A un anno di distanza il Fashion Pact raddoppia le aziende firmatarie toccando quota 60. Da 14 differenti Paesi, i player provengo da settori che coinvolgono comparti dal lusso allo sport e tra loro nomi come Moncler, Gruppo Armani, Ralph Lauren, Ermenegildo Zegna, adidas, Bonaveri e altri.
Presentato ai capi di Stato durante il vertice G7 a Biarritz da 32 gruppi e brand che hanno deciso di intraprendere una call to action definendo sette obiettivi concreti focalizzati su clima, biodiversità e oceani, rappresenta oggi più di 200 brand e circa un terzo dell’industria della moda a livello globale. Un’iniziativa organizzata come coalizione di ceo la cui guida viene affidata a un comitato direttivo costituito da 14 membri a rotazione, affiancato da un comitato operativo di 23 responsabili e una task force.
Riguardo il clima, i firmatari del Fashion Pact sono impegnati a favore dei cosiddetti Science Based Targets (SBTs) per il clima, arrivando ad azzerare le emissioni di carbonio entro il 2050. Inoltre gran parte delle aziende sta già portando avanti importanti iniziative individuali.
Per quanto concerne invece la biodiversità insieme a Conservation International, la coalizione vuole elaborare un piano di azione dettagliato per azioni collettive e singole con termine i prossimi due anni, come lo sviluppo di progetti di biodiversità individuali entro la fine del 2020 e il sostegno alla zero-deforestazione e la gestione sostenibile delle foreste entro il 2025. Di fatto l’80% delle aziende firmatarie non si era mai impegnato a favore della biodiversità prima di unirsi alla coalizione.
In ultimo, gli oceani pongono l’attenzione sull’eliminazione della plastica superflua a fonte di inquinamento presente negli imballaggi. Il completamento dell’eliminazione del materiale negli imballaggi B2C è prevista per il 2025 e in quelli B2B entro il 2030 e assicura che siano realizzati in plastica riciclata al 100% almeno metà degli imballaggi B2C entro il 2025 e almeno metà degli imballaggi B2B entro il 2030.