Confesercenti lancia l’allarme: dal 2019 chiusi 52mila negozi

16 Maggio 2023

Dal 2019 sono stati chiusi più di 52mila negozi e Confesercenti lancia l’allarme. È quanto emerge da Il Commercio oggi e domani”, lo studio sul futuro della distribuzione commerciale condotto da Confesercenti e IPSOS, presentato ieri, 16 maggio, a Roma alla Sala di Vibia e Adriano a Roma, alla presenza del Ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso. L’indagine è stata realizzata su un campione di 1.000 consumatori di ogni età, che nonostante tutto opta ancora per il canale fisico in sei categorie merceologiche su nove.

Confesercenti lancia l’allarme

L’online è preferito nel settore viaggi e vacanze (72%) e anche nell’elettronica/prodotti tecnologici (62%). L’e-shopping piace anche per la moda, seppure in misura minore (52%, ma 48% nel caso di articoli e abbigliamento sportivi). A comprare sul web sono soprattutto i nati tra il 1981 e il 1996, ovvero Generazione Y, mentre a sorpresa i giovanissimi Zoomer sono attratti dal canale fisico, tranne che in comparti come la cosmesi e l’elettronica. Dalle risposte degli intervistati, emerge un quadro più favorevole per il retail tradizionale di quanto generalmente si ritenga.

Una riscoperta che non basta ad arginare l’emorragia di negozi, soprattutto di vicinato, a partire da quelli del fashion (-8.553 unità rispetto al 2019, -6,3%), anche se a soffrire di più (-13,5%) sono edicole e cartolerie. In controtendenza, tra gli altri, i punti vendita di frutta e verdura (+2%).

Confesercenti e IPSOS: è difficile aprire una nuova attività

Vengono sempre meno le nuove aperture, infatti lo scorso anno sono nate solo 22.608 attività, il 20,3% in meno del 2021. Un numero insufficiente a compensare le oltre 43mila imprese che hanno abbassato per sempre la saracinesca. Un bilancio negativo per oltre 20mila unità, con una media di oltre due negozi spariti ogni ora. Nei primo trimestre del 2023 le aperture sono inferiori (-18%) rispetto a quelli registrati nello stesso periodo del 2019.

Confesercenti e Ipsos stimano che da qui al 2030 si verificherà una contrazione di circa 73mila attività commerciali di vicinato (-11% sul totale), al ritmo di -18 negozi al giorno. Per invertire la rotta l’associazione propone una doppia piattaforma di interventi.

“È necessario dare attuazione velocemente alla delega fiscale, riducendo la pressione delle imposte sulle famiglie. In particolare, sarebbe opportuno detassare gli aumenti contrattuali per il prossimo biennio: una simile misura potrebbe generare 3 miliardi di euro di consumi aggiuntivi già a partire dalla prossima tornata contrattuale” si legge in una nota di Confesercenti e IPSOS.

Per sostenere le attività di vicinato, emerge dallo studio che è necessario introdurre misure strutturali, con un pacchetto di formazione per gli imprenditori. Ma sono necessari anche sostegni all’innovazione, una fiscalità di vantaggio per le piccole imprese della distribuzione con fatturato inferiore ai 400mila euro annui e la cedolare secca per le locazioni commerciali, subordinandone l’accesso alla concessione di un canone concordato al locatario, verificata e garantita dalle associazioni di categoria.

“Con queste misure sarebbe possibile ridurre l’erosione delle quote di mercato delle piccole superfici, recuperando 5,5 miliardi di euro di vendite e salvando quasi 30mila attività commerciali di vicinato dalla scomparsa nei prossimi sette anni” dichiara infine Confesercenti.

di Valeria Oneto

 

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