Blauer prevede un fatturato di oltre 80 milioni nel 2023

12 Giugno 2023

Blauer è il marchio USA noto per la sua attenzione al design e alla sostenibilità del prodotto e, per la sua nuova collezione SS 24, presenta proposte tematiche del tutto inedite.

La prima, chiamata Fusion, raccoglie capi che combinano materiali e texture diverse per creare modelli ibridi dal forte impatto visivo e attenti all’estetica contemporanea.

La seconda, invece, è Parachute e si ispira all’abbigliamento militare, presentando un mix di stile trendy orientato alla praticità e al comfort. Il parka, il trench e il bomber, ormai diventati parte integrante dell’identità del marchio, vengono riproposti in una nuova veste e con un fascino del tutto singolare.

Con WRKWR, il brand vuole rappresentare la linea di abbigliamento “workwear”, combinando stile utilitaristico e comfort alla qualità di un prodotto resistente dal forte carattere autentico, legato all’heritage. Per la donna, la linea è impreziosita da ricami floreali e paillettes, e declinata sulle nuance kaky e off-white, con inserimenti di colore magenta viva. Mentre per l’uomo, nelle tonalità kaky e off-white, con dettagli arancioni.

La collezione Basic si concentra, invece, su modelli basici, appunto e carryover di Blauer: piumini, t-shirt e k-way. Questi vengono rivisitati nelle tonalità neon del green lime, del pink sky e del giallo.

Infine, Eco mira a trasmettere e promuovere un messaggio di sostenibilità consapevole, basando la comunicazione principale nel far conoscere all’utente finale il concetto di recycling e upcycling.

“Continuiamo a fare bene ciò che ci riesce bene, apportando continui cambiamenti”, queste sono le parole di Enzo Fusco, fondatore e ceo di FGF Industry, azienda di moda veneta presente sul mercato con i brand Ten c, bpd e Blauer Usa. Quest’ultimo, è attivo a livello nazionale e si appresta ad aprire nuovi store sul territorio e all’estero. E il suo nuovo obiettivo è quello di dare più spazio alla collezione donna, attraverso uno sportswear contemporaneo.

In occasione della presentazione della nuova collezione estiva Blauer, noi di HUB Style abbiamo avuto modo di farci raccontare direttamente dal founder Enzo Fusco le novità e il futuro del marchio.

Quanto è influente, adesso, la collezione donna per il brand?

Nella stagione calda l’abbigliamento femminile raggiunge il 30% delle vendite rispetto al 70% dell’uomo. Mentre per l’inverno raggiungono quasi lo stesso livello con una percentuale pari al 45%, rispetto al 55% dell’uomo. Il nostro obiettivo, in un paio di stagioni, è raggiungere lo stesso grado, in percentuale, della collezione invernale donna, attraverso una coordinazione e un’offerta più mirate.

In un mondo che si sta dirigendo sempre più verso un’estetica green e responsabile, in che modo il marchio si adatta alla ricerca e alla selezione dei materiali?

Eco mira a promuovere il concetto di upcycling. Siamo in contatto con l’azienda Our-Ocean Repreve che raccoglie bottiglie disperse nell’oceano e le trasforma in un tessuto che abbiamo deciso di inserire nella collezione, per creare un capo green. Qui, interni ed esterni sono 100% riciclati. Un ritorno dei tessuti naturali come popeline, misto lino, cotone lavato e tinto. Dopo l’uso massiccio di nylon e poliestere si fa una marcia indietro. Proponiamo t-shirt in cotone organico difficile da recuperare, a causa di tinte limitate. Se si utilizza un tessuto organico e si attua una tintura non a norma, si perde il valore naturale che il tessuto ha come caratteristica. Testiamo tutti i capi, certificando i tessuti con un’analisi interna.

Il capospalla, che vi ha sempre contraddistinto, in percentuale, quanto conta rispetto agli altri prodotti?

Nella stagione invernale il capospalla ha un valore di circa il 60%, rispetto alla stagione estiva che raggiunge il 55%.

I capi in pelle, uno dei vostri prodotti di punta, hanno la stessa influenza del passato?

Vendiamo circa 5 mila capi in pelle all’anno, una grande cifra in proporzione. Anche se si sta diffondendo l’utilizzo della pelle sintetica, rimaniamo fedeli alla nostra etica, producendo prodotti di alta qualità. Il nostro elemento distintivo è la capacità di offrire ai nostri clienti un total look.

Come vedete Blauer Usa tra cinque anni? 

Attraverso una strategia di comunicazione mirata, stiamo riuscendo ad attirare l’attenzione di un target più giovane (circa 14-15 anni), un bel segnale che costituirà una fetta di mercato dei consumatori del futuro. A fine luglio, inoltre, apriremo un nuovo store a Roma e siamo in trattativa per un altro nel centro di Torino. L’obiettivo, diventato quasi una necessità, è quello di aprire più store monobrand per mantenere alta la nostra immagine. Tra franchising e negozi di proprietà, raggiungiamo in Italia un numero pari a 15, che a breve arriverà a 20. Ci piacerebbe espandere la nostra rete anche all’estero.

Quanto ha fatturato l’azienda nel 2022?

Blauer Usa è in vetta rispetto Ten c, che è un marchio di lusso nato da poco. L’anno 2022 si è concluso con un fatturato di 73 milioni di euro, più 12 milioni solo per le calzature. Quest’anno dovremmo superare gli 80 milioni, sommando i 14 milioni derivati dalla licenza delle scarpe.

Di questo fatturato, quanto è il ricavato del mercato italiano?

Circa il 65% del fatturato di Blauer Usa è in Italia. Mentre Ten c fattura circa il 60% all’estero e il 40% nel Bel Paese.

Quali sono i paesi in cui i suoi brand performano al meglio?

Da più di vent’anni il marchio è molto apprezzato in Germania e Austria. Ma anche Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca e Polonia registrano ottimi risultati. Prima dello scoppio della guerra vendevamo molto bene anche in Russia. Da poco abbiamo aggiunto tra i clienti l’Inghilterra e stiamo lavorando per acquisire nuovi mercati come la Corea, il Giappone e la Cina, ma abbiamo ancora un mondo davanti. Oggi tutto è improntato sulla comunicazione, bisogna trovare delle formule di vendita più strutturate. In Corea, con Ten c, collaboriamo con un grosso gruppo, che nell’arco di tre anni aprirà 10 negozi monobrand in tutto il paese. Non avendo fondi facciamo tutto, al meglio, con le nostre forze, crescendo in modo equilibrato e sano. L’immagine è importante quanto il fatturato, senza quella è difficile crescere.

La passione per il disegno è ancora possibile pur ricoprendo il ruolo di presidente?

Essendo direttore creativo, supervisiono ogni step dall’inizio alla fine del percorso, non sono un designer ma un grande osservatore. Questa è sempre stata un po’ la mia fortuna, che mi ha spinto a scegliere di intraprendere una direzione rispetto a un’altra. Bisogna realizzare un prodotto di tendenza ma funzionale, con un ottimo rapporto qualità/prezzo. I nostri tempi di consegna sono ottimi, con il 95% del venduto, e facciamo anche riassortimento sugli articoli continuativi.

Tra qualche anno il mondo del capospalla subirà dei cambiamenti?

Ci sarà un cambiamento nei materiali, una grande ricerca che è giusto che ci sia per ridurre l’impatto ambientale. Lo stretch è ancora molto utilizzato, apprezzato anche dall’uomo per le sue caratteristiche di comfort. Un mix di materiali sintetici e naturali che combinati creano nuovi tessuti. Il costo della produzione sta cambiando così come le tecniche di tintura. La praticità e la comodità non hanno prezzo. D’inverno vendiamo un sacco di capi in materiale impermeabile con l’interno in piuma o in nylon. Torneranno sicuramente i cappotti e la lana. Per la stagione invernale, quest’anno, abbiamo realizzato dei piumini in flanella leggera spalmata, per donare morbidezza e impermeabilità. Il materiale è alla base di tutti i volumi. La moda è sentirsi a proprio agio con i capi che si indossano. La comodità del piumino è abbastanza insostituibile.

Per avvicinarsi maggiormente alla giovane fascia di mercato, prima citata, come si esprime Blauer Usa in termini di vestibilità?

Con capispalla over e slim, anche se ora sono sempre più apprezzati quelli slim. La cosa che mi affascina di questo nuovo target è il vestirsi per stratificazioni, mixando i capi con qualità specifiche adatte a ogni situazione. Per questo i tessuti devono essere testati.

Quest’anno non sarete più presenti a Pitti, continuerà la vostra presenza nelle fiere?

Rispetto al periodo pre-pandemia, stiamo anticipando l’uscita della collezione di due mesi, e nei giorni di Pitti avremo già venduto il 70-80% del nostro budget. Per questo motivo, nonostante la fiera rimanga comunque tra le più importanti a livello internazionale, per noi partecipare non avrebbe molto senso. In primis, a parer mio, dovrebbe anticipare le uscite per evitare certe problematiche. E, inoltre, potrebbe dare più spazio alla moda di ricerca, non solo all’abbigliamento maschile premium e classico, puntando sulla new generation e brand emergenti.

di Cristiano Zanni e Maria Pina Ciuffreda

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