Pitti 100: esserci è stato doveroso per l’intera filiera

5 Luglio 2021

di Sara Cinchetti 

Lo scorso 2 luglio 2021 si sono conclusi i saloni di Pitti Immagine. Inaugurati con Pitti Filati (dal 28 al 30 giugno alla Stazione Leopolda) e terminati con il Bimbo e l’Uomo in Fortezza, le manifestazioni sono state tra i primi grandi appuntamenti moda a riaprire. E nonostante le difficoltà i numeri sono stati interessanti. “Abbiamo fatto lavorare circa diecimila persone in totale sicurezza in questa settimana – esordisce Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine – In genere non indulgo a sentimentalismi, ma se c’è stata una cifra speciale per i giorni di fiera è la combinazione di voglia, determinazione, piacere di tornare a confrontarsi di persona, di misurare nuovamente se stessi e gli altri, clienti e colleghi, di scambiare idee e commenti, persino di condividere le difficoltà vissute e che ancora si fanno e si faranno sentire, insieme alla riaffermazione di un amore intatto per il lavoro attraverso la presentazione delle nuove collezioni. I dati sulla partecipazione dei compratori vanno letti in questo contesto, dove qualità, motivazione e concentrazione sono stati gli elementi più sottolineati dagli stessi espositori”.

Alcuni dati

Se Pitti Filati ha registrato la presenza di oltre 1.700 buyer e operatori del settore (tra i primi spiccano le presenze francesi, tedesche e statunitensi), Pitti Uomo con Bimbo in Fortezza ha raggiunto circa 6mila operatori (di questi i buyer sono oltre 4.000), con una percentuale complessiva di compratori esteri di poco inferiore al 30%. Oltre che dai Paesi europei (Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Austria, Olanda, Belgio, Russia, Polonia, Grecia e Portogallo in testa), sono arrivati compratori dagli Stati Uniti (trainati dai grandi department store come Bergdorf Goodman e Neiman Marcus), da Canada e Turchia, e hanno partecipato anche i rappresentanti europei dei principali department store e gruppi retail di Cina, Hong Kong, Giappone e Corea, Paesi dai quali ancora non è possibile spostarsi. Presenze limitate ma straordinariamente significative. Così come i dati sui media presenti: oltre 700 giornalisti, di cui circa 300 dall’estero.

“La temperatura emotiva della riaperturaconclude Napoleonesi è saldata al programma organizzato per celebrare la 100esima edizione di Pitti Uomo, sentita da tutti come traguardo e nuova linea di partenza”.

Il punto di vista degli espositori raccontato a HUB Style

“La fiera è un qualcosa di importante, è la base del nostro mondo. Sicuramente continueremo a utilizzare l’online ma è fondamentale riacquistare la socialità”, dichiara Silvio Calvigioni Tombolini, direttore marketing e commerciale Tombolini. Che prosegue: “Questo Pitti è una preparazione per gennaio, tuttavia mancare a quest’edizione sarebbe stato ‘troppo facile’ per presentarsi solamente alla prossima manifestazione. Noi quindi abbiamo deciso di esserci e di dare un messaggio positivo con la nostra presenza. Non abbiamo mai smesso di lavorare, nemmeno in pieno Covid con la produzione di camici e mascherine. E per il prossimo inverno cercheremo di semplificare anche le collezioni, riducendo i materiali affinché con un solo tessuto si possa realizzare tutto quello che un uomo può indossare”. 

A queste parole fa eco Leo Scordo, brand ceo di Pal Zileri che evidenzia il clima di positività e fiducia che si è respirato in questi tre giorni. “Le prime 24 ore possono dirsi allineate alle mie aspettative: un minor numero di espositori, spazi molto ampi, poco affollamento ma entusiasmo da parte di tutti coloro che sono stati presenti. Nonostante il numero contenuto dei partecipanti, chi era lì voleva esserci. E così è stato per noi. La decisione di essere presenti è una scelta di cui sono convintissimo ed è stato importante, tra i presenti, fare squadra a fronte di un settore che ha sofferto molto. Inoltre significa che il made in Italy c’è”.

Cristina Calori, presidente e amministratore delegato WP Lavori in Corso sostiene come: “In questo periodo siamo già in campagna vendita inoltrata. Solitamente il bello di Pitti è che dà il via alla stagione, invece quest’edizione si trova nel mezzo. È più che altro un modo per rivedersi e ripartire. Il vero nuovo inizio sarà gennaio ma dovremo aspettare di capire come ripartirà il mercato”.

“A farci essere qui oggi è stato il dovere di esserci. Perché dopo tutti gli anni in cui Pitti ha aiutato tanti a crescere, inclusa la nostra azienda, era doveroso essere presenti in un momento difficile”, dichiara l’amministratore delegato di KITON, Antonio De Matteis. Che ha aggiunto: “C’è stata un’affluenza maggiore rispetto a quanto ci potessimo aspettare e sono convito che tutti noi partecipanti siamo e saremo premiati. Inoltre ritengo che sia un bellissimo punto di partenza per far capire che l’Italia c’è. Il Pitti di gennaio sarà sicuramente un’edizione positiva, ma la vera scommessa era partecipare oggi. Il nostro mondo è fatto di persone che hanno passione per il proprio lavoro e appena si è potuto si è scesi in prima linea. Pitti secondo me è rimasta l’unica fiera per l’uomo veramente importante e così ciascun settore avrà il proprio evento di riferimento. I giorni di manifestazione servono a pensare, a confrontarsi, quindi le manifestazioni ‘giuste’ rimarranno per molto tempo”. 

Nicolas Bargi, ceo Save the Duck dichiara come per loro questo Pitti sia stato “sobrio”: “Abbiamo avuto un passaggio di buyer prevalentemente italiani oltre a qualche tedesco e tanta stampa. Comunque il mood era super positivo e la voglia di tornare alla fisicità era concreta. La nostra campagna vendita è andata molto bene, l’abbiamo iniziata il 15 di maggio e stiamo crescendo di circa il 20% rispetto all’estivo dell’anno scorso. Dal 2019 abbiamo avuto una flessione del -7% e quest’anno registriamo un +37%. Per noi essere qui è stato un nuovo inizio in maniera sobria. Io faccio parte del comitato del Pitti ed ero consapevole che sarebbe stata una manifestazione ridimensionata, tuttavia era fondamentale esserci”.

“In quest’edizione la parola chiave è stata ‘ottimismo’. Noi siamo soddisfatti per l’affluenza che, nonostante non fosse come le precedenti, è stata buona. Esserci è stata una scommessa anche con noi stessi e, sicuramente, le prossime stagioni saranno una riconferma. I buyer internazionali non sono stati moltissimi, ma questo anche perché vogliamo investire sul mercato Italia“, afferma Roberto D’Imprima, head of sales Nemesis (MCS). Il Pitti è una vetrina a livello internazionale per tutti noi e da italiani dovevamo esserci. Le fiere restano un argomento importante nonostante la contaminazione con l’online”, conclude.

Vincenzo Sansonne, direttore creativo di Giannetto Portofino, sostiene come essere presenti a quest’edizione abbia significato considerarsi parte di un sistema e rispettare l’intera filiera. “Noi partecipanti siamo stati gli attori protagonisti di una ripartenza e lo abbiamo fatto mettendoci del nostro. Chi non è stato presente a quest’edizione, a meno di gravi situazioni finanziarie, ma solo per principio, ha mancato di rispetto a tutto il comparto e, dal mio punto di vista, questo è un discorso quasi parassitario. Noi siamo una filiera enorme e se le aziende vogliono che si riparta si deve fare squadra. Dal Pitti di gennaio mi auguro che si torni finalmente ad accogliere gente da tutto il mondo”. 

E dello stesso parere è Andrea Lorenzoni, ceo Maglificio Liliana (Lorenzoni): “Proprio in vista dell’edizione di gennaio e quindi della ripartenza, aveva senso dare un segnale di presenza. Il Pitti ci ha concesso un bello spazio rispetto al solito e abbiamo ricevuto un’ottima visibilità di prodotto nonostante il numero dei buyer non sia stato eccessivo. L’organizzazione della manifestazione è stata eccellente, tuttavia non era facile coinvolgere i buyter internazionali, basti pensare a come tante aziende abbiano vietato ai compratori di muoversi per regole anti-Covid. Per questo credo che per rivedere gli orientali bisognerà aspettare almeno l’edizione di giugno ’22. Noi abbiamo partecipato anche all’ultimo Connect, tuttavia facciamo fatica a concretizzare nonostante la piattaforma sia interessante. Questo credo perché per capire il nostro prodotto è fondamentale toccarlo con mano”. 

“Per noi Pitti è un portafortuna. Siamo nati con lui e lo facciamo da sempre. Le aspettative non erano alte perché sapevamo non ci sarebbe stata un’affluenza come quella delle precedenti edizioni, ma dopo tre giorni possiamo dirci soddisfatti. Sono venuti tutti i clienti importanti, abbiamo fatto business. Non è venuta la massa ma la qualità e ho visto tantissimi operatori del settore. Un segnale fortissimo che noi dovevamo dare perché dobbiamo imparare a essere i primi a dare il proprio contributo al settore e alla filiera”. Esordisce così Angelo Loffredo, art director e co-founder People of Shibuya, che prosegue: “Abbiamo uno stand che è il doppio rispetto a quello che avevamo una volta, completamente nuovo e quindi abbiamo concretizzato un investimento in controtendenza come lo è la nostra storia. Questa è stata una stagione sperimentale e abbiamo deciso di esserci per capire le migliorie da concretizzare per gennaio. Connect resterà, sicuramente è un canale che servirà e quindi è fondamentale che vada sviluppato e implementato costantemente”.

Quintin Donders, responsabile commerciale Europa Lotto, conclude dicendo che per loro “è stata una mossa molto spontanea esserci. Tuttavia le fiere si devono ‘fare bene’ altrimenti non ne vale la pena. Noi siamo presenti ma lo siamo molto modestamente, senza tutti gli elementi che ci hanno sempre caratterizzato. Nello stand troviamo la collezione Legenda che, nonostante non integri chissà quale innovazione, ci ha permesso di partecipare. Era un messaggio positivo anche nei confronti dei retailer per dire che stiamo tornando alla normalità. Questi giorni sono andati meglio di quanto mi aspettassi nonostante non abbiamo visto buyer particolarmente grandi o importanti. Credo che al prossimo Pitti ci saremo, ma l’obiettivo è quello di comunicare grosse notizie nell’edizione invernale altrimenti lasceremo perdere. Le fiere, nonostante la prossimità sia importante, non sono più così rilevanti come una volta per noi: siamo un marchio storico e una gran parte dei contatti rilevanti li conosciamo già”.

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