di Sara Cinchetti
Con una holding oggi managerializzata, Enzo Fusco racconta il presente e il futuro di FGF Industry. Il presidente del Gruppo non prevede nuovi innesti nel portafoglio dei clienti ma vuole consolidare i marchi attivi con nuovi mercati e partnership. A conferma di questa decisione ci sono i fatturati, che registrano un trend positivo.
E per quanto riguarda Pitti 101 la holding sarà presente per “farsi conoscere”.
Nel 1998 ha deciso di dar vita a FGF Industry. Nata come azienda familiare, oggi può definirsi ancora tale?
Diciamo che essere azienda familiare può essere una fortuna o una sfortuna. Si è ovviamente uniti e compatti e si conosce perfettamente di chi ci si può fidare. Tuttavia quando si cresce, inevitabilmente è necessario diventare più “manageriali” e quindi si devono iniziare a inserire professioni esterne. E anche per noi è così, infatti abbiamo persone che lavorano ancora nella nostra struttura da 15/20 anni e restano i nostri punti di riferimento e forza. Un aspetto assolutamente positivo, considerato che nel lavoro è anche molto importante potersi fidare e lavorare con gente competente.
Oggi com’è definito il board?
Io sono il presidente e, anche se credo di aver fatto praticamente tutto in quest’azienda, oggi mi occupo della parte stile e produzione. In qualità di direttore creativo ritengo il prodotto fondamentale. Mia figlia Federica si dedica della parte di comunicazione e pubblicità e il marito Giuseppe D’Amore, oltre che occuparsi della linea Blauer HT che fa caschi, per altro molto belli, si interessa di tutta la vendita online. Mia moglie (Silvana Settanino), insieme al responsabile, si interessa dell’amministrazione. Ovviamente poi abbiamo una serie di professionisti che ci supportano.
Ci racconti di Blauer e degli altri brand del Gruppo.
Blauer è colui che ci ha fatto nascere, conoscere e che ci ha permesso di strutturare operazioni interessanti. Considerato che con il marchio non siamo presenti in America e Asia, il goal è approcciare questi mercati. Ten C invece, avendo un grandissimo successo nel luxury, viene già venduto in tutto il mondo.
A proposito dei vostri marchi, qual è l’attuale realtà di punta in termini di fatturato della holding?
Sempre Blauer. Si tratta di un nome solido che, devo riconoscere, anche in questi tempi ha aumentato i fatturati. Sicuramente quindi è la capogruppo.
E a proposito degli altri brand cosa può dirci?
Stanno crescendo indubbiamente. Ten C, da quando abbiamo deciso di presentare un total look e attuare operazioni sul prodotto, da due stagioni a questa parte, raddoppia il fatturato a ogni stagione. Certo è che è un marchio giovane, ma certamente ci sta regalando importanti soddisfazioni.
Quindi voi in questi ormai due anni di Covid, come li avete gestiti? Quanto hanno gravato sul fatturato?
Abbiamo cercato di affrontare i problemi come da nostra abitudine. Abbiamo annullato circa otto milioni di fatturato che nel complesso non erano molti, e abbiamo avuto il coraggio comunque di produrre. Molte aziende hanno deciso di mettere a disposizione meno del 50% del prodotto o, addirittura, di non produrre. In quel momento noi abbiamo avuto il vantaggio di esserci stati e abbiamo deciso di posticipare i pagamenti di 120 giorni. Inoltre ai clienti che purtroppo non hanno venduto la primavera/estate perchè erano chiusi, abbiamo cambiato la merce con quella estiva. Queste operazioni ci hanno ripagato anche in fiducia. Abbiamo così potuto dimostrare che siamo un’azienda seria, oltre che storica.
A proposito della questione delle mancate consegne e dei rincari del tessile, cosa può dirci?
È una grossa piaga. Finché le produzioni sono tra Italia ed Europa tutto è più gestibile ma quando si parla di estero e soprattutto di Cina, la situazione è critica. Purtroppo in questo periodo nessuno ha fatto magazzino. Noi siamo riusciti a presentare Blauer già da un mese perchè abbiamo pre-collezioni ma abbiamo dovuto aumentare i listini, rispetto alla stagione scorsa, di un 15-20% che non è poco. Lo scenario è complicato ma certamente bisogna affrontarlo, purtroppo senza poter fare programmi troppo a lungo termine. La nostra azienda è solida e quindi oggi ci assicura quella tranquillità necessaria per affrontare anche questi momenti.
Cosa rappresenta per voi quest’edizione di Pitti? E cosa vi aspettate a riguardo?
Noi a Pitti ci andiamo praticamente da sempre, ed è un momento fondamentale per le pubbliche relazioni. Si tratta di una fiera importante e tornare a farla dal vivo è una gran cosa. Noi non siamo a Firenze per vendere ma per farci conoscere.
Quali sono gli obiettivi futuri del ’22?
Con Blauer sicuramente aprirci ad alcuni nuovi mercati, per il resto consolidare quello che abbiamo. Ten C è il marchio del gruppo emergente e non escludiamo che si possa valutare una boutique d’immagine a Milano.
Nel prossimo futuro vorrete affiancare nuovi brand a quelli già presenti?
Quello che abbiamo oggi ci basta e avanza. Sicuramente struttureremo nuovi co branding, come quello tra Sacai e Ten C che ha performato molto bene.