Valorizzare le connessioni attraverso l’intelligenza artificiale

18 Giugno 2024

Parola chiave: innovazione. Oggi per sopravvivere nella giungla del mercato del fashion e per crescere, i brand devono emergere e innovarsi ciclicamente. L’intelligenza artificiale è un esempio di nuova tecnologia che consente vantaggi nella performance complessiva. Ne abbiamo parlato con Armando D’Alessandro, founder and ceo di Fashion Blitz che, nell’ultimo decennio, ha messo a disposizione il proprio know-how per supportare le aziende moda, riducendo tempi e sprechi e aumentando, di conseguenza, le vendite.

Puoi raccontarci un po’ del tuo background e del percorso che ti ha portato dove sei oggi?

Mi occupo di moda da quando avevo diciott’anni. I primi vent’anni della mia carriera li ho dedicati al lato commerciale, lavorando per aziende come Basile e Luciano Soprani. Successivamente, ho aperto diversi showroom nel nord Europa, rappresentando e lanciando oltre 50 aziende sul campo internazionale oltre alla mia linea di calzature, che già 35 anni fa aveva un forte mix marketing e servizio alla clientela a supporto del prodotto. Dopo questa fase dedicata alle vendite, per circa undici anni, ho aiutato circa oltre 40 brand di moda a delocalizzare la produzione di campionari e produzioni in Asia. Rientrando in Italia negli ultimi dieci anni, ho utilizzato il know-how acquisito per creare innovazioni tecnologiche per supportare il mondo moda, riducendo tempi e sprechi e aumentando le vendite. Noi utilizziamo l’intelligenza artificiale già da otto anni per raccontare i prodotti affinché sia la forza vendite come anche chi sta in negozio sappia trasmettere le peculiarità di ogni capo, che è uno dei vari problemi che ancora oggi esistono e l’abbiamo fatto in modo pionieristico, ma è stato con l’avvento degli ultimi 18 mesi che il mio interesse verso l’intelligenza artificiale è cresciuto notevolmente vedendo il moltiplicarsi di soluzioni sempre più sofisticate e semplici da utilizzare.

È vero che a maggio 2024 l’adozione dell’intelligenza artificiale tra professionisti e aziende ha raggiunto livelli significativi? Puoi darci un quadro generale della situazione?

Assolutamente sì, se parliamo di grandi aziende strutturate. Secondo i dati più recenti, circa il 42% dei professionisti IT nelle grandi organizzazioni ha già implementato l’AI, mentre un ulteriore 40% sta esplorando il suo utilizzo. Questo indica che una grande maggioranza delle imprese la sta incorporando nelle loro operazioni, principalmente per l’automazione dei processi IT, la sicurezza, la rilevazione delle minacce e l’analisi dei dati aziendali. Ma questi dati riguardano solo le grandi aziende.

La sua attenzione è rivolta alle piccole e medie aziende e agli artigiani. Perché crede che l’AI sia così cruciale per loro?

L’intelligenza artificiale rappresenta una rivoluzione paragonabile all’invenzione della luce elettrica, ancora più potente di quello che è stato Internet per le aziende. Tuttavia, a differenza di Internet, l’AI ha un impatto maggiore sul business-to-business, un’area fondamentale per le PMI e gli artigiani. Può migliorare l’efficienza interna e verso i clienti, ridurre i costi e liberare risorse preziose che possono essere reinvestite in modo più produttivo, oggi più che mai il problema più grosso è quello di generare fatturato sicuro. Per le piccole aziende, questo può significare la differenza tra la sopravvivenza e la crescita esponenziale.

 Come possiamo rendere più consapevoli le PMI italiane dell’importanza dell’AI, facendogli superare la diffidenza verso queste nuove tecnologie?

Il problema più grosso è quello del gap culturale e, a volte, la mancanza di curiosità direzionata verso la digitalizzazione. Negli ultimi anni abbiamo visto come l’Italia fosse arretrata rispetto all’adozione di nuove tecnologie, soprattutto l’intelligenza artificiale. Oggi queste sono diventate alla portata di tutti. Tuttavia, ancora oggi, quando entro nelle aziende e parlo di strumenti, trovo spesso troppa diffidenza: non dovremmo cercare di combattere la digitalizzazione ma capire, o far capire, quanto sia importante. Secondo me, l’informazione e la formazione sono alla base di tutto.

Quali strategie propone per superare il problema della mancanza di competenze interne e della consapevolezza sui vantaggi dell’AI nelle PMI italiane?

Sono entrambi problemi significativi per le PMI in Italia. Questi fattori contribuiscono a un divario sempre più crescente tra le piccole e le grandi aziende, che hanno risorse dedicate e possono permettersi di investire in nuove tecnologie. Per colmare questo divario, propongo diverse strategie: creare programmi di educazione che non solo informino sugli strumenti disponibili, ma che dimostrino anche casi d’uso concreti e successi reali, offrire servizi di consulenza che aiutino le PMI a identificare le aree di implementazione, promuovere la collaborazione con artigiani, grandi aziende e istituzioni accademiche, organizzare e diffondere eventi di formazione e informazione, implementare sempre più politiche che supportino l’adozione dell’AI e promuovere l’uso di strumenti basati su cloud che siano facili da implementare e usare. Anche con piccoli investimenti si vedono rapidamente i benefici.

Armando, hai qualche considerazione finale che vorresti condividere con i nostri lettori?

Mi auguro soprattutto che questa intervista susciti un po’ di curiosità e la voglia di capire le grandi opportunità che questo momento storico ci offre. Siamo di fronte a una rivoluzione tecnologica senza precedenti e intravedo due possibili scenari: nel primo, comprendiamo come sfruttare al meglio l’intelligenza artificiale nelle nostre attività, trasformandola in un vantaggio competitivo. Nel secondo, se non coglieremo questa opportunità, rischiamo di subirne solo le conseguenze. A volte, fare questo passo da soli può sembrare difficile. Tuttavia, ci sono molti professionisti e aziende che negli ultimi anni hanno investito tempo e acquisito esperienze significative in questo campo. È forse il momento di utilizzare una parola magica che non spesso in Italia viene sfruttata: sinergia. Dobbiamo fare squadra, collaborare e condividere competenze e risorse, perché questo momento potrebbe rappresentare una grande opportunità per tutti noi.

di Cristiano Zanni

Ti è piaciuto questo articolo?

Condividilo su

NEWSLETTER
Unisciti alle altre 40.000 persone Ricevi la nostra newsletter settimanale dove parliamo di sport, prodotto,
aziende e tutte le novità del mondo del Trade Sport
Iscriviti ora