Ecoalf: “Puntiamo alla CO2 neutral entro il 2030”

26 Luglio 2022
In evidenza un’immagine del progetto di Fondazione Ecoalf “UTO – Upcycling the Oceans”

Da quando, nel 2018, si è classificato come primo brand spagnolo ad aver ottenuto la certificazione B Corporation, con il punteggio 81.8, Ecoalf non ha mai smesso di lottare per i propri principi.

Gli stessi che lo hanno portato a superare un altro scoglio, quello del raggiungimento del primo posto nella classifica delle aziende più green del pianeta ottenendo il punteggio di 99.1 nella B Corp. Sono ben 4.320 le aziende, in più di 77 nazioni, che sono riconosciute come migliori per la Terra.

La sua è una filosofia di sostenibilità che ha una sola mission: raggiungere i più alti standard di performance a livello sociale, ambientale, di trasparenza e responsabilità. Una visione che, a lungo termine, punta a limitare (se non a eliminare) l’uso delle risorse naturali in maniera incondizionata per assicurarle alle generazioni successive.

Nel futuro, l’azienda, punta a diventare la migliore per il mondo – e non la più grande – e guarda al 2030 con prospettive positive: “Il nostro obiettivo entro il 2030 è quello di diventare CO2 neutral, puntando alla rigenerazione del prodotto e utilizzando materiali come la canapa”, ha dichiarato alla redazione di HUB Style Carol Blázquez, head of innovation & sustainability di Ecoalf.

Ed è proprio con lei che abbiamo avuto modo di parlare dell’azienda e del percorso che sta intraprendendo in termini di sostenibilità.

Carol Blazquez, head of innovation & sustainability di Ecoalf

Quando hai cominciato a lavorare per Ecoalf?

La mia esperienza all’interno dell’azienda è partita 12 anni fa, nel 2010, quando è cominciato tutto. In quel periodo ero decisa a prendermi una pausa dal mondo della moda perché, fino ad allora, tutto ciò che avevo visto in questo settore andava contro ai giusti ideali di etica e sostenibilità.

Come sei entrata a far parte di quest’azienda?

A maggio 2010 mi presi una pausa dal mondo fashion e un giorno, su un giornale, vidi il progetto Ecoalf di Javier. Fin da subito pensai che la sua iniziativa fosse diversa, migliore, e da quel momento capii di voler lavorare in un ambiente moda “alternativo”. A settembre dello stesso anno ci siamo incontrati e una settimana dopo stavo già lavorando con lui.

Secondo voi è possibile che un’azienda arrivi a essere sostenibile al 100%?

No, non è possibile. Anche perché credo che si può sempre fare di più. Il tema della sostenibilità è molto ampio e complesso, si parla di persone e ambiente.

Quali sono gli elementi più importanti che portano Ecoalf a essere un’azienda green?

Per classificarsi BCorp ci sono cinque aree diverse: governance, quindi responsabilità e trasparenza, persone, come stipendi e benefit, comunità, quali politiche di fornitura e logistica, ambiente, cioè l’efficienza energetica e l’impatto ambientale, e, infine, i clienti. Nel 2018 abbiamo ottenuto il punteggio di 81.8 mentre ora, nel 2022, siamo a 99,1. Miglioramento dovuto a tutti e cinque i punti citati prima ma, in particolare, grazie al tema della sostenibilità ambientale. Infatti il nostro focus si pone principalmente sui materiali e sui loro processi di lavorazione. Facciamo tutto ciò perché è fondamentale far sapere ai clienti cosa stanno comprando, informando consapevolmente e, di conseguenza, evitando il greenwashing.

In percentuale, quanto conta l’apparel sul totale del fatturato?

Circa il 70% rispetto agli accessori.

Per quanto riguarda gli accessori, riuscite ad attuare le medesime pratiche sostenibili?

Le calzature sono le più complicate perché entrano in circolo diversi fattori e componenti. A oggi, sicuramente, esistono molte pratiche per rendere più green una scarpa ma bisogna tener conto anche della sua durevolezza. Bisogna, dunque, trovare il giusto equilibrio tra funzionalità e sostenibilità.

Un prodotto green riuscirà ad avere lo stesso prezzo di uno che non lo è?

Molto complicato. Lo scopo principale per noi aziende è quello di far capire che è molto più importante comprare un capo di qualità e sostenibile, nonostante il prezzo più elevato, perché rispetta l’ambiente e le persone. E quindi, sicuramente, comprare meno ma meglio, questo è lo shopping del futuro.

In termini di sostenibilità, in futuro ci saranno cambiamenti importanti?

Ci saranno moltissimi cambiamenti perché nel mentre aumenteranno sempre più i regolamenti e le legislazioni europee che imporranno a tutti di lavorare in termini di salvaguardia del pianeta e delle persone. Per me la differenza si troverà sempre nei propositi che ha l’azienda. E per Ecoalf sono quelli di proteggere le risorse naturali partendo dalle decisioni perché ogni scelta può avere un impatto negativo o positivo. Il nostro obiettivo entro il 2030 è quello di diventare CO2 neutral, puntando alla rigenerazione del prodotto e utilizzando materiali come la canapa. Per ora, il nostro scopo è quello di ridurre questo impatto.

Come sarà Ecoalf tra dieci anni?

Dieci anni sono tanti. Mi piacerebbe molto lavorare su tutte quelle tematiche legate alla Terra, partendo dalle diverse iniziative in merito e utilizzando solo materiali che impattano in maniera positiva sul pianeta. Continueremo comunque ad affidare la nostra produzione esternamente perché c’è più possibilità di cambiamento e di evoluzione. Per esempio, adesso stiamo lavorando molto con il poliestere riciclato ma, magari, tra qualche anno, utilizzeremo la canapa.

di Cristiano Zanni

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