Ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti vengono prodotti dall’Unione Europea. Tra il 2000 e il 2015 la produzione di abbigliamento è raddoppiata, mentre il suo utilizzo è diminuito del 39%, una riduzione drastica del ciclo di vita dei prodotti tessili. Il settore moda è responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale idrico a causa dei processi di lavorazione come tintura, finitura e il conseguente lavaggio, di capi sintetici, che ogni anno rilascia 0,5 milioni di tonnellate di microfibre nei mari.
Ma il panorama non si ferma qui, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, i prodotti tessili consumati nell’arco del 2020 hanno generato emissioni di gas serra pari a 121 milioni di tonnellate.
L’aggravante è il fast fashion, favorito in gran parte dai social e che propaga trend a un ritmo più rapido e a un pubblico di consumatori sempre in ascesa rispetto al passato.
Sono molte le soluzioni responsabili per ovviare a queste problematiche, tra cui un nuovo modello di business individuato come economia circolare, che consente la progettazione di prodotti realizzati in modo tale da consentire il riutilizzo e un riciclo semplificato.
Quindi, la domanda sorge spontanea: l’industria della moda può diventare sostenibile?
La sensibilizzazione di queste tematiche oggi è ben divulgata da molti brand, alcuni macchiati di greenwashing, che sfruttano questa nobile causa, scaturita da una reale crisi climatica, per cavalcare l’hype mediatico ed economico. Altri realmente responsabili e impressionati, che propongono attraverso ricerca e contemporaneità nuove soluzioni di progettazione, che portano alla creazione di prodotti caratterizzati da una forte personalità estetica.
Vusciché
Il brand slow fashion nato nel 2020, attraverso risorse disponibili, realizza accessori e capi di abbigliamento, riciclando tessuti tipici come coperte, copriletto, lenzuola, tende o scarti di produzione rimanendo fedele alla tradizione abruzzese, coinvolgendo artigiani locali che regalano al prodotto quella bellezza senza tempo. Vusciché nel dialetto locale significa miscela, infatti il brand attraverso un mix di contemporaneità e tradizione, crea un ricettario in cui le pietanze principali sono composte da longevità, naturalezza e riciclo.
Ripple, in nome della collezione spring-summer 2023, trae ispirazione dal bene più prezioso: l’acqua. Tele grezze, cotoni e damaschi rigenerati, cupro, reti in cotone che si plasmano in tagli e cuciture che rimandano all’effetto increspato di uno specchio d’acqua.
“L’approccio è fare un passo indietro e apprezzare ciò che è già stato creato e che dovrebbe essere mantenuto, e magari sperare che durino ancora anni”, afferma Diana Eugeni Le Quesne, mente creativa di Vusciché.
Atelier Florania
Fondato nel 2021 da Flora Rabitti, il brand è una celebrazione della natura in chiave post punk, con riferimenti a lavorazioni giapponesi e un velo di mistero conferito dalla passione per la mitologia. Florania è un marchio prêt-à-porter indipendente, genderless e no season. Un percorso sperimentale che trasforma capi vintage e rimanenze tessili, pilastri su cui si costruisce il marchio. L’upcycling incontra tessuti bio e naturali, infatti il brand utilizza il 70% di cotone biologico GOTS e altre fibre sostenibili (bambù, menta, canapa) e il 30% di materiali riciclati (denim vintage, cachemire e jersey). La sua catena è quasi completamente concentrata in Italia a eccezione del packaging.
“Credo che ci sia stata una grande inversione di tendenza tra le necessità e gli interessi delle vecchie generazioni di fashion people e quelle nuove: le urgenze climatiche e sociali hanno plasmato il nostro gusto e, di conseguenza, definito ciò di cui vogliamo circondarci”, afferma Flora.
Un manifesto che denuncia una moda fredda, spersonalizzata e consumistica, dagli standard irraggiungibili.
Garbage Core
Il progetto Garbage Core nasce dalla mente creativa di Giuditta Tanzi. Capi handmade e riciclati che manifestano l’anima e un lato emozionale che solo un abito vissuto può trasmettere, arricchito dalle esperienze delle persone che precedentemente lo hanno indossato.
Le creazioni del brand sono frutto di un’attenta selezione di abiti di seconda mano, tessuti deadstock e materiali riciclati raccolti in Italia. “Esperti venditori di pulci e cacciatori di tesori”, è così che si definisce questa eclettica realtà, un laboratorio in cui sperimentare attraverso tecniche di drappeggio e patchwork per creare tessuti originali in cui ogni piccolo dettaglio fa la differenza.
Tutta la produzione della collezione avviene nello studio di Milano. Tracce di vite passate si trasformano in nuove visioni estetiche.
Les Fleurs Studio
Les Fleur Studio nasce nel 2017 dalla fondatrice Maria Bernad come un negozio vintage. La voglia di cambiare il sistema moda, sempre più inquinante, spinge la direttrice creativa a realizzare pezzi unici che racchiudono un significato dietro ogni lavorazione. Capi da zero rifiuti progettati con il riutilizzo di materiali riciclati. Un approccio artistico che trae ispirazione dalla natura, con l’intento di cambiare la mentalità radicata di un consumatore circondato da un mare di capi clonati.
Rafael Kouto
Marchio d’avanguardia fondato nel 2017, che esprime attraverso la couture una fuga dal capitalismo. Caratterizzato da un’estetica visionaria, Rafael Kouto fonde la cultura africana e occidentale, creando pezzi unici di alta qualità. La produzione è tutta concentrata in Svizzera e si avvale di tecniche artigianali e tradizionali. Nuovi vestiti e accessori creati attraverso la tecnica dell’upcycling, pre e post consumo. Un’estetica influenzata dal suo primo viaggio in Togo, che ha definito il suo concept e modello business. La sensibilità verso l’uomo e l’ambiente si evince dalle sue creazioni che creano un dialogo armonico fra cultura, etica e moda.
Erme Pakel
“Cosa è indispensabile nel mio guardaroba di tutti i giorni?”: questa è la domanda che il designer di origini turche Emre Pakel, si è posto durante il suo processo creativo. L’omonimo brand, fondato nel 2018 ha come tratto distintivo la sperimentazione in particolar modo dei materiali come il poliestere riciclato da bottiglie di plastica. Realizzare capi utilizzando meno materiali possibili è la sua missione, per salvaguardare l’ambiente attraverso la creatività. Un brand versatile improntato sull’idea di realizzare usi multipli con un singolo prodotto, una via per non perdersi nell’abbondanza a volte effimera della moda. Unico desiderio: “Transform the Fashion to Sustainist Circulation for Earth”.
di Maria Pina Ciuffreda











