Il trend positivo del menswear italiano

Protagonista del Pitti Uomo è la moda maschile italiana, che conclude il 2022 con un fatturato di 11,3 miliardi di euro (+20,3% rispetto al 2021), secondo le stime del Centro Studi di Confindustria Moda per Smi.

“Quello della moda è un settore che da sempre è motivo di vanto per il nostro Paese, che ha in appuntamenti come Pitti Uomo 104 delle fantastiche vetrine internazionali, in città d’arte che il mondo ci invidia, come Firenze. Eventi capaci di attrarre sui nostri territori insieme a ICE, nel suo ruolo chiave, decine di migliaia di operatori e buyer, molti dei quali provenienti dall’estero” commenta Matteo Zoppas, presidente di ICE, agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Un valore di produzione di 4,7 miliardi, +8,4%  di produttività tutta italiana, al netto della commercializzazione dei prodotti importati. Le esportazioni sfiorano gli 8,3 miliardi di euro (+24,8%), mentre le importazioni raggiungono i 5,8 miliardi,+43,9%.

Rispetto al periodo pre-covid si nota un aumento quasi pari a 1,3 miliardi per l’export e 1,1 miliardi in più per l’import. Il saldo commerciale si riduce perdendo circa 115 milioni sui 12 mesi.

Sita Ricercaper conto di Smi, indica un rallentamento di crescita rispetto al 2019, nonostante l’incremento del 9,6% degli acquisti di moda maschile. Se si analizzano le varie categorie merceologiche, la confezione, che rappresenta il 55% delle vendite sul nostro territorio, raggiunge un amento del 10,7 %, mentre la maglieria un +7,6%, la camiceria + 9% e le cravatte del 19,6%. I consumi di abbigliamento in pelle crescono del +9,1%.

Un trend positivo che sembra essere confermato anche per il 2023: nei primi due mesi di quest’anno il valore delle esportazioni di prodotti del tessile/abbigliamento è cresciuto del 12,7 % rispetto al 2022, sfiorando gli 11 miliardi di euro. “L’affermazione nei mercati internazionali è merito anche della capacità dei nostri imprenditori di sapersi rinnovare in tempi talmente rapidi da non poter essere copiati dai nostri competitor”, prosegue il presidente di ICE.

La crescita del settore è determinata anche da eventi di attenzione globale come il Pitti e le Fashion Week milanesi, che ICE sostiene con oltre 61 mila imprese attive a livello nazionale, che occupano quasi 500mila addetti. Per le edizioni 2023, ICE ha rafforzato la sua collaborazione con Pitti attraverso un piano di potenziamento dell’incoming, che porterà 350 buyer e oltre 200 giornalisti. Un ritorno dei buyer dalla Cina che porteranno un ampliamento dei mercati di riferimento con operatori provenienti dall’Africa e da altri paesi in via di sviluppo come Vietnam e Indonesia. Paesi che permetteranno alle imprese italiane di ritagliarsi il ruolo di protagoniste nel mondo.

Nella distribuzione, a imporsi in Italia nei mesi compresi tra marzo 2022 e fine febbraio 2023 sono le catene, con un sell out a valore in aumento del 18,9%.

In ripresa l’online che si accaparra una quota dell’8,8%. Ambulanti e outlet fisici hanno entrambi una fetta dell’1,8%: i primi perdono terreno (-7,6%), i secondi segnano una crescita (+5,5%).

Nel gennaio-febbraio a guidare la classifica delle aree strategiche per il nostro export è la Francia, con un aumento del 31,4%. Seconda la Germania (+19,2%). Quarti gli Usa (+35,5%), mentre la Cina, settima, cede il 9,9%. Inaspettata la Russia che recupera il 2,1%. Nello stesso periodo dalla Ue arriva il 44% del menswear in ingresso in Italia e dall’extra Ue il 55,1%. La prima macro-area chiude il periodo con un +34,7% e la seconda con un +17,4%. Nelle importazioni spicca il Bangladesh (+48,1), che supera la Cina  che ha un declino 8,8%.

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