Confcommercio: inflazione fino al 4% con conseguente riduzione dei consumi

10 Novembre 2021

La possibile inflazione – negli ultimi mesi del 2021 – porterebbe una forte riduzione dei consumi delle famiglie con il conseguente impatto negativo sugli acquisti di Natale e crescita rallentata dell’anno a venire.

Nell’ipotesi di un aumento dei prezzi del 3% si perderebbero circa 2,7 miliardi di euro di consumi, con un margine che potrebbe arrivare fino a 5,3 miliardi (inflazione del 4%).

I tre quarti di questi risultati (circa il 70%) deriverebbero dall’immediata riduzione del potere d’acquisto del reddito disponibile e il rimanente dall’erosione della ricchezza finanziaria detenuta in forma liquida.

Si aggiungono anche l’aumento delle spese obbligate per il rincaro dei prezzi dell’energia, nonostante gli aiuti stanziati dal Governo (quanto emerge da una stima dell’Ufficio Studi Confcommercio sugli effetti di un rialzo dell’inflazione sui consumi delle famiglie nel quarto trimestre 2021).

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi, non sembra esserci alcuna preoccupazione per il possibile aumento dei prezzi al consumo: l’unico Paese a cui provoca qualche tensione è il Regno Unito.

Le perdite stimate vanno viste come conseguenza di un effetto reddito reale negativo sommando, inoltre, anche la perdita di potere d’acquisto della ricchezza finanziaria liquida (con un incremento tra il 2019 e 2021, anche per colpa di lockdown o di limitazione della mobilità).

Questo scenario, se dovesse risultare veritiero, comporterebbe un impatto abbastanza rilevante sui consumi commercializzabili.

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