fare e cosa ancora è da fare per supportare concretamente il fashion?
Forse considerare il fashion italiano per quello che è: la seconda industria del Paese, come accennavo in precedenza, e non solo un settore glamour. Quindi un comparto strategico per tutto il Paese, per quello che rappresenta in termini di immagine e di business reale.
– Cosa potete dirci in merito allo scenario internazionale?
Un settore che esporta ben oltre il 60% del proprio fatturato non poteva non vedere il proprio export indifferente a tutto questo. Anche se in termini assoluti le esportazioni hanno evidenziato perdite inferiori a quelle del fatturato globale. Questo grazie soprattutto alla ripresa di alcuni mercati, Cina in testa, che hanno reso meno pesante il risultato finale, seguita da Francia, Germania, USA e Corea del Sud.
– Come sono cambiati i consumi in quest’anno? E l’approccio dei negozianti alla vendita?
Sarebbe facile rispondere che non ci sono stati consumi. In realtà si è osservata, nelle poche attività effettuate, una modifica di approccio da parte degli acquirenti. Un fermo quasi assoluto dell’abbigliamento formale, un incremento interessante della maglieria e dello sportswear in generale, a rappresentare meno vita in ufficio e più in casa e all’aria aperta. I negozianti hanno solo tentato, chi ha potuto, di adattarsi, reinventandosi come shop digitali.
– In che modo oggi la filiera, le associazioni e gli addetti ai lavori devono fare squadra?
C’è solo un modo ed è quello di andare insieme nella stessa direzione, e mi sembra lo si stia facendo. La nostra filiera è unica al mondo, in tutti i sensi, e sarebbe assurdo non impegnarsi per mantenerla nella sua integrità.
– Come il danno legato al comparto si ripercuoterà sull’intera economia nazionale?
È evidente che se un settore – che, da solo, ha un saldo commerciale di poco inferiore ai 25 miliardi di euro, secondo solamente alla meccanica, e che dà lavoro, comprendendo l’indotto, a oltre un milione di persone – va in sofferenza , crea danni importanti anche all’economia nazionale, al di là degli aspetti altrettanto rilevanti di immagine e comunicazione.
– Come pensate sarà il futuro del fashion? Quando la moda tornerà agli scenari pre-Covid?
Difficile pensare a un ritorno alla normalità prima del 2023. Lo scenario sarà profondamente diverso, molte cose cambieranno, ma non così tante come ci si potrebbe aspettare. La moda è fatta di vita, contatto, i legami interpersonali e solo in parte di digitale. Le relazioni tra le persone avranno sicuramente una rilevanza del tutto nuova, anche nel processo di acquisto di un capo fashion.