Dai risultati dell’indagine trimestrale condotta da Confindustria Moda tra gli Associati di Assopellettieri, Associazione Pellettieri Italiani nata nel 1996, il contesto generale dominato da costi sempre più elevati e difficoltà crescenti ha pesantemente condizionato, nel 2023, i risultati raggiunti dalle imprese manifatturiere.
Il settore italiano della pelletteria ha sperimentato un repentino rallentamento.
Le esportazioni, che dopo aver iniziato l’anno con un +11,7% in valore, hanno visto annullare la crescita nel secondo trimestre del 2023 (+0,3%) per poi registrare un arretramento nella terza frazione (-5,4%).
Sono stati esportati complessivamente beni di pelletteria per 8,39 miliardi di euro (178,5 milioni in più su gennaio-settembre 2022), per 53,1 milioni di KG (+4,8%). I flussi attuali sono superiori del +9,5% in valore (e del +8% nei KG) rispetto a quelli dello stesso periodo 2019 pre-Covid.
Le importazioni, nei primi 9 mesi dell’anno, hanno di poco superato i 3 miliardi di euro, con un +9,2% ulteriore (e un +7% in termini di KG, attestatisi a 114,2 milioni, di cui solo il 10% relativi a prodotti in pelle).
In controtendenza la Cina che ha chiuso i primi 9 mesi con un arretramento del -20,4% in valore a fronte di una stabilità nei KG (+0,6%), con un conseguente calo del prezzo medio (sceso a 11,28 euro/KG, uno dei più bassi tra quelli dei principali fornitori).
Il saldo commerciale settoriale evidenzia una lieve flessione (-1,4%). La pelletteria si conferma, nonostante ciò, uno dei principali contributori al surplus della bilancia commerciale del Paese, risultando all’ottavo posto per saldo attivo tra i 99 capitoli merceologici della nomenclatura doganale.
Sul versante dei consumi interni, il valore delle vendite del commercio al dettaglio in Italia di pelletteria e calzature mostra nei primi 9 mesi un +0,6% sull’analogo periodo 2022.
Col passare dei mesi i ritmi di recupero sono andati rallentando: dopo un +6,6% tendenziale nel primo trimestre, la seconda frazione del 2023 ha segnato un -3% e la terza (+0,1%).
L’andamento decisamente favorevole del turismo straniero in Italia ha permesso invece un consolidamento ulteriore dello shopping dei turisti stranieri, pesantemente colpito durante la pandemia. Le rilevazioni della Banca d’Italia registrano un incremento nella spesa complessiva dei viaggiatori stranieri del +15,9% su gennaio-settembre 2022, trainato dai turisti provenienti da America e Asia.
Un 2023 all’insegna del consolidamento, in attesa di una ripartenza che si paleserà non prima della seconda metà del 2024.
Le risposte denotano un andamento disomogeneo tra le imprese: il 25% del panel prevede un fatturato annuo invariato rispetto al 2022, mentre il 29% prospetta una flessione, il 46% degli operatori presume di chiudere il 2023 in crescita.
Dopo un primo trimestre inferiore alle attese (-2,3%), nella seconda e terza frazione la decelerazione è apparsa evidente, con flessioni tendenziali superiori al -15%.
Relativamente, infine, alla demografia delle imprese e all’andamento dell’occupazione nel comparto, ha trovato conferma una lieve riduzione nel numero di realtà attive accompagnata da un’evoluzione favorevole in quello degli addetti.
Per quanto concerne la forza lavoro, invece, le cifre mostrano un incremento (+4%) nel numero di addetti nei primi 9 mesi, con saldi positivi in quasi tutte le principali regioni, con l’eccezione di Veneto (-1,4%) ed Emilia-Romagna (-0,9%). La Toscana, con 27.392 addetti (+3%), si conferma la prima regione per occupati, con una quota pari al 53,6% del totale nazionale settoriale.
Qualche elemento poco rassicurante, emerge dall’analisi delle cifre relative alle ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da INPS. Dopo la forte riduzione dei primi 3 mesi (-33,3%, in linea con i ridimensionamenti del biennio 2021/2022), nel secondo e terzo trimestre 2023 le ore autorizzate nella filiera hanno ripreso a salire repentinamente, con balzi rispettivamente del +44% e del +47,3%.
Da gennaio a settembre sono state autorizzate 10,9 milioni di ore (+6,1%, vale a dire oltre 623mila in più degli analoghi mesi 2022).
Il trend della filiera pelle risulta in controtendenza con la generalità dei settori nazionali (che nello stesso periodo evidenzia un calo del -15,5%). Gli aumenti hanno interessato gli operai (+13%), mentre la CIG a impiegati ha segnato invece una flessione (attorno al -21%).
La disaggregazione per regione sottolinea crescite rilevanti in Veneto (prima per numero di ore, con 2,8 milioni, +51,7%, di cui 1,8 milioni ad aziende in provincia di Vicenza), in Toscana (1,8 milioni, +34,6%, di cui 692mila a Firenze, +4,3%) e in Puglia (+59,5%).
Meno sostenuto l’incremento in Lombardia (+1,8%), mentre arretramenti hanno interessato le altre aree, con Campania -8,9%, Marche -35,1%, ed Emilia-Romagna -28,8%.
