In evidenza un’immagine della proposta di Cristina Falsone
FashRev Lab, l’evento di Fashion Revolution Italia volto a rafforzare la propria campagna per un’industria della moda più responsabile, innovativa ed etica, è stato inaugurato in data 5 maggio 2022.
“Dopo due anni di presenza digitale siamo contenti di tornare con un grande evento fisico. Abbiamo pensato e concepito FashRev Lab come un appuntamento per aggiornare la nostra community sui passi avanti fatti dal 2013 a oggi e al tempo stesso mostrare l’innovativa progettualità di designer e realtà, emersi in questi ultimi anni, che sposano appieno i nostri valori sociali e ambientali”, dichiara Marina Spadafora, country coordinator di Fashion Revolution Italia.
D-house by DYLOAN è lo spazio che ospita quest’iniziativa, un laboratorio urbano suddiviso su tre piani. Durane l’evento il pubblico avrà la possibilità di interagire con designer intenti a operare con alcune delle più innovative tecnologie in ambito tessile.
Tra i tanti partecipanti saranno presenti: Andrea Rosso con MYAR, il brand Rearea di Aurora Mazzi ed Elia Docente, uno dei vincitori del Vogue Upcycling Contest, la piattaforma Must Had – The Refashion Platform e il giovane collettivo di Revibe, piattaforma e-commerce dedicata ai marchi upcycling.
Ci saranno anche stilisti pionieristici come: Gilberto Calzolari, Fabrizio Consoli di Blue of a Kind, Mauro Simionato di Vitelli e Tiziano Guardini.
Infine l’evento ospiterà label quali: Nasco Unico, Bennu e i giovani designer Marcello Pipitone e Cristina Falsone.
“Negli ultimi anni gli sforzi e l’impegno di centinaia di milioni di attivisti in tutto il mondo hanno dato i loro frutti. Sono tantissimi ormai i brand monitorati dal Fashion Revolution Transparency Index, strumento di verifica del livello e qualità di trasparenza delle informazioni raggiunti dalle più grandi case di moda e retailer globali. E rilevanti i passi avanti fatti in termini di sensibilizzazione del mercato: più del 70% dei consumatori ora si aspetta di avere da parte dei brand informazioni verificate sull’origine, natalità e modalità produttive dei capi di abbigliamento”, si legge in un documento ufficiale.