ICCF sostiene i legami tra Italia e Cina. Parla il presidente Mario Boselli

16 Gennaio 2024

Lo scopo dell’Italy China Council Foundation è quello di sostenere i legami tra l’Italia e la Cina. E lo fa mantenendo un dialogo aperto e costruttivo tra i due mercati in modo da favorire negoziazioni commerciali libere. Conservando il flusso e le attività cross border tra i due Paesi.

Secondo i dati Istat, nel 2022 il valore dell’interscambio complessivo tra i due territori ha raggiunto i 73,9 miliardi di euro (+36,3% su base annua) di cui 57,5 miliardi di importazioni dalla Cina in Italia (+49%) e 16,4 miliardi di esportazioni italiane in Cina (+0,5%).

Per quanto riguarda il settore del fashion, invece, i consumatori cinesi risultano essere particolarmente sensibili alle tendenze nate all’interno dei confini nazionali. Però, rispetto al passato, i consumer di fascia alta nei prodotti prediligono la qualità e la ricercatezza: per questo motivo l’Italia conferma il proprio ruolo di leader in questo segmento.

Si nota infatti che nel 2022 le esportazioni italiane di prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori verso la Cina hanno raggiunto il valore di 3,5 miliardi di euro, mentre tra gennaio e maggio del 2023 hanno toccato quasi 1,5 miliardi di euro (+18% su base annua). E nei primi cinque mesi dell’anno, l’export delle calzature ha raggiunto il +42%, mentre quello di articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria un +32%.

Ne abbiamo parlato con cav. lav. Mario Boselli, presidente di ICCF.

Come descriverebbe il rapporto tra Italia e Cina? Perché è importante?

Italia e Cina sono due Paesi che vantano culture millenarie e una lunga storia di scambi commerciali e culturali, con un rapporto solido e allo stesso tempo complesso, caratterizzato da tante opportunità ma anche molte sfide. Gli ultimi 50 anni, iniziati con l’apertura delle relazioni diplomatiche, hanno visto i due Paesi diventare partner economici di primo piano e collaborare su molti fronti. Per l’Italia, la Cina rappresenta una grande opportunità di crescita economica e di sviluppo. Per la Cina, l’Italia è un partner affidabile e può diventare un ponte verso l’Europa. Nonostante gli anni difficili della pandemia e alcune criticità, come la nostra recente uscita dal progetto Belt & Road Initiative, la relazione resta solida ed è destinata a crescere. Sia l’Italia che la Cina conoscono bene l’altrui potenziale e sanno di non poter fare a meno l’uno dell’altro.

Il made in Italy è ancora una qualità fondamentale per il consumatore cinese? Quali categorie prodotto ricerca principalmente? E con quali caratteristiche?

Nonostante la concorrenza derivante dalla globalizzazione, il made in Italy resta sinonimo di qualità, eleganza e innovazione in molti settori e specialmente nell’ambito del fashion, del design e dell’alimentare. I consumatori cinesi continuano ad amare le nostre produzioni e il nostro stile di vita, grazie al valore aggiunto dato dalla cultura, dalla tradizione e dall’artigianalità ai nostri prodotti, che sono unici e si distinguono tra gli altri. L’attenzione alla qualità e al valore intrinseco di quello che si acquista è cresciuta in Cina e in questo noi italiani siamo ai primi posti. Quello che dobbiamo fare è sicuramente lavorare di più sulla comunicazione digitale e puntare su ricerca e innovazione, per essere competitivi in un mercato complesso e dinamico come quello cinese.

Quali sono le città italiane preferite per il loro shopping?

Da diversi anni, grazie al suo ruolo di capitale mondiale della moda e di metropoli europea, Milano si è presa di diritto il primo posto come meta preferita per lo shopping. Lo rivelano gli scontrini emessi negli anni nel capoluogo lombardo. Ma anche le altre città d’arte italiane restano una forte calamita per i visitatori cinesi in arrivo nel nostro Paese: Roma è una destinazione popolare grazie alla sua ricchissima offerta culturale, così come Firenze con il suo universo rinascimentale o Venezia con il suo paesaggio architettonico unico al mondo. Ma anche Napoli e Torino sono sempre più apprezzate dai turisti provenienti da Oriente. Ad attrarre sono sempre la bellezza dei nostri paesaggi e la qualità dei nostri prodotti, ma anche la possibilità di fare acquisti con il rimborso dell’Iva. Per questo, ben vengano iniziative governative come la recente riduzione a 70 euro della soglia minima di acquisto per il Tax Free Shopping.

