I giovani frontman che nel 2013 hanno fondato nel vicentino Cruna, sono Alessandro Fasolo e Tommaso Pinotti (nell’immagine di apertura). Specializzato nel menswear, il marchio inizialmente distribuito in Italia, oggi vanta un respiro internazionale che coinvolge Germania, Svizzera, Austria, Francia, Olanda, Svezia, Portogallo e Russia, raggiungendo anche i primi store in USA.
È il ceo e co-founder Fasolo a raccontarci della propria realtà imprenditoriale.
Cruna viene descritta come un’azienda che si caratterizza per un rigoroso made in Italy e una filiera corta. Cosa rappresentano queste specificità per voi?
Cruna nasce con l’intento di produrre soluzioni dall’alto valore intrinseco, portando la qualità artigianale in capi dallo stile moderno e aggiornato, il nostro ‘elevated casual’. È per questo che il brand ha origine dal prodotto e dalla tradizione della nostra terra. Il made in Italy non è stato una scelta aziendale quindi, ma è l’energia che alimenta il nostro marchio. Il modello di business di Cruna è infatti a corto raggio, interamente organizzato in Italia e sostanzialmente nel Veneto. Abbiamo strutturato un’organizzazione operativa e una supply-chain vicina al nostro headquartier di Vicenza con la volontà di impiegare le competenze del territorio e con il desiderio di alimentare e sostenere i luoghi a noi vicini e cari. Così ci siamo organizzati con facilities produttive ubicate tra Verona e Treviso passando per i Colli Berici. Crediamo che la ricchezza del territorio e delle maestranze sia la chiave per la vera sostenibilità, dove i caposaldi sono la qualità, lo stretto legame con i fornitori, la velocità e la flessibilità produttiva. Già con l’evolversi della pandemia e ancor più oggi si sta assistendo a una riallocazione degli assetti produttivi passando dal offshore al nearshore, noi invece, siamo e siamo sempre stati orgogliosi di essere italiani e di produrre in Italia, con un modello logistico-produttivo onshore. Così anche i nostri principali fornitori di tessuti sono made in Italy. Alcuni dei tessutai italiani con cui collaboriamo sono Marzotto, Loro Piana, Vitale Barberis e Carvico.
Due concetti questi molto legati anche a sostenibilità e responsabilità. Cosa pensate riguardo a questi temi? E in che modo li concretizzate?
Oggigiorno si parla molto di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale e assistiamo al continuo sviluppo di best practices in ambito ESG. Condividiamo l’importanza di dare spazio a queste tematiche ma spesso ci capita di rilevarne un uso scorretto. Il nostro settore, dominato da grandi conglomerati che vanno dal fast fashion all’alto lusso, è stato tra i primi a portare questi argomenti in evidenza e a tracciarne le azioni nei bilanci. Oggi questo comparto è chiamato a fare un passo in più, a rendere maggiormente tracciabile e precise le pratiche ESG, secondo il mantra “ciò che è tracciabile è gestibile”. Il valore di un capo non può più essere legato unicamente a quello del suo brand, ma è necessario che risponda anche a un proprio valore intrinseco e a un’etica di produzione che risponda ai principi di tutela dell’ambiente, di tutela dei lavoratori e di equo profitto. In Cruna abbiamo il vantaggio di essere giovani e aver creato la nostra azienda attorno a una mentalità sostenibile, basata sui principi della qualità, del made in Italy, di una filiera corta e tracciabile e sul rispetto di tutti i nostri stakeholder. La nostra catena di fornitura si concentra in un’area di circa 100km: vediamo nascere i tessuti, dialoghiamo quotidianamente con i nostri fornitori che sono diventati partner dello sviluppo dell’azienda. Stiamo sperimentando strumenti per la certificazione dei nostri prodotti che ci hanno portato, tra le altre, a lanciare una linea denominata ‘Natural Wonders’, volta proprio ad attestare l’origine naturale dei tessuti e l’impiego di tecniche produttive a basso impatto ambientale. Siamo un’azienda costituita per il 75% da donne e per il 90% da under-35, come si suol dire ‘essere (sostenibili) è più facile che apparire’.

Come si è evoluto negli anni il brand?
Cruna è un’azienda dinamica e in continua evoluzione ma fondata su alcuni principi imprescindibili. Ci si stupisce a vedere come certe cose fin dalla nostra fondazione non siano cambiate, per esempio la passione che mettiamo nei nostri prodotti, ma anche i nostri fornitori storici che ci hanno accompagnato e ancora lo fanno nello sviluppo. Su altre, invece, sembriamo un’azienda completamente diversa. Abbiamo avuto un’importante evoluzione stilistica, trainata dal nostro continuo senso di affinamento del prodotto ma anche dai trend di mercato e cambiamenti globali che hanno impattato la quotidianità. Inoltre, tante sono le ‘facce nuove’ che hanno deciso di credere nella nostra azienda e che si sono unite in questo percorso. Stiamo avendo una buona evoluzione, nell’ultimo triennio, nonostante la pandemia, siamo cresciuti in media del 30% all’anno, con una crescita nel 2021 del 45%. È stata una crescita trainata dallo sviluppo del prodotto e della nostra rete distributiva. Siamo cresciuti in Italia, consolidando la nostra rete distributiva con retailer, multibrand e department store di alto livello, e abbiamo anche avuto un forte input all’internazionalizzazione, che nel giro di un triennio, ci ha portato a distribuire le nostre collezioni presso retailer premium e luxury in Germania, Svizzera, Austria, Francia, Olanda, Svezia, Portogallo e Russia, raggiungendo anche i primi store negli USA.
In termini di distribuzione, qual è il valore dell’Italia rispetto all’Estero?
Vista la nostra storia e l’attaccamento al nostro territorio, è stato per noi normale pensare di sviluppare e crescere a partire dall’Italia. Il Bel Paese è il mercato che ci ha forgiato e maturato stilisticamente e commercialmente e ancora oggi rappresenta poco meno dell’80% del nostro fatturato. Poi dal 2018 abbiamo intrapreso un percorso di internazionalizzazione, volto a portare la qualità del made in Italy partendo dall’Europa.

Quali nuovi mercati vorrete approcciare?
Lo sviluppo dei mercati esteri è uno dei principali obiettivi aziendali e con la stagione primavera-estate 2023 poniamo il nostro focus distributivo in Belgio, Spagna e Scandinavia, con l’intento di incrementare significativamente gli oltre 250 multimarca, di cui 180 in Italia, dove siamo presenti.
Quali obiettivi futuri vi siete prefissati?
Per il futuro abbiamo grandi ambizioni: diventare un brand di riferimento nel settore, rappresentando il cosiddetto ‘elevated casual’ tipicamente italiano all’estero. Questo vorrà dire per noi continuare il percorso di sviluppo di prodotto, l’affinamento dello stile e la diversificazione dei canali distributivi. A tal proposito, tra i progetti già molto concreti e in stadio di sviluppo avanzato, c’è lo sviluppo della nostra prima collezione donna, che verrà lanciata con la stagione SS 23. Questa è un’iniziativa creativa in cui crediamo molto e su cui abbiamo deciso di dedicare un effort importante in termini di sviluppo e risorse, per definire una collezione che possa rispettare i valori del brand, ma che presenti capi distintivi, unici e rilevanti per vestire una donna empowered e grintosa. Come azienda, siamo fermamente convinti che è proprio partendo dal prodotto e rimanendo fedeli ai nostri valori che potremo poi sviluppare la nostra strategia, realizzando gli altri obiettivi aziendali di crescita commerciale, sociale e finanziaria.
di Sara Cinchetti