Un progetto di riqualificazione. Sì, è questo il nuovo traguardo di Oakley che a Milano, al civico 31 di via Giovanni Sammartini, ha inaugurato a giugno un nuovo campo da basket completamente riqualificato, appunto, a servizio della città e dei cittadini del capoluogo lombardo.
Il suo scopo è quello di celebrare lo sport nella sua più pura espressione di valori: il rispetto, la squadra e la passione, nella ricerca del benessere fisico e mentale. Un invito, quindi, a esprimere in modo libero il “vero io” e la propria identità come, oltre tutto, sottolinea il claim “Be Who You Are”.
Abbiamo avuto l’occasione di parlarne con Luigi Datome, cestista dell’Olimpia.
In che modo sei entrato in contatto con Oakley e com’è cominciata questa collaborazione?
Oakley è un marchio che conosco bene e da molto tempo, era già sponsor dell’Olimpia e quindi così è nata questa partnership. È sempre bello poter rappresentare un marchio prestigioso e collaborare con un’azienda così riconosciuta e affermata. In particolare, di Oakley mi piace il fatto che ispiri le persone a vedere nello sport la possibilità di vivere meglio, per promuovere una comunità e, ancor di più, un mondo migliore. Con il team di Oakley condividiamo questa visione: lo sport dà sollievo, unisce, guarisce e trasforma, a qualsiasi livello lo si pratichi.
In gioventù a Olbia avevi modo di trovare campetti disponibili in giro per la città?
Purtroppo a Olbia non c’erano tantissimi campetti. Solo negli ultimi anni questi spazi hanno cominciato a essere disponibili, in città e dintorni. Il campetto che frequentavo di più era quello della scuola media, saltavamo il cancello di nascosto e andavamo a giocare.
Quanto conta, per una grande metropoli come Milano, avere la possibilità di avere a disposizione spazi di aggregazione sulla falsariga di quello inaugurato in via Sammartini?
I campetti sono importanti perché sono ormai un punto di aggregazione. Necessario in un’epoca come quella che stiamo vivendo. Quando ci passo davanti e vedo tanti ragazzi giocare, magari mettendo della musica e facendo qualche murales, sto bene. Sono tutti elementi che fanno parte del concetto di “Street Urban”, che va a braccetto con i campetti e che è emblematico della cultura del basket.
Avremo modo di vederti presente su questo campo?
Impegni permettendo, certo, mi piacerebbe passare un po’ di tempo con i giovani, e non, che vorranno venire e fare due tiri a canestro con me.
Cosa fai e cosa intendi fare, in futuro, per provare a rendere sempre più accessibile il basket ai milanesi?
L’invito che faccio è di venire a vederci giocare una partita. Frequentare il campetto è importante, bello e un momento di unione, ma è l’emozione e l’adrenalina di una partita che ti fa appassionare davvero a questo sport. Il palazzetto è un’esperienza totalmente diversa e unica: è talmente intensa che può veramente avvicinare tanto i nuovi appassionati. Se ricevessi qualche proposta interessante, sarei più che disponibile a collaborare al fine di rendere il basket più accessibile. Per Oakley questo sport è veicolo di unione e portatore di valori, soprattutto per i più giovani, e questa visione è qualcosa che mi trova totalmente d’accordo. In particolare, sono felice di vedere progetti legati alle comunità locali, come quello di Sammartini 31 per la città di Milano, prendere forma.
di Cristiano Zanni

