Dal 30 giugno al 2 luglio, Pitti Uomo e Bimbo tornano fisici in Fortezza da Basso, a Firenze.
Nonostante le aspettative di una prima manifestazione in presenza dopo le precedenti edizioni in formato digitale a causa della pandemia Covid-19, è imprescindibile analizzare come i vari comparti traggano i loro bilanci. Così quello 2020 della moda maschile italiana fotografa uno scenario in linea con quanto ci si aspettata tanto in termini indiretti quanto diretti.
Dopo diversi anni ininterrotti di crescita, il bilancio settoriale archivia una flessione del turnover pari al -19,5%; il giro d’affari cala a 8.169 milioni di euro, perdendo quasi due miliardi nei dodici mesi. Le previsioni rilasciate in occasione della scorsa edizione di Pitti Uomo (gennaio 2021), allorquando si era stimata una dinamica negativa pari al -18,6%, risultano, quindi, peggiori a consuntivo, a fronte di un andamento del mercato interno ben più negativo di quanto previsto.

E per quanto riguarda le differenti categorie merceologiche che compongono il menswear, tutte registrano un trend negativo.
Import ed export
Per quanto riguarda invece l’internazionale, l’export ha mantenuto un ruolo strategico per la moda italiana concorrendo al 71,7% del fatturato. Su base annua, tuttavia, le esportazioni di settore cedono il -16,7%, passando a 5,8 miliardi di euro (1.171 milioni in meno in un anno). Similmente, nel caso dell’import si registra un grave calo, nella misura del -20,2%. Le importazioni di moda uomo scendono, pertanto, a 3,7 miliardi di euro, perdendo 940 milioni circa rispetto al consuntivo 2019.
A fronte della suddetta dinamica di export ed import, nel 2020 il settore sperimenta un assottigliamento del saldo commerciale, che scende a circa 2,15 miliardi di euro, in calo di 230 milioni nei dodici mesi.
I periodi dell’anno
I bimestri “neri” dell’anno sono stati marzo-aprile chiuso a -75,3% e maggio-giugno che registra un -45,3%. Nella parte centrale dei 12 mesi, la moda maschile vede attenuarsi l’entità del calo dei consumi, pur restando sottotono rispetto a dinamiche più in linea con i trend del segmento: il luglio-agosto cede il -10,1%, seguito da un settembre-ottobre a -7,7%. Infine, nella parte terminale dell’anno (novembre-dicembre), caratterizzata dal secondo lockdown e, quindi, dalla prolungata e ripetuta chiusura dei punti vendita, il sell-out di menswear torna ad accusare flessioni molto accentuate, ovvero -39,8%.
I primi mesi del 2021
Il nuovo anno si apre con qualche segnale positivo. Mentre l’import registra ancora una flessione a due cifre pari al -15,2%, l’export registra una dinamica del -3,9% rispetto al primo trimestre 2020, ovvero a un totale di 1.616 milioni di euro. Rispetto ai primi tre mesi del 2019, invece, le vendite estere risultano ancora inferiori del -9,7%.
Più in dettaglio le prime tre destinazioni – che concorrono ben al 35,1% dell’export totale di settore – presentano incrementi superiori al +10,0%: la Germania cresce del +11,1%, la Svizzera del +18,7%, la Francia del +13,4%.
A tale dinamica fa da contrappeso la flessione delle vendite dirette a Hong Kong, nella misura del -9,9%; più in particolare, nel confronto con il primo trimestre del 2019, l’export di moda uomo diretto in Cina cresce del +32,9% (+25,3 milioni), mentre quello destinato a Hong Kong si contrae del -32,1% (-29,2 milioni), lasciando supporre a una redistribuzione dei flussi interna all’area più che a una crescita “reale”.