L’Influencer Marketing crescerà fino 21,1 miliardi di dollari nel 2023

Spingere o deviare i consumi delle masse, oggi è un ruolo importante, rivestito dagli influencer. Vere e proprie figure professionali attive sui social network, con community formate da un numero consistente di followers. Attraverso la comunicazione di contenuti ad hoc ispirano il consumatore, allontanandosi dal vecchio modello di economia lineare.

Secondo The State Of Influencer Marketing Report 2023, rapporto curato Influencer MarketingHub, quest’anno il settore dell’Influencer Marketing è destinato a crescere fino 21,1 miliardi di dollari nel 2023.

Divulgazione responsabile

Ladeja Godina Košir, fondatrice e direttore esecutivo di Circular e co-chair dell’European Circular Economy Stakeholder Platform racconta: “Visto l’attuale sviluppo dei social media, possiamo davvero dire che ognuno di noi può essere un mezzo di informazione. Quello che trovo rilevante quando parliamo di influencer, prima di tutto, è che bisogna capire come includerli e integrarli, evitando di ignorare un fenomeno che ha sicuramente un forte impatto”.

I social network, usati sapientemente, sono delle vetrine che permettono di rafforzare attività di divulgazione e informazione. Importanti sono i valori trasmessi, oltre che i contenuti, mostrando attraverso i fatti soluzioni concrete. Per colmare il divario tra la consapevolezza della sfida climatica e l’azione individuale, in otto Paesi europei, è stato lanciato PSLifestyle, progetto Horizon 2020 che ha tra i propri partner Circular Change e il Fondo per l’innovazione finlandese SITRA e che vedrà la nomina di alcuni influencer in qualità di ambassador.

La divulgatrice e imprenditrice Camilla Mendini spiega :“Quando le prime aziende hanno iniziato a contattarmi, di fronte al rischio di greenwashing, era necessario distinguere quali fossero davvero le aziende che avevano davvero adottato il valore circolarità da quelle volevano utilizzare i social solo per farsi belli agli occhi dei clienti. Il mio approccio è sempre stato quello che ho da consumatrice. Non sono contro il consumo, ma credo in un consumo consapevole: quindi pochi acquisti, fatti con cognizione di causa, capendo come usare i prodotti, mantenerli al meglio allungando la loro vita. Per me era ed è importante mostrare a chi mi segue anche aspetti più semplici come i vantaggi ambientali ed economici della scelta di prodotti ricondizionati o della convenienza di riparare a casa un vestito.”

Tra gli influencer

Tra le voci del panorama digitale, spicca senza dubbio, quella di Bea Johnson, autrice franco americana che abbraccia il mantra zero-waste. I suoi contenuti puntano a mostrare il risparmio di tempo e denaro che si ottiene aiutando il pianeta.

Della stessa linea di pensiero è Haral Fried, attivista, acceleratore dell’azione, imprenditore, mentore, consulente e noto sostenitore dell’economia circolare, che utilizza come strumento di divulgazione Linkedin, rete professionale più grande al mondo.

Teresa Agovino, consulente della UNWTO (World Tourism Organization) aggiunge: “Nel momento in cui le aziende mi contattano, ovviamente dopo aver fatto un un’analisi approfondita e nel caso in cui queste non siano allineate con la mia filosofia di sostenibilità, quello che faccio è evitare di dire un no secco, declinando semplicemente la collaborazione nella campagna di marketing. Provo invece a dare una serie di consigli in stile consulenziale, ovviamente molto ridotti, altrimenti non sarebbe sostenibile né economicamente né in termini di tempo. Lo faccio per far capire rischi del greenwashing e sia eventualmente per indirizzarli verso delle politiche di sostenibilità più strutturate e più e più coscienziosa. E l’effetto di questa spinta gentile (nudge) che ho notato è duplice. Cioè, se l’azienda sta andando deliberatamente verso il greenwashing, magari ci ripensa. All’opposto, nel momento in cui l’azienda non sta volutamente facendo greenwashing, nel senso che semplicemente aveva affidato la gestione del progetto all’area marketing o comunicazione, magari inizia a pensare alla sostenibilità in maniera un po’ più olistica.”

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