È già da tempo che il settore moda si è dimostrato particolarmente sensibile e si è fatto portavoce delle tematiche di inclusività, in Italia e non solo.
E Sita Ricerca, attraverso il webinar tenutosi l’11 Luglio, a confermato questa tesi, presentando i principali risultati della nuova ricerca sul tema. Gli italiani stessi (47%) considerano il fashion il mondo che, più tra tutti, sta cercando di attuare politiche inclusive grazie a comunicazioni che mostrano modelli e modelle con differenti fisicità, etnie e orientamenti sessuali.
“L’interesse verso le tematiche dell’inclusività è comunque alto e c’è un’apertura di credito da parte del 60% della popolazione verso le aziende che stanno investendo in questa direzione”, dichiara una nota ufficiale.
C’è da dire però, che d’altro canto, il 30% degli intervistati ritiene che l’inclusività nella moda sia solo una strategia di comunicazione e che non abbia ancora abbastanza ricadute concrete nella realtà dei prodotti, dei negozi, dei prezzi e del processo di produzione. La così detta “sostenibilità di facciata”.
E ancora, oltre il 50% non ricorda i marchi che comunicano inclusività e per loro c’è ancora molto da fare rispetto agli altri paesi europei.
“Il prodotto è assolutamente al centro delle attese dei consumatori in termini di inclusività. La moda si occupa ancora troppo poco di vestibilità e taglie che possano andare incontro a tutte le differenze fisiche. Problema sollecitato, a sorpresa, anche dai più giovani che non chiedono solo capi adatti al target curvy ma anche a chi ha taglie molto piccole, a chi è molto alto o molto magro”, recita la nota.
Le linee unisex, invece, non sono di gradimento per tutti. Infatti, oggi è solo una nicchia che le apprezza realmente.
Infine, a causa del prezzo elevato, i prodotti di alta gamma, e non solo questi, sono considerati poco inclusivi.