Relativamente alle quotazioni in Borsa, per il settore della moda il 2022 è stato un anno estremamente negativo. Nel corso dei dodici mesi appena terminati solamente una cerchia ristretta di brand dell’universo del fashion si sono spinti verso la quotazione.
Secondo i dati di Renaissance Capital, le IPO hanno registrato una flessione drammatica dell’80% nel 2022, procedendo a un ritmo particolarmente basso. Le operazioni che hanno superato il valore di 50 milioni di dollari sono state appena 64, mentre 97 risultano essere le quotazioni pubbliche negli USA durante il terzo trimestre, rispetto alle 723 raggiunte nello stesso periodo dell’anno precedente.
Nel settore moda nessuna società si è quotata oltreoceano attraverso le IPO, se non Lanvin Group, player asiatico recentemente approdato a Wall Street con un valore di 150 milioni di dollari. Antecedente al caso che riguarda la divisione moda del conglomerato cinese Fosun International, vi è stata la quotazione di Zegna, risalente a un anno fa, le cui azioni ora vengono scambiate lievemente al di sopra del loro prezzo IPO.
Per i marchi di moda si delineano con insistenza molteplici difficoltà nell’approccio alla Borsa, appesantite da una rapida inflazione, dagli spettri della recessione e dalle ansie derivanti dal conflitto Russia-Ucraina.
Anche la situazione di Shein, colosso asiatico del fast fashion, risulta essere slittata diverse volte al 2024, in attesa di una congiuntura economica più fortunata.
Un’’eccezione è rappresentata da Prada, che oggi custodisce la Borsa di Hong Kong e pone le basi per una seconda quotazione da un miliardo di dollari a Milano nel 2023.