La tessitura italiana nel 2023: tra luci e ombre

12 Luglio 2023

Dall’11 al 13 luglio 2023, a Rho Fiera Milano, si svolge la 37esima edizione di Milano Unica: uno dei più importanti saloni internazionali del tessile e degli accessori.

Una tre giorni in cui verrà presentata la miglior selezione delle aziende del tessile e dell’accessorio d’alta gamma. Proprio loro saranno alla kermesse con le loro ricercate e innovative proposte per l’autunno/inverno 2024-2025.

Dichiarano la loro fiducia verso la mission di MU ben 562 espositori presenti, 403 italiane e 78 straniere, la quale esprime la costante dedizione verso l’offerta di servizi sempre più qualificati e di valori indissolubili da sempre perseguiti.

A trainare il tessile italiano è l’export

Rispetto al 2022, iniziato in maniera positiva, il 2023 per la tessitura italiana (laniera, cotoniera, liniera, serica e a maglia) sembra presentare alcuni ostacoli

I primi tre mesi del ’23, infatti, registrano un aumento delle esportazioni, mentre la produzione interna e l’import vedono un calo. Si tratta di una frenata della crescita per molti aspetti prevedibile per via dei forti rimbalzi seguiti agli arresti di produzione e commerci internazionali causati da Covid-19. E poi dalle successive tensioni geopolitiche ed economiche caratterizzate dall’impennata dei costi delle materie prime e dall’inflazione.

In base alle rilevazioni ISTAT della produzione industriale, la tessitura ortogonale registra una contrazione tendenziale del -19,8%, ben lontano dal +34,3% con cui si era chiuso il primo trimestre 2022. Trova così conferma il trend negativo registrato nell’ultimo trimestre del 2022 (-7,9%). Simile l’evoluzione della produzione di tessuto a maglia: se nei primi tre mesi del 2022 tale comparto aveva palesato un aumento del +2,7%, nel primo trimestre di quest’anno flette del -11,5%.

Le vendite estere, nel periodo compreso tra gennaio e marzo 2023, mostrano un aumento a due cifre (+13,8%). Però, di contro, le importazioni di tessuti dall’estero fanno registrare un calo del -21,4%, quando nel primo trimestre 2022 erano balzate del +65,7%.

Tra import ed export

L’export di tessuti lanieri registra un’importante crescita (+37,9%). Seguono i tessuti in pura seta con un +19,5% e quelli linieri e a maglia evidenziano rispettivamente un +14% e un +7,1%. Infine, le vendite oltreconfine di cotone contengono la crescita al +0,6%.

Confrontando i valori del primo trimestre 2019, si nota che il valore dell’export sia superiore per tutte le merceologie a eccezione dei tessuti di cotone che restano al di sotto del -0,7%. I tessuti di lino e di lana superano i valori pre-Covid rispettivamente del +35,0% e del +36,7%. Mentre la seta di un +13,8% e la maglia con un +8,5%.

Passando all’esame delle importazioni, emerge invece che tutte le tipologie di tessuto sono contraddistinte da variazioni negative, tranne che i tessuti lanieri (+51,0%). A registrare il calo di maggior intensità sono i tessuti di seta (-36,1%), seguiti dal lino (-32,6%), dalla maglia e i cotonieri, che rispettivamente evidenziano una contrazione del -27,2% e del -21,0%.

Le performance dei mercati

La Francia e la Germania sono rispettivamente il primo e il secondo mercato e sono cresciute del +13,7% e del +13,5%. In terza posizione, invece, con un aumento del +14,3%, permane la Romania. Variazioni consistenti si registrano per Tunisia (+33,5%) e Turchia (+52,5%).

Al sesto posto si trova la Cina. Qui l’export di tessuti made in Italy presenta una variazione positiva del +7,3%, mentre Hong Kong, a fronte di una contrazione del -19,3%, scivola in 19esima posizione. Però, se sommato, l’export verso Cina e Hong Kong risulta essere pari a 67,2 milioni di euro, e per questo guadagnerebbe la terza posizione, dopo Francia e Germania.

Il Portogallo, ottavo, vede un aumento del +45,2%, seguito dalla Spagna che però presenta una flessione del -1,2%. Comunque, nel suo complesso, la penisola iberica assorbe quasi 85 milioni di euro, ovvero solo 3 milioni in meno della Francia, che guida la graduatoria. Da segnalare è anche la crescita percentuale del Giappone (+51,6%), mentre gli Stati Uniti, registrano un calo del -12,5%, per un totale di 41 milioni di euro.

Per quanto riguarda, invece, il versante dei tessuti importati in Italia, “la Cina, nonostante un tonfo del -45,1%, si mantiene in prima posizione con un’incidenza del 21,6% sul totale importato; anche la Turchia, al secondo posto, presenta un calo del -37,3% e si assicura il 16,7% dei semilavorati tessili provenienti dall’estero. Troviamo poi la Germania che, con una crescita del +16,2%, scavalca il Pakistan, in calo del -9,8%”, si legge in una nota ufficiale.

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