Assopellettieri: il bilancio del settore della pelletteria italiana nel 2020

19 Marzo 2021

Mipel, il principale evento internazionale B2B dedicato alla pelletteria, si sposta per la prima volta sul digitale, proponendo una manifestazione totalmente on-line che avrà il via il prossimo 23 marzo e rimarrà attiva fino a metà luglio.

La manifestazione fieristica è promossa da Assopellettieri, che proprio oggi ha presentato anche una panoramica sul settore della pelletteria italiana nel 2020. Il piatto piange: tutte le principali variabili settoriali hanno evidenziato nello scorso anno dinamiche marcatamente negative, con miglioramenti poco significativi nel terzo e nel quarto trimestre. Il peggioramento dei contagi, infatti, ha indotto in autunno un nuovo rallentamento delle attività, rinviando ulteriormente l’atteso rimbalzo.

Per il comparto della pelletteria italiana, dunque, nessun rimbalzo significativo dopo il lockdown primaverile. Chiusura d’anno decisamente sottotono e avvio 2021 ancora sfavorevole: dopo gli acquisti delle festività natalizie, la nuova ondata pandemica colpisce duramente anche la stagione dei saldi, allontanando la ripartenza. In generale l’andamento del 2020 si può dire essere stato caratterizzato dagli ultimi due trimestri dell’anno con risultati largamente inferiore alle attese, che non hanno apportato miglioramenti significativi rispetto alla prima metà dell’anno, a sua volta fortemente penalizzata dal bimestre marzo-aprile di lockdown.

La produzione industriale e fatturato sono crollati, registrando flessioni superiori a 1/3 rispetto ai livelli raggiunti nel 2019. Più precisamente l’indice Istat della produzione industriale fa segnare a consuntivo un calo del -33,9% su gennaio-dicembre 2019. Indicazioni analoghe provengono dalla rilevazione condotta dal Centro Studi di Confindustria Moda su un campione di aziende associate ad Assopellettieri. La stessa indagine ha rilevato l’andamento dei fatturati delle aziende nel corso del 2020: nell’insieme il panel ha registrato un calo medio nel fatturato del -36,9% sul 2019, che – se applicato all’intero settore – porterebbe ad una perdita annua di 3,3 miliardi di euro. Pur se di natura campionaria, sono un’indicazione delle forti difficoltà che le aziende stanno affrontando dall’inizio della pandemia.

Pesanti arretramenti sia sul fronte dell’export – che si stima abbia perso 2,7 miliardi di euro nel corso dei 12 mesi, annullando la forte espansione del biennio precedente – che nelle vendite al dettaglio in Italia (-24,4%), duramente colpite dalle misure restrittive. Malgrado il comprensibile incremento degli acquisti online, si riducono significativamente i consumi delle famiglie e crolla lo shopping dei turisti.

Tutte le principali tipologie merceologiche presentano flessioni rilevanti. Le borse (di gran lunga la voce più esportata, con un’incidenza del 65% sul fatturato estero) mostrano cali del -21,5% in valore; le valigie attorno al -25%; ancor più insoddisfacenti i trend per la piccola pelletteria e le cinture.

Cali generalizzati e quasi sempre a doppia cifra sui mercati principali, con qualche segno positivo (raro e debole) unicamente nel Far East, dove (pur con una contrazione in volume) cresce nei primi 11 mesi la Corea del Sud (+2,6%), divenuta terza destinazione in valore, e limita le perdite la Cina (-1,4%), grazie a un deciso recupero negli ultimi mesi dell’anno. Una marcata riduzione (prossima al -38% in valore) ha interessato i flussi diretti in Svizzera. Male anche Russia ed Emirati Arabi (-19% e -28% rispettivamente in valore), come pure Canada (-21%) e Regno Unito.

È proseguita anche nel 2020 la selezione tra le aziende. Benché sia presto per leggere nei registri delle Camere di Commercio gli effetti che la crisi economica attuale avrà sulla demografia delle imprese, i dati di Infocamere concernenti la nati-mortalità aziendale mostrano già le prime avvisaglie: a fine 2020 registrano infatti un saldo di -199 unità nel numero di pelletterie attive rispetto a dicembre 2019 tra industria e artigianato, con un sensibile peggioramento nel quarto trimestre (-87 unità). Disaggregando per regione, la Toscana (in cui sono concentrate circa la metà delle aziende) presenta un saldo negativo pari a -116 imprese a confronto col 2019. È facile però prevedere un notevole diffuso peggioramento nei prossimi mesi.

Affiorano anche tensioni occupazionali: nell’intera filiera pelle nel 2020 sono state autorizzate 83 milioni di ore di cassa integrazione guadagni (+900% sul 2019).

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