In che modo l’Italy China Council Foundation – ICCF sostiene i legami tra i due Paesi?

ICCF è nata nel 2022 dall’integrazione tra Fondazione Italia Cina (costituita nel 2003) e Camera di Commercio Italo Cinese (fondata nel 1970), ereditando le funzioni dei suoi predecessori e cercando di essere un punto di riferimento in Italia e in Europa nell’ambito delle relazioni Italia-Cina. Lavora per i suoi 400 soci e partner, erogando servizi per le aziende italiane che lavorano con la Cina e per quelle cinesi che fanno altrettanto con l’Italia. Anche nel 2024 continueremo a lavorare per mantenere saldi i rapporti a livello istituzionale e potenziare la collaborazione tra le imprese. Per supportare il nostro Paese, l’ICCF ha istituito il nuovo Italy China Economic and Cooperation Council, un meccanismo permanente ideato per garantire un flusso di informazioni obiettivo e completo grazie a incontri periodici tra imprenditori, aziende e rappresentanti dei governi e delle istituzioni di entrambi i Paesi. Per rilanciare le relazioni bilaterali, un ruolo centrale deve essere giocato dall’impresa, sia italiana che cinese. E la Cina oggi non rappresenta solo una realtà imprescindibile per le imprese italiane ed europee ma anche una base strategica per l’internazionalizzazione in altri mercati asiatici.

Dal 2020 a oggi, qual è stato il valore dell’interscambio complessivo tra i due territori? Qual è stato l’andamento del 2023? Previsioni sul 2024?

Secondo i dati elaborati dal nostro Centro Studi, l’interscambio totale da gennaio 2020 a settembre 2023 è stato di 225 miliardi di euro, di cui esportazioni dalla Cina verso l’Italia pari a 165 miliardi di euro e di nostro export verso la Cina pari a 60 miliardi. Nei primi nove mesi del 2023, l’interscambio commerciale tra Italia e Cina, secondo i dati Istat, ha registrato una diminuzione dell’11% su base annua. Questo trend è caratterizzato da un marcato calo delle esportazioni dalla Cina verso l’Italia (-21% annuo, equivalenti a 36 miliardi) e da un incremento delle nostre esportazioni verso la Cina (+25% annuo, pari a 15 miliardi). Nonostante la bilancia commerciale rimanga nettamente a favore della Cina, si è osservata una riduzione annuale del nostro deficit commerciale di circa 12 miliardi di euro. Dal punto di vista merceologico, le esportazioni italiane verso la Cina nei primi nove mesi includono prodotti farmaceutici e chimico-medicinali, per quasi un terzo del totale, prodotti tessili e di abbigliamento, macchinari e apparecchiature. Fare previsioni per il futuro non è un esercizio semplice: fa ben sperare il nostro export verso la Cina, in linea con gli ultimi due anni (tra i 13 e i 15 miliardi) e con un leggero ma costante calo su base annua delle nostre importazioni dalla Cina, dunque con una leggera riduzione del nostro deficit. A creare qualche difficoltà potrebbero essere le indagini commerciali avviate dall’Unione Europea per i sussidi alla produzione in Cina (pensiamo al settore dell’automotive/transizione energetica) e le nostre difficoltà economiche, che potrebbero comportare minori consumi. Non ci resta che attendere per vedere cosa succederà.

Quale pensa sia il futuro della sinergia tra Italia e Cina?

Sicuramente siamo proiettati su un futuro di collaborazione e di crescita degli scambi commerciali ed economici. La cooperazione è già in atto in molti settori – come economia, tecnologia, scienza e cultura – e ha grandi potenzialità in molti altri. Il nostro Paese vanta importanti capacità manifatturiere e tecnologiche assolutamente indispensabili per un mercato in crescita come quello cinese, forte di una platea di possibili clienti composta da una classe media che continua a crescere. Gli ultimi anni che abbiamo vissuto sono stati complicati da guerre e pandemie, costringendoci a concentrarci su alleanze e comunicazioni a distanza. La riapertura dei collegamenti ci permette per esempio di tornare in Cina e partecipare di persona a fiere ed eventi, ma sicuramente c’e ancora tanto da fare per riportare gli scambi tra i nostri Paesi all’epoca d’oro di un decennio fa e farli crescere come potrebbero. Solo in questo modo questa sinergia potrà diventare un motore di crescita e sviluppo per tutti gli attori coinvolti.

di Sara Fumagallo

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