Il 24 febbraio 2022 è scoppiato il conflitto Ucraina-Russia e, a un mese dal suo inizio, la stima dei danni causati alla filiera del T&A è ancora difficile da stilare ma sul lungo periodo non dovrebbero esserci seri problemi per l’industria italiana.
È stato tracciato dunque un bilancio del settore dal presidente di Confindustria Moda Cirillo Marcolin: “al momento non sono ancora disponibili dati ufficiali. Il mercato verso Russia e Ucraina è pressoché fermo e dai distretti maggiormente esposti verso queste aree sono pervenute segnalazioni allarmanti. Dopo l’emergenza sanitaria è un ulteriore duro colpo per le imprese”.
Nel caso in cui la guerra dovesse prolungarsi fino a fine 2022, e di conseguenza registrarsi anche il permanere delle sanzioni in vigore, i danni dovrebbero essere limitati per il Bel Paese in quanto il mercato russo vale per il 2,2% sulla sua industria. Altri, però, registreranno serie difficoltà per via della loro maggiore esposizione verso la Russia e sarà anche compito dell’Italia doverli supportare.
“Se il conflitto dovesse prolungarsi il disastro sarebbe indubbiamente umanitario prima che economico e, quindi, riteniamo che le sanzioni non solo siano giuste, ma anche necessarie. Al netto di questo, le principali preoccupazioni economiche sono legate alle problematiche indirette, come il balzo dei costi di materie prime e dell’energia, problemi antecedenti al conflitto e che quest’ultimo ha solo aggravato. Oltre al noto problema energetico, infatti, sussiste un grande problema di materie prime che coinvolge in particolare l’oreficeria, il tessile e la concia”, afferma Cirillo Marcolin all’Adnkronos.
Per il nostro Paese la Russia risulta per l’oreficeria secondo fornitore di palladio, terzo di platino e ottavo di oro mentre per il tessile potrebbero esserci criticità per il lino e prodotti chimici ausiliari. L’Ucraina, invece, si trova al decimo posto tra i fornitori di pelli semilavorate.