Fashion & luxury: ruoli e competenze nel prossimo futuro

25 Agosto 2021

Nonostante “l’effetto Covid” e le conseguenti flessioni che ha provocato nei diversi comparti, il calzaturiero, la pelletteria e l’industria conciarcia in Italia sono comunque settori fondamentali. Contano infatti circa 20 miliardi di fatturato, 9500 imprese e quasi 124mila addetti.

Alla luce di questi dati, Gi Group insieme a ODM Consulting e Tack TMI con il supporto di Confindustria Moda, Assocalzaturifici, Assopellettieri e UNIC – Concerie Italiane ha condotto un’analisi strategica evolutiva di ruoli e competenze di questa industry nel prossimo futuro.

I dati

Sul totale dei 186 ruoli complessivamente analizzati nel perimetro della ricerca, circa il 30% registrerà una crescita nei prossimi 3/5 anni. E, nello specifico:
-il 32% (ovvero 1 ruolo su 3) è destinato a crescere nella pelletteria, dove invece il 5% subirà un declino
-in linea anche il calzaturiero dove il 31% vedrà incrementata la propria importanza. Di contro il 65% rimarrà stabile e il 4% assisterà a un calo
-così nel conciario il 31% dei ruoli crescerà, mentre 1 su 10 assisterà a un declino.

Le considerazioni

“Assistiamo a un’evoluzione dei ruoli nel fashion & luxury in un’ottica sempre più polifunzionale, anche se con differenze tra ambiti e funzioni organizzative – spiega Marina Grisolia, division manager Fashion & Luxury di Gi Group – Le competenze, non solo quelle tecniche ma anche le soft skills, e il loro continuo sviluppo e aggiornamento sono tornati al centro delle organizzazioni come elementi chiave del successo di un’azienda. Su questo si innesta poi la tecnologia, che negli ultimi mesi ha subito una forte accelerazione anche nella moda e nel lusso. Infine, nella nostra attività di recruiting e nell’interazione con le realtà del settore, registriamo uno skills shortage di persone qualificate e motivate. In tal senso, riteniamo urgente intervenire in primis presentando il settore in modo nuovo, più attrattivo soprattutto agli occhi dei più giovani per appassionarli al mondo dell’artigianalità e della creatività arricchita dalla tecnologia, e poi con la creazione di percorsi di formazione ad hoc, che vedano dialogare il mondo dell’impresa e il mondo della scuola con la mediazione di realtà come Gi Group”.

“Sono diverse le sfide che la moda e il lusso dovranno affrontare in risposta alla trasformazione dell’economia globale, a un time to market sempre più ridotto ma anche al cambiamento dei consumi e alla forte accelerazione del digitale – spiega Rossella Riccò, senior HR consultant e responsabile area Studi e Ricerche di ODM Consulting – La tecnologia in primis è da considerarsi fattore abilitante: da una parte, permette di ottimizzare il lavoro in R&D così come nella supply chain attraverso l’analisi dei big data e i modelli predittivi, dall’altra permette di sostituire in ambito produttivo i lavori ripetitivi – a basso valore aggiunto e poco salubri – e di velocizzare e rendere più sicure le attività. La pandemia ha evidenziato anche l’importanza di una pianificazione resiliente grazie all’uso di AI e Big Data Analytics e dei canali digitali. Questi canali stanno acquisendo sempre più importanza e i brand dovranno sapere costruire anche online la stessa relazione che fino ad oggi hanno sviluppato offline (Clienteling 2.0). Da ultimo, all’attenzione crescente anche in questo settore ai temi della sostenibilità e della Diversity&Inclusion si affianca anche un duplice cambio di paradigma nei consumi: una contrapposizione tra la priorità data ai beni necessari rispetto a quelli discrezionali e l’accesso anziché il possesso di un bene con la conseguente crescita del mercato di seconda mano”.

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