La moda responsabile: intervista a Francesca Romana Rinaldi

14 Aprile 2023

La moda può essere responsabile? La trasformazione di questo settore moda verso modelli più consapevoli, valorizzando i legami con il territorio e i consumatori, l’economia circolare e le nuove tecnologie. Abbiamo chiesto a Francesca Romana Rinaldi, direttrice del Monitor for Circular Fashion SDA Bocconi, consulente per aziende e istituzioni e autrice del libro “L’Impresa Moda Responsabile” (II  ed. – edito da Egea), in che modo un’impresa può intraprendere un percorso a lungo termine verso la responsabilità e su quali principi si basa. Il settore del fashion resta tra i più inquinanti del pianeta, con ampi margini di miglioramento nel cammino verso la riduzione delle emissioni di gas serra a cui puntano l’Accordo di Parigi e l’Agenda 2030 dell’Onu. In questo panorama i rischi sociali rappresentano una sfida significativa, in un settore in cui filiere produttive, opache e complesse, rendono difficile capire come e dove i vestiti che indossiamo vengono realizzati. Al di là degli slogan e delle buone intenzioni, qualcosa sta cambiando davvero, e in meglio.

Francesca Romana Rinaldi direttrice del Monitor for Circular Fashion SDA Bocconi

Quali sono i principi su cui si basa l’impresa moda responsabile?
L’impresa moda responsabile integra etica ed estetica lungo le attività della catena del valore con un approccio multi-attoriale. L’equilibrio economico di lungo termine nell’impresa può essere raggiunto solo se si integrano gli obiettivi economici di breve termine, irrinunciabili per la remunerazione di capitale e lavoro, con altri obiettivi non economici, che fanno riferimento al rapporto con l’ambiente, la società, la cultura, i media, le istituzioni, la legislazione e soprattutto la dimensione dei valori e dell’etica. Le aziende, per essere competitive, dovranno rinnovare il proprio modello manageriale e imprenditoriale, con una prospettiva di medio-lungo termine, che prenda in forte considerazione tutte le parti interessate, ponendo i valori, l’etica e l’innovazione responsabile al centro.

Come si inizia questo percorso? Qual è l’approccio giusto per raggiungere l’integrazione di etica ed estetica all’interno di tutti gli anelli della filiera del settore moda?
Serve un approccio strategico, olistico e multistakeholder (sostenibilità ambientale e sociale; relazione con associazioni, ONG, istituzioni, università, etc). È indispensabile partire dalla misurazione dei risultati di sostenibilità e fare leva sulla trasparenza e tracciabilità della filiera come strumento per dare sostanza ai claim di sostenibilità e di circolarità verso tutti gli stakeholders, compresi i consumatori. Oggi quasi tutte le aziende del settore moda hanno avviato un percorso di sostenibilità. Questa è diventata cool, quindi il rischio di greenwashing, ovvero la spennellata verde che non prevede un ripensamento dei processi aziendali verso la responsabilità, è ancora più elevato.

Come si può fare “sistema” e quali sono i player che possono/devono farlo?
La scarsità delle risorse rappresenta un problema concreto che non riguarda la singola azienda ma tutti i player del settore moda. L’Action Plan Europeo per l’Economia Circolare, parte da questa consapevolezza e spinge le aziende a considerare i rifiuti come risorse. Per cogliere i vantaggi della moda circolare è fondamentale seguire una roadmap con un approccio multi-attoriale: è quello che supportiamo ad esempio nel Monitor for Circular Fashion SDA Bocconi. I paradigmi del consumo e i modelli di business stanno cambiando rapidamente, complice anche la pandemia. Questa rivoluzione riguarda le dinamiche di produzione e distribuzione, ma anche l’atteggiamento del consumatore. Sempre più attento all’acquisto responsabile, rispettoso dell’ambiente e della sostenibilità economica, ecologica ed etica della filiera. Le istituzioni hanno una funzione attiva: il 30 marzo 2022 la Commissione ha presentato, tra il pacchetto di proposte sul Green Deal volte a rendere i prodotti sostenibili, l’attesa “Strategia per i prodotti tessili sostenibili e circolari”, con l’obiettivo di rendere i prodotti tessili più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili. Affrontando importanti sfide per il settore moda: fast fashion, rifiuti e distruzione dei tessili invenduti garantendo che la loro produzione avvenga nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori. Questa strategia dell’UE conferma un impegno della Commissione a velocizzare il percorso di circolarità per il settore moda, ad esempio con l’implementazione del Digital Product Passport. Anche la tecnologia è fondamentale nel processo. Piattaforme online, intelligenza artificiale e blockchain, per esempio, potrebbero avere un ruolo chiave nella transizione verso un’economia circolare: informando, educando e incoraggiando i consumatori verso scelte più consapevoli. La proposta di un passaporto digitale dei prodotti è uno strumento efficace per condividere informazioni su componenti e materiali utilizzati, comprese le sostanze chimiche pericolose, specificando come il prodotto possa essere smontato e riciclato in modo sicuro alla fine della sua vita.

Ogni collezione di Progetto Quid nasce dal recupero di eccedenze di tessuti, provenienti da una rete di oltre 50 prestigiose aziende di moda e del tessile. Tutto made in Verona

 Che valore aggiunto ha la moda responsabile? Come deve essere comunicato?
Grazie al maggiore interesse dei consumatori e alla spinta della normativa, la moda responsabile è oggi trasversale al posizionamento di prezzo dei diversi brand e al loro modello di business. Per comunicare la responsabilità, i messaggi devono essere chiari, veritieri, rilevanti, affidabili e trasparenti. Se questi requisiti vengono meno potrebbe verificarsi una situazione di greenwashing, anche involontario. Progetto Quid, e tante altre buone pratiche di cui parlo ampiamente nel mio libro “L’Impresa Moda Responsabile”, si impegnano a comunicare la responsabilità con questo approccio: così si può costruire, o ricostruire, un clima di fiducia tra tutti gli attori, compresi i consumatori.

Come cambia il ruolo del consumatore in questa nuova ottica?
Cambia radicalmente perché da passivo il consumatore diventa attivo. Tante sono le opportunità: un livello di soddisfazione maggiore, e tramite un passaporto digitale del prodotto potrà fare delle scelte più consapevoli, sia di acquisto che di utilizzo dei prodotti, conoscendo la storia e ricevendo degli incentivi per aumentare il suo livello di fedeltà al brand.

di Valeria Oneto

 

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