Rivoluzionata e futurista

18 Febbraio 2022

di Sara Fumagallo

Con una lunga esperienza nel settore del fashion, Esc Group si presenta al comparto come il player 4.0 in cui ricerca, innovazione e consulenza a 360° giocano un ruolo fondamentale. Un concept showroom e un’interactive agency specializzata nello sportswear e nel lusso (accessibile) che da oltre 30 anni lavora nel mercato del nord-est Italia, consolidando importanti sinergie con realtà come Borbonese, Coccinelle, Gallo, North Sails, Mabrun, Pollini, RRD – Roberto Ricci Design.

Velocità, impegno, conoscenza e passione definiscono la vision aziendale che nel claim “Looking beyond the moon into the deep space” trova la sua massima rappresentazione: guardare oltre e continuare a migliorarsi. All’interno di uno spazio espositivo di 1.000 mq infatti, il team lavora per garantire ai suoi clienti una customer experience rivoluzionata, in cui la comunicazione digitale si unisce a quella più convenzionale.

Sistema Nervoso Centrale

Per l’azienda veneta la tecnologia è imprescindibile a tal punto da averla impiegata come key point nella strutturazione di un sistema capace di creare beneficio tra agenzia, azienda e negoziante.

Una “tendenza hi-tech” che si ripropone anche nel nome, Esc – tasto presente sulla tastiera del computer – e che tra gli Anni ’80 e ’90 le ha permesso di introdurre uno strumento innovativo che ancora oggi governa i suoi processi gestionali.

Un “sistema nervoso centrale”, come spesso viene definito, che ha assicurato al player di diventare nel 1983 uno dei primi a possedere un sito web e successivamente, nel 1999, a disporre di un’agenzia totalmente in cloud. Ultima grande virata, quella determinata dalla crisi pandemica che ha incoraggiato l’azienda a siglare diverse partnership con società tecnologiche (come digital signage marketing, data provider e adv) per offrire maggiore supporto alle attività riguardanti la filiera della moda.

A parlare è Giorgio Magello Mantovani, ceo di Esc Group.

Per la sua azienda la tecnologia è fondamentale tant’è che ha iniziato a usufruire di un sistema di “monitoraggio clienti”. Ce ne parli raccontandoci anche di come, questo processo, vi è utile in termini di strategie e decisioni. 

Dalle origini la mia agenzia si avvale di un sistema informativo di nostra concezione che coordina tutte le attività di pianificazione campagna vendite e selezione della clientela, seguendo tutti i processi dell’attività e divenendo un vero e proprio gestionale autoctono e omnicomprensivo della nostra organizzazione. Oltre a questo software, che rappresenta il nostro “sistema nervoso centrale”, abbiamo provveduto a interagire con organizzazioni data bank che monitorano le linee di credito, il rating e i bilanci di esercizio, l’elenco fornitori principali dei punti vendita, per garantire a noi stessi e alle aziende una distribuzione qualificata, in target, economicamente e finanziariamente corretta. In parole più semplici, cerchiamo di avvalerci di ogni data inerente la clientela esistente sul territorio per meglio effettuare scelte operative e finalizzare valide performance.

In che modo siete riusciti a conciliare l’online con l’offline?

Questo binomio concerne più le dinamiche aziendali dei brand e le attività di e-commerce dei retailer piuttosto che essere oggetto di attività della nostra agenzia. Tuttavia, agli inizi degli Anni ‘80 abbiamo divulgato la necessità di informatizzazione per i retailer e negli Anni ‘90 abbiamo palesato che l’online avrebbe rappresentato una crescente componente nelle vendite effettuate verso gli utenti finali. Da allora continuiamo a convincere la nostra clientela che il digital è un terreno su cui cimentarsi per non subire il progresso tecnologico e come sia fonte di auto-arricchimento delle dinamiche gestionali degli stessi store fisici. La pandemia ha reso più palesi le nostre convinzioni e quindi ci adoperiamo perchè la nostra clientela comprenda la metamorfosi in atto nel commercio globale dove content creators e influencer condizionano le propensioni di acquisto del consumatore finale attraverso i social media. E quindi un allineamento dal punto di vista digitale, lo sviluppo di certe competenze e la dimestichezza nell’utilizzo di questi strumenti diventano fondamentali anche per il piccolo negozio di prossimità.

Come evolverà il mercato del fashion nel prossimo futuro? Quale sarà il valore della tecnologia per il comparto?

Se consideriamo come solo tre anni fa il cliente veniva raggiunto da messaggi promozionali, commisurandolo a quanto oggi sia bersagliato da continue e diverse sollecitazioni (almeno 100 volte in un minuto), possiamo comprendere come la velocità rappresenti un terreno di confronto per l’evoluzione generale del mercato. Dove velocità non significa “decadimento” di qualità o scelte più affrettate, bensì che in meno tempo brand e prodotti devono saper trasmettere i propri valori di qualità, distinzione e coerenza con le promesse aspirazionali che evoca. I social media trasmettono più rapidamente nuovi valori di status tra le persone, più determinano nuove esigenze che il mercato deve saper cogliere e dare pronte risposte. E le attività offline si integreranno maggiormente con quelle online, dando vita a un commercio già da molti chiamato “onlife”. Chi avrà saputo contemplare gli aspetti delle due diverse realtà resterà attore principe e competitivo sul mercato. Il flusso creativo parte oggi dall’utenza finale più che da strategie aziendali. La tecnologia intesa come “AI” avrà il ruolo di regina nell’evoluzione dei mercati perchè consente una velocità di raccolta dati superiori alle capacità umane. Inoltre, consente la corretta interpretazione dell’esperienze di consumo, generando la strutturazione di nuovi desideri. Questa rappresenta già oggi la linfa vitale dei nuovi mercati che continueranno a crescere, nonostante gli ostacoli creati dalla pandemia e dalla contrattura economica. I mercati, specie quello moda, rappresentano la stessa evoluzione del genere umano.

 

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