Un cambiamento indispensabile per combattere il greenwashing

Sempre più frequenti sono le accuse di greenwashing nell’industria moda nei confronti di marchi e rivenditori che promuovono prodotti “verdi” per aumentare o mantenere la loro quota di mercato. Il greenwashing è un neologismo inglese, generalmente tradotto come ecologismo o ambientalismo di facciata. Attraverso pubblicità ingannevoli i brand si fanno portavoci di valori e sistemi produttivi che di “green” hanno ben poco.

Come riportato su The Fashion Law la CMA, l’autorità per la concorrenza e i mercati del Regno Unito, ha annunciato nel luglio 2022 di aver avviato le indagini verso una serie di rivenditori di moda come Asos, Boohoo e George at Asda. Un campanello di allarme per tutte le aziende, non solo di moda, che commercializzano prodotti responsabili, esponendosi così maggiormente a ulteriori controlli.

Il prezzo è un fattore determinante per la decisione di acquisto da parte della maggior parte dei consumatori. Tra questi però c’è anche una parte, seppur ancora molto piccola, più sensibile e attenta alle esigenze del pianeta che ci ospita, privilegiando l’acquisto di capi che hanno un minor impatto sull’ambiente, la cui domanda è diventata sempre più crescente. Ciò ha portato i rivenditori a integrare nella loro offerta più prodotti green, senza prove indispensabili per certificare queste affermazioni.

La situazione è stata ulteriormente amplificata dalle iniziative intraprese dall’Ue che hanno ridisegnato radicalmente i confini della responsabilità ambientale. Un esempio è la proposta presentata nel febbraio del 2022, la CSDD, mirata ad apportare i comportamenti aziendali nelle loro attività e catene di approvvigionamento. Un drastico cambiamento che prevede la trasparenza attraverso l’informativa.

Sembra che le aziende non possano più permettersi di fare affermazioni sulle credenziali di “sostenibilità” di un prodotto senza una conoscenza approfondita di ogni fase della catena di fornitura di quel prodotto.

Apportare azioni correttive è il primo passo per evitare la percezione di greenwashing.

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