Satorisan: La semiotica del footwear

19 Aprile 2022
In evidenza uno scatto della calzatura Lunartic Chacrona per la SS22

Nato nel 2010, Satorisan è il brand eco-friendly che si impegna a lasciare un’impronta positiva sul Pianeta, tant’è che il suo prossimo obiettivo sarà proprio quello di certificarsi BCorp. Anche per questo, risulta fondamentale realizzare prodotti comodi, durevoli ed esteticamente belli che incarnino i quattro pilastri essenziali del marchio: qualità, comfort, singolarità e accessibilità.

Ne abbiamo parlato con Alejandro Monzó Tadeo, founder di Satorisan.

Alejandro Monzó Tadeo, founder di Satorisan

Ci racconti il suo background nel mondo dell’active footwear. Come, e in che modo, ha deciso di fondare il brand nel 2010?

Non è facile riassumere 33 anni in poche righe. Ho iniziato all’età di 20 anni, nel 1989, importando scarpe leggere dalla Cina e per la grande distribuzione spagnola. Alla fine del ‘94 abbiamo aperto il nostro ufficio di sviluppo e controllo qualità a Taichung, Taiwan, facendo un salto qualitativo verso le calzature sportive e commercializzando, a livello internazionale, marchi come Puma, Hi-tec o Kelme. Nel 2000 ci siamo estesi al mondo della moda, iniziando con The Art Company e, un anno dopo, abbiamo aggiunto al nostro portafoglio il Gruppo Inditex, con il quale abbiamo avuto una crescita esponenziale tanto da focalizzarci su di loro, curando la produzione, realizzando ben 2,2 milioni di paia di scarpe all’anno. Il 2007 è stato l’anno dell’apertura dello stabilimento a Haiphong, in Vietnam, con il quale abbiamo avuto il controllo diretto dell’intero processo. Nel 2008, per via della crisi, il mercato ha iniziato a richiedere prodotti più economici e di minore qualità, andando contro la nostra evoluzione professionale. È da qui che ho iniziato a pensare nella realizzazione di un marchio in cui porre tutta la mia esperienza. Così nel 2010 è nato Satorisan e nel 2012 abbiamo abbandonato le nostre attività di trading per concentrarci esclusivamente sl marchio.

Il nome, di ispirazione giapponese, è legato a una filosofia di vita taoista. Quali sono le ragioni di questa scelta? Qual è l’origine del logo?

Il nostro nome deriva da una creatura dell’antico Giappone, il Satori. Un essere scimmiesco a metà tra lo Yeti e il Big Foot, che ha ispirato anche il logo. La leggenda narra di un essere magico in grado di aiutare le persone che avevano scelto di intraprendere un viaggio interiore volto alla scoperta del loro vero sè.

Com’è nato il modello Chacrona?

Chacrona è la foglia amazzonica utilizzata dalle tribù indigene per connettere corpo e anima, ed è anche il nome della nostra scarpa che, al momento, è la creazione più consapevole del marchio. Si ispira alla natura ed è nata con l’obiettivo di cooperare alla conservazione della foresta pluviale amazzonica e delle sue comunità. Siamo attivamente coinvolti, da inizio 2021, in un progetto nella contea di Acre, che si basa sul rimboschimento e sull’aiuto sociale. Volevamo dar vita a un modello in cui regnasse la creatività unita a miscele di materiali e colori, comfort e durevolezza.

Quali sono i mercati più importanti per il brand? Quanto conta l’Italia?

Il Bel Paese, senza dubbio, è uno dei nostri mercati di punta. Infatti, Pitti, a Firenze, è stata la nostra prima fiera nel 2011. Da allora non abbiamo smesso di lavorare con ill’Italia, mantenendo sempre ottimi rapporti con i nostri agenti commerciali e clienti. Gli altri tre mercati fondamentali sono sicuramente: Spagna, Germania e Stati Uniti.

Il prossimo giugno sarete ancora presenti a Pitti? Avrete, tra le nuove collezioni, altre novità non limitate esclusivamente alle calzature? 

Sì, presenteremo la proposta SS 23 con importanti novità. Ciò di cui posso parlare è il lancio di una piccola capsule di t-shirt e felpe.

Quali saranno gli obiettivi futuri?

Puntiamo a consolidarci negli USA, come mercato di distribuzione diretta, completare il processo di digitalizzazione dell’azienda e aprire nuovi negozi. A Los Angeles ne stiamo già progettanto uno.

Quali sono i tre modelli che negli anni vi hanno fatto fare salti di qualità più significativi?

Nonostante tutte le nostre creazioni siano molto amate, abbiamo tre modelli iconici. Heisei, scarpa nata nel 2011 e che, per ora, risulta la più venduta. Benirras, sandalo lanciato nel 2014 e che ha segnato un prima e un dopo per la sua originalità e funzionalità. E, infine, Chacrona proposta nel 2020 in occasione del decimo anniversario del marchio e che ha significato un cambiamento nei

materiali e nelle forme.

Come interpreti il ​​percorso che vi sta portando a diventare sempre più sostenibili? Quali saranno i prossimi passi?

Fin dalla sua nascita il marchio ha utilizzato materiali che di norma venivano scartati. Nel 2016 ci siamo resi conto che noi come Satorisan avevamo una responsabilità con il Pianeta e la società. Per questo abbiamo iniziato un percorso per implementare nuove misure volte al miglioramento sia dei processi produttivi, che della partecipazione attiva a diversi progetti ambientali e sociali. Stiamo inoltre lavorando per ottenere la certificazione BCorp.

La suola verde è una caratteristica dell’azienda da diversi anni e forse era già destinata a segnare il vostro percorso verso il raggiungimento di un finale virtuoso.

Mi piace molto parlare della simbologia delle nostre suole verdi. Tutte le nostre calzature presentano questo colore, tant’è che è diventato il nostro segno distintivo. Simboleggia, però, anche avere le piante dei piedi piene di linfa, di vigore e di clorofilla positiva per camminare attraverso il mondo pieno di energia e positività.

“We’re not perfect, but we’re working hard to make a difference”. Ci sembra un modo corretto e realistico di affrontare la sostenibilità.

Per le calzature riteniamo che sia ancora più difficile ottenere risultati soddisfacenti. Nel mentre attendiamo di certificarci BCorp, ci impegnamo a utilizzare materie prime più pulite, limitare i processi di produzione e valutare il nostro impatto sul trasporto e sulla distribuzione. Allo stesso modo, il dipartimento di ricerca e sviluppo sta lavorando in parallelo affinché ogni modello sia migliore del precedente. Teniamo anche in considerazione il massimo Kaizen, filosofia giapponese che spinge le aziende ad attuare un cambiamento continuo.

di Cristiano Zanni

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