L’intervista a Gianluca Salute è stata pubblicata in versione ridotta su HUB Style Magazine 2-2021, P.46
Saper comunicare a diverse generazioni quando si parla di Street Culture è molto difficile. Black Box ci è riuscito grazie a un mix equilibrato di tradizione e innovazione, grazie anche all’esperienza trentennale in questo mondo di Gianluca Salute.

Prima di tutto: ti chiedo di presentarti ai nostri lettori e raccontarci qualcosa di Black Box.
Sono Gianluca Salute, Co-Founder e Brand Director di Urban Jungle e Black Box, lavoro nell’industria dello sport e dello streetwear da oltre trentaquattro anni. Black Box è un progetto nato tre anni fa che comprende due store (Napoli e Roma, ndr) e una piattaforma digitale. Il nostro obiettivo è di elevare l’esperienza degli early adopter attraverso un concept innovativo e internazionale, con una selezione accurata di brand e di prodotti: limited edition, collaborazioni, special project, books & magazine e, ovviamente, una selezione di prodotto top tier sneakers. Black Box è stato per noi la naturale evoluzione del nostro brand Urban Jungle che oggi, con quattordici punti vendita in Italia e nove all’estero continua la sua missione di essere una “sneaker authentic destination”.
Oltre a tutte le release più richieste, Black Box è anche il contenitore per un perfetto mix di marchi nuovi e old school. Come selezioni i brand da inserire in negozio e come si mantiene tutto in perfetto equilibrio?
Tutto nasce dalle passioni personali, dalle conoscenze maturate negli anni e da tanta ricerca. È un lavoro che faccio in team con Marco Rossetto, Head Buyer, con il quale mi confronto ogni giorno per cercare di anticipare le novità che nascono attorno al nostro mondo e che sono autentiche per la nostra missione. Non si può prescindere dal pensare al nuovo se non si conoscono le basi del mondo OG, dei brand che hanno fatto la Cultura Streetwear, dei prodotti iconici a loro legati e dell’universo che li circonda. Sneakers & Street Culture è una filosofia di vita per noi, sono le nostre passioni e le nostre radici e proviamo a passarle alle nuove generazioni cercando, come appunto hai sottolineato, di presentare brand autentici e brand innovativi, con un comune denominatore: devono essere internazionali e devono rappresentare un valore per noi. Non ricerchiamo il prodotto “facile” o “commerciale, siamo un concept store internazionale e la nostra selezione puoi trovarla nei migliori store in giro per il mondo. Come facciamo? È qualcosa che si muove nell’aria e un numero di persone tutte con lo stesso spirito sono in grado di cogliere allo stesso momento. Il segreto è non perdere mai le proprie passioni.
Archiviato il momento della “street luxury”, pensi che il prossimo grande trend possa essere un ritorno alle origini dello streetwear? Come si fanno appassionare i più giovani ai grandi classici della cultura street?
Credo che lo “Street Luxury” sia stata per alcuni brand un’evoluzione “forzata”, pur di dire di far parte del mondo OG Streetwear. Prodotti e brand senza storia hanno provato a catturare l’attenzione dei consumatori e i social media hanno contribuito, a mio avviso anche in maniera errata, a creare questi “mostri”. Alcuni marchi sono riusciti molto bene altri meno, quindi il vero Street Luxury lo identificherei oggi in pochissimi brand che hanno raggiunto questo scopo. Piuttosto direi che il “lusso” ha avuto la necessità di dover parlare a giovani consumatori e attraverso le collaborazioni ha raggiunto un mondo mainstream, dove chiunque oggi parla di marchi e prodotti senza averne conoscenza e cultura. La Sneaker & Street Culture è sempre stata per noi la base e la missione del nostro lavoro e continua a essere la nostra volontà. Proviamo a educare i consumatori attraverso una ricerca e selezioni di prodotti, di brand, di riviste e libri, al fine di comunicare la vera essenza della Street Culture. Spesso mi capita di suggerire ai nostri clienti di acquistare un buon libro prima di una sneaker. I nuovi consumatori, ovviamente, hanno accesso più facilmente attraverso il digitale a contenuti e/o informazioni, quindi riuscire anche ad “educarli” non è un processo semplice, ma credo sia obbligatorio se si vuole fare questo lavoro con professionalità.

Durante il mese di gennaio avete realizzato delle interviste pubblicate sul sito di Black Box all’interno della serie “Voices around the world”. Com’è nato questo progetto?
Durante il lockdown sono rimasto in contatto con diversi amici e professionisti dell’industria provenienti da tutto il mondo. Ci siamo chiesti spesso cosa sarebbe accaduto e come sarebbero cambiati alcune abitudini e principi della nostra industria. Da lì l’idea di condividere queste informazioni con i nostri consumatori, pensieri e visioni, rendendole fruibili a tutti. “Voices around the world” continuerà nei prossimi mesi coinvolgendo altri artisti, musicisti, designer, dando voce a coloro che abitualmente sono considerati nei loro rispettivi campi degli innovatori e dei trendsetter.
Nel corso della tua carriera hai avuto modo di stringere importanti amicizie con figure di spicco del mondo dello streetwear e delle sneakers. Ti piacerebbe poter usare Black Box per collaborare con qualcuno di loro?
Ci sono progetti in corso che la pandemia ha fermato e/o soltanto posticipato. Stiamo lavorando a delle collaborazioni internazionali a livello sia a di prodotto, sia di eventi. Il privilegio di potersi continuamente confrontare con amici, artisti, figure di spicco della nostra industria da sempre mi ha dato la possibilità di trarre indicazioni e ispirazione per decidere, anche strategicamente, una visione. Il lavoro con tutto il mio team (prodotto, digital, marketing) mi permette poi di costruire questi progetti e cercare di dargli il giusto risalto che meritano.
di Marco Rizzi