“Just Hat è un cappello emozionale”. Parla Natalia Resmini

16 Giugno 2023

A Pitti 104 per la prima volta, Just Hat ha presentato la sua nuova collezione di cappelli SS 24. Una linea di accessori unici e speciali perché personalizzabili grazie agli esclusivi patch easy-to-wear, intercambiabili attraverso il supporto in velcro.

Una proposta nata per esprimere se stessi, riprodotta in tonalità fresche e neutre come il verde delle foglie, il giallo del sole, l’azzurro cielo e il beige della sabbia, che vede come protagonista assoluta la natura con la sua leggerezza.

Alcune illustrazioni create dalla designer Natalia Resmini

Creato nel 2019 da un’idea del suo ceo e founder Alessandro Bertuzzi, Just Hat è un progetto unico nel suo genere che crede nella self expression, attraverso la personalizzazione. Infatti, ogni patch è un’emoticon tangibile, da digitale ad analogico, che diventa così veicolo espressivo, sostituibile in base a umore e personalità di chi lo indossa.

Ideata e disegnata dall’illustratrice di moda Natalia Resmini, la collezione si concentra sullo sviluppo di tre modelli principali: due classici berretti Trucker e Baseball, e il Bucket, vera novità di stagione.

Ne abbiamo parlato proprio con Natalia Resmini, designer & art director di Just Hat.

Raccontami un po’ la storia di Just Hat. Su quali valori si basa?

Il marchio nasce nel 2019 a Piacenza da un’idea di Alessandro Bertuzzi, nostro ceo e founder. Proprio lui mi ha chiesto in qualità di consulente creativa di dare il mio contributo per la creazione di questi cappelli emozionali. È così che, da quattro anni, sono la designer & art director di Just Hat. All’interno di questo progetto, ho cercato di portare tutte le suggestioni e le emozioni che durante le mie esperienze di vita ho raccolto, e raccolgo tutt’ora. Giro il mondo, sono un’illustratrice e una surfista e, per le mie creazioni, traggo costante ispirazione dalla natura e da ciò che mi circonda. Infatti, è molto facile ritrovare nelle mie opere motivi floreali, conchiglie, onde marine e vegetazione in generale.

Quali sono le mission e vision del marchio?

Grazie al nostro cappello, ognuno può scegliere come vuole stare, attraverso i patch tutti intercambiabili tra di loro. Vogliamo portare un messaggio positivo e, perché no, anche sostenibile: con un solo cappello se ne possono avere di più.

Quali sono i mercati in cui performate meglio? Quali vorreste approcciare?

Noi siamo una start-up e proprio per questo, siamo a Pitti per allargare il nostro bacino di utenza. E ci stiamo riuscendo. Principalmente, la nostra realtà è presente in Italia ma grazie a questa kermesse abbiamo raggiunto anche Grecia, Spagna, Svizzera e America. Proprio per la nostra estetica giocosa, a me piacerebbe molto approcciare mercati come il Giappone, .

A proposito di Pitti. Pensate di partecipare anche alla prossima edizione di gennaio?

Non abbiamo ancora deciso, ma perché no? È stata un’esperienza sicuramente positiva.

Quali sono i modelli di punta? Avete in mente di introdurne di altri?

Il nostro core business sono i nostri trucker, continuativi, con tinte beige, blu e nero. E poi, ogni stagione, aggiungiamo nuovi modelli e colori. Per questa estate abbiamo introdotto il tie dye e il bucket. Abbiamo qualche nuovo prodotto in mente ma per ora la nostra volontà è quella di specializzarci su poche cose e ben fatte, giocando con lo storytelling dei patch.

Come si sviluppa la vostra distribuzione?

Just Hat viene distribuito all’interno di boutique multibrand di fascia medio-alta. Da Cuccuini a Livorno, al Flow Run di Firenze, al Void a Lucca, al Morini a Montecatini, fino a Giglio a Palermo. Siamo anche online, con il nostro sito ufficiale.

Qual è il futuro della label?

Speriamo di aumentare la rete vendita che ci permetterà anche di lavorare a dei nuovi progetti di comunicazione. Per esempio, una collaborazione che vorrei fare è quella con Ghetto Kids: un gruppo di bambini dell’Africa, molto in voga sui social, che vengono salvati dalla malavita grazie all’arte e alla danza. Mi piacerebbe molto sposare questo tipo di iniziative, etiche ma allo stesso tempo giocose e divertenti. Come noi.

Sara Fumagallo

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