Quando, dopo due anni di pandemia, si iniziava a intravedere uno spiraglio di luce, la guerra Ucraina-Russia incombeva nella vita di tutti e le speranze di una ripresa economica sono svanite di nuovo.
“Il quadro congiunturale è rapidamente peggiorato nelle ultime settimane. Nel momento in cui si intravedeva una possibile normalizzazione dell’economia, legata a una fase meno emergenziale della pandemia, l’avvio della guerra in Ucraina ha riacutizzato le incertezze e il conseguente peggioramento delle prospettive inflazionistiche ha una natura per niente transitoria. Bisogna, dunque, attrezzarsi a fronteggiare una fase di forte decelerazione dell’attività economica”, dichiara Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio.
Confrontando i dati con quelli dello scorso febbraio 2021, l’ICC (Indicatore Consumi Confcommercio) evidenzia, su base annua, una variazione positiva a +5,1% (+27,7% per i servizi e -0,8% per i beni).
Negativi sono invece i numeri di febbraio 2022, appunto, rispetto allo stesso periodo del 2020, quando l’emergenza sanitaria non era ancora in atto: la domanda risulta del -10,2% e i servizi vedranno una ripresa spostata di un anno, nel 2023.
“A marzo il PIL, stando alle nostre stime, ha consolidato la tendenza al rallentamento emersa nei mesi precedenti, con una riduzione del -1,7% congiunturale. Nel confronto annuo la crescita si dovrebbe attestare all’1,3%, in brusco ridimensionamento rispetto ai periodi precedenti. Nella media del primo trimestre il PIL è stimato in calo del 2,4% congiunturale, dato che porterebbe a una crescita su base annua del 3,3%”, aggiunge Bella. “Non si arresta la tendenza al rialzo dell’inflazione. Secondo le nostre stime, a marzo la variazione dei prezzi al consumo dello 0,6% su febbraio dovrebbe portare a un incremento, su base annua, del 6,1%. Se i prodotti energetici guidano la graduatoria degli aumenti, le tensioni si vanno ormai diffondendo a molti segmenti dei consumi, primo tra tutti l’alimentare”, conclude.